Vergogna e pudore

Il termine αἰδώς, connesso con il verbo αἴδομαι, indica il «senso di vergogna, modestia, pudore», un sentimento particolarmente denso di implicazioni già nell’ambito della mentalità greca arcaica. Esso costituisce un tratto saliente della società omerica: «la più potente forza morale nota all’uomo omerico è il rispetto dell’opinione pubblica, aidós» (E. Dodds). Si tratta di un concetto fondamentale, che consiste essenzialmente, come osserva O. Taplin, in un «senso di compunzione che inibisce gli uomini dal comportarsi male».

Pietro Canonica, Pudore (Museo Pietro Canonica a Villa Borghese)

Affine ad αἴδομαι è il verbo αἰδέομαι «vergognarsi di fare una cosa» (si costruisce con l’infinito) o «sentire riverenza, temere, rispettare qualcuno o qualcosa» (con l’accusativo: vedi ad esempio le celebri parole di Ettore ad Andromaca: αἰδέομαι Τρῶας καὶ Τρῳάδας ἑλκεσιπέπλους, «ho vergogna dei Troiani e delle Troiane dai lunghi pepli»).
Fra i principi cardinali dell’educazione aristocratica, la αἰδώς riveste un ruolo di primo piano: «il fattore educativo della nobiltà sta nel destare il sentimento dell’obbligo verso l’ideale, che è così posto continuamente sott’occhio dal singolo. A questo sentimento, alla aidós, si può sempre fare appello; l’offenderlo suscita negli altri il sentimento, intimamente connesso a quello, della némesis» (W. Jäger).

Nella riflessione di Esiodo il concetto di αἰδώς non individua un atteggiamento univocamente positivo, ma subisce uno sdoppiamento di valore (così come accade anche, ad esempio, per la ἔρις «la contesa»), a seconda delle circostanze: alla αἰδώς che costituisce valore etico fondamentale, si contrappone una αἰδὼς δ᾽ οὐκ ἀγαθή «aidós non buona», che costituisce un impedimento, «perché rappresenta quel misto di senso di inferiorità e di vergogna che è proprio di chi si trova nella condizione di povertà» (G. Arrighetti).

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