Il “raffinato” Agatone

Cratere apulo detto «Telefo di Würzburg» (dalla copertina dell’edizione Valla)

Ci troviamo nel prologo delle Tesmoforiazuse di Aristofane, commedia portata in scena alle Grandi Dionisie del 411 a.C.

Euripide e Mnesiloco sono diretti a casa di Agatone… per chiedergli di travestirsi da donna. È infatti necessario andare al Tesmoforio, dove si celebreranno le solenni feste – esclusivamente femminili – in onore di Demetra Tesmofora. Bisogna difendere Euripide, che le donne sono intenzionate a ‘condannare’ per averle messe ‘alla berlina’ nelle sue tragedie.

Il famoso tragediografo e collega di Euripide, Agatone, si presenta sulla scena con abbigliamenti tipicamente femminili: il κροκωτός (chitone), lo στρόφιον (reggiseno), le Λακωνικαί (scarpette tipicamente femminili). 

Un poeta effeminato

Al rifiuto di Agatone a prestare aiuto al suo collega Euripide, risponde prontamente Mnesiloco che etichetta la poesia del noto tragediografo come θηλυδριῶδες (effeminata). L’attacco di Mnesiloco spinge Agatone a difendere il proprio modo di fare poesia e, in questa circostanza, ai vv. 159-163, cita i famosi Alceo, Ibico e Anacreonte:

ΑΓΑΘΩΝ: ἄλλως τ’ αμουσόν ἐστι ποιητὴν ἰδεῖν
ἀγρεῖον ὄντα καὶ δασύν. Σκέψαι δ’ ὅτι
Ἴβυκος ἐκεῖνος κἀνακρέων ὁ Τήιος
κἀλκαῖος, οἵπερ ἁρμονίαν ἐχύμισαν,
ἐμιτροφόρουν τε καὶ διεκλῶντ’ Ἰωνικῶς

«Oltre tutto non è piacevole vedere un poeta rozzo e peloso. Pensa ad Ibico, il famoso poeta, e ad Anacreonte di Teo e ad Alceo, che dettero sapore alla musica: portavano la mitra e si muovevano mollemente, alla maniera degli Ioni».

Immedesimarsi nei personaggi

Già al verso 148 Agatone, nel difendersi dagli attacchi di Mnesiloco, afferma: ἐγὼ δὲ τὴν ἐσθῆθ᾽ ἅμα γνώμῃ φορῶ «indosso un abito che si confà al mio pensiero». L’affermazione del tragediografo si inserisce all’interno del dibattito retorico-sofistico, attivo nel V a.C., e confermato da Platone, nella Repubblica (394c), e da Aristotele, nella Poetica (1455a 22-26), alla base del quale risulta di cruciale importanza il concetto di μίμησις intesa come ‘immedesimazione’.

È chiaro che, alla base del concetto di ‘immedesimazione’ esposto da Agatone, c’è la giustificazione del modo di fare poesia tipico delle sue tragedie: per rappresentare al meglio un personaggio, l’autore deve immedesimarsi mentalmente e fisicamente nei panni dello stesso (cfr. A. Prato, Le donne alle Tesmoforie, Milano 2001, pp. 182-183).

A questo punto risulta geniale il riferimento, ai vv. 161-162, ad Alceo che, insieme agli altri due poeti ionici, è rappresentato secondo quegli schemi che rimandano ad un modo di pensare e presentarsi tipico dell’ambiente ionico, di un mondo che i Greci solevano definire ‘effeminato’ e dedito alla τρυφή ‘lussuria’. Caratteristiche, l’effeminatezza e la lussuria, che rimandano, per l’appunto, al mondo femminile e ai personaggi delle tragedie agatoniane.

Lo stesso Agatone afferma che Alceo, Anacreone e Ibico erano poeti μιτροφόροι ‘portatori della mitra’ caratteristica tipicamente femminile e che è finalizzata, in questo caso, a difendere con forza la nuova poesia del tragediografo. Lo stesso Aristofane, per bocca di Agatone, afferma che i tre poeti ionici διεκλῶντ’ Ἰωνικῶς, si muovevano alla maniera degli Ioni che, secondo il suddetto pregiudizio, era sinonimo di effeminatezza.

Contro Agatone, cioè contro la nuova poesia

È chiaro, dunque, che la citazione di Alceo, Anacreonte e Ibico è da intendersi non tanto come critica nei loro confronti, ma semplicemente come giustificazione, da parte di Agatone, della “nuova poesia”, nei confronti della quale il commediografo mostra non poco scetticismo.

Aristofane, infatti, a giudicare dagli indizi che emergono dalle sue commedie, è un intellettuale dall’animo tradizionale e, proprio per questo motivo, può essere giudicato come l’estremo censore delle innovazioni. Non stupisce, quindi, la sua acrimonia nei confronti del nuovo modo di fare poesia, di contro ad una estrema fiducia nei costumi tradizionali, quindi nei confronti dei vecchi poeti.

L’ipotesi di chi pensa, in questo contesto, a una critica sferrata da Aristofane contro Alceo, Anacreonte ed Ibico è contraddetta da un frammento dei Banchettanti (235 K.-A.) che recita: ᾆσον δή μοι σκόλιόν τι λαβὼν Ἀλκαίου κἀνακρέοντος («Cantami uno scolio di Alceo e di Anacreonte»): già ai tempi di questa commedia giovanile (portata in scena nel 427 a.C.), Aristofane dimostra un chiaro apprezzamento nei confronti di poeti arcaici quali Alceo e Anacreonte (ai quali, nelle Tesmoforiazuse, è associato anche Ibico).

Lascia un commento

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

EnglishItaly