Il poeta: un maestro per la città

Nel gennaio 405 a.C. alle Lenee, Aristofane portava in scena Le Rane, una delle sue commedie più emblematiche.

Ficarra e Picone interpretano Le Rane al teatro di Siracusa (2018)

A fare da sfondo è la guerra del Peloponneso, che sta volgendo verso il disastro. Il successo ateniese alle Arginuse dell’estate precedente si rivela illusorio: nel settembre dello stesso 405, Atene subirà ad Egospotami la sconfitta decisiva, preludio della resa del 404. 

Morto Euripide, non ci sono più poeti tragici…

Lo spunto narrativo è offerto ad Aristofane dalla notizia della morte di Euripide, avvenuta in Macedonia nella primavera precedente.

In scena compare Dioniso, il dio del teatro, che con armi e bagagli si mette in marcia verso l’aldilà proprio per recuperare il tragediografo prediletto. Dopo la morte di Euripide, infatti, non ci sono più poeti degni di questo nome: Δέομαι ποητοῦ δεξιοῦ, dice Dioniso (vv. 71-72), Οἱ μὲν γὰρ οὐκέτ᾽ εἰσίν, οἱ δ ὄντες κακοί («Ho bisogno di un buon poeta. Questi non sono più in vita, e quelli che vivono sono cattivi).

Dopo aver chiesto ad Eracle aiuto per scendere agli inferi e dopo aver affrontato diverse peripezie, Dioniso raggiunge finalmente l’Ade insieme con il servo Xantia. La dimora di Plutone è in subbuglio, a causa di una lite furibonda scoppiata fra Eschilo e il nuovo arrivato Euripide, che vuole sottrarre al collega il trono di miglior tragediografo.

Lo scontro fra Eschilo ed Euripide

Al cospetto di Dioniso, che si erge a giudice della contesa, Eschilo ed Euripide si affrontano in una vera e propria battaglia a suon di versi: la posta in gioco è la possibilità di ritornare nel mondo dei vivi, ad Atene.

Dopo un confronto serrato, senza esclusione di colpi, sul piano poetico il vincitore è Eschilo, perché i suoi versi, messi sul piatto della bilancia, risultano più pesanti di quelli di Euripide.

Dioniso però non è pienamente convinto e decide di riportare indietro quello dei due poeti che saprà suggerire il consiglio migliore per salvare la città: anche in questo caso sarà Eschilo a prevalere e ottenere il privilegio di ritornare sulla terra ad ammaestrare gli Ateniesi.

Politica, etica ed estetica

Oltre che per i riferimenti all’attualità politica, la commedia presenta motivi di interesse come testimonianza del peso che la tradizione della poesia arcaica esercita ancora a fine V secolo a.C.

Alla domanda di Eschilo (v. 1006): τίνος οὕνεκα χρὴ θαυμάζειν ἄνδρα ποητήν; «cos’è che si deve ammirare in un poeta?», Euripide risponde (vv. 1009-1010): δεξιότητος καὶ νουθεσίας, ὅτι βελτίους γε ποιοῦμενοὺς ἀνθρώπους ἐν ταῖς πόλεσιν «L’abilità e i buoni consigli, e che rendiamo migliori gli uomini nelle loro città».

È proprio la capacità di rendere migliori i cittadini che Eschilo contesta al rivale, ascrivendo invece alla propria poesia il merito di avere ispirato valori civili, in linea con la gloriosa tradizione arcaica. Il compito moralizzatore della poesia viene fortemente affermato nel passaggio seguente, nel quale Omero, Esiodo e due poeti leggendari come Museo ed Orfeo sono additati come modelli etici, oltre che estetici (vv. 1030-1036):

ΑΙΣΧΥΛΟΣ: Ταῦτα γὰρ ἄνδρας χρὴ ποιητὰς ἀσκεῖν. Σκέψαι γὰρ ἀπ’ ἀρχῆς
ὡς ὠφέλιμοι τῶν ποιητῶν οἱ γενναῖοι γεγένηνται.
Ὀρφεὺς μὲν γὰρ τελετάς θ’ ἡμῖν κατέδειξε φόνον τ’ ἀπέχεσθαι,
Μουσαῖος δ’ ἐξακέσεις τε νόσων καὶ χρησμούς, Ἡσίοδος δὲ
γῆς ἐργασίας, καρπῶν ὥρας, ἀρότους· ὁ δὲ θεῖος Ὅμηρος
ἀπὸ τοῦ τιμὴν καὶ κλέος ἔσχεν πλὴν τοῦδ’, ὅτι χρήστ’ ἐδίδαξεν,
τάξεις, ἀρετάς, ὁπλίσεις ἀνδρῶν;

ESCHILO: «Questo dovrebbero fare i poeti. Considera come, sin dall’inizio,
siano stati utili i poeti migliori.
Orfeo ci insegnò e i culti e ad astenerci dai delitti di sangue;
Museo le cure delle malattie e gli oracoli; Esiodo
i lavori dei campi, le stagioni dei frutti, l’aratura. E il divino Omero
perché ottenne onore e fama se non per il fatto che insegnò cose utili,
quali l’arte dello schierarsi in battaglia, le virtù e l’armamento dei guerrieri?»

Orfeo, Museo e gli altri…

Come si colloca la citazione dei poeti arcaici (Orfeo, Museo, Esiodo e Omero), all’interno del discorso di Eschilo?

In un passo de I Deipnosofisti (347e), Ateneo osserva: οὐδ’ ἐπὶ νοῦν βαλλόμενος τὸ τοῦ καλοῦ καὶ λαμπροῦ Αἰσχύλου ὃς τὰς αὑτοῦ τραγῳδίας τεμάχη εἶναι ἔλεγεν τῶν Ὁμήρου μεγάλων δείπνων («e non tiene a mente le parole del nobile e glorioso Eschilo, che era solito dire che le sue tragedie erano porzioni dei sontuosi banchetti di Omero»). La tragedia indicata come «porzione del banchetto di Omero».

In realtà non solo Omero, ma tutta la tradizione arcaica, lirica, epica e didascalica sono da Aristofane messe in relazione con la tragedia, in particolar modo, eschilea.

Eschilo, l’erede della tradizione

Il discorso che Aristofane mette in bocca a Eschilo costituisce la legittimazione di un tragediografo che viene annoverato nella cerchia dei ‘poeti maestri’. I nomi citati da Eschilo non sono casuali: Omero, Esiodo, Museo ed Orfeo hanno un’importanza ancora fondamentale, in quanto artefici, per i loro contemporanei e per i posteri, di insegnamenti utili ai fini dell’educazione morale.

Gli ambiti sono diversi, ma l’intento educativo è comune: Esiodo ha insegnato il lavoro dei campi; Museo ed Orfeo i culti religiosi; Omero l’arte della guerra e il coraggio.

Nella prospettiva di Aristofane, dunque, la difesa da parte di Eschilo del proprio modo di fare tragedia si innesta in una nobile tradizione, che viene contrapposta alle innovazioni, svergognate e amorali, di Euripide.

Aristofane e il ruolo del poeta comico

Le Rane possono considerarsi, come afferma S. Audano (1), una commedia prettamente politica, pienamente inserita nel panorama culturale del tempo.

Aristofane aveva ben compreso che, con il venir meno di veri ‘maestri’, cioè i grandi poeti tragici capaci di rendere migliori i cittadini, l’unico baluardo rimaneva il poeta comico, cui spettava il ruolo di rifondare i valori educativi della tradizione.

Proprio come Omero, il glorioso poeta che χρήστ’ ἐδίδαξεν «ha insegnato cose utili», allo stesso modo Eschilo, al verso 1056, rivolgendosi a Euripide, afferma: πάνυ δὴ δεῖ χρηστὰ λέγειν ἡμᾶς «è assolutamente necessario che noi parliamo di cose oneste» (si noti la pregnanza etica che mantiene l’aggettivo χρηστός, pur in diverse sfumature).

Con quest’affermazione egli si pone, a pieno merito, tra coloro che hanno adattato la poesia tradizionale alla propria; in definitiva Eschilo è additato come il tragediografo ‘διδάσκαλος’ (‘maestro’) portavoce della vecchia e nuova cultura (2).

  1. Omero maestro della pólis: un dibattito letterario e pedagogico tra AristofaneRane, 1030-1036 – e Ippia fr. 86 b 6 D.-K., in «Officina Humanitatis – Studi in onore di Lia de Finis», 81, 2010, p. 4.
  2. A. H. Sommerstein, Aristophanes Frogs, Warminster 1999, pp. 247-248.

Un commento su “Il poeta: un maestro per la città”

  1. Nelle Rane si accenna alla battaglia delle Arginuse in cui molti schiavi che avevano combattuto ottennero la libertà,ma molti comandanti furono condannati (a morte) perché non avevano raccolto i corpi dei morti .Quindi non per non aver salvato i vivi ma per non avere addirittura presi poveri corpi naufragati .Una lezione per tutti.

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