Atene è il sole della Grecia

Alla notizia della morte di Alessandro Magno, avvenuta a Babilonia il 10 giugno del 323 a.C., Atene intravide la possibilità di scrollarsi di dosso il giogo macedone e guidò un’insurrezione delle poleis greche, arrivando ad assediare la fortezza di Lamia, in Tessaglia, nella quale era stato costretto a rifugiarsi il generale macedone Antipatro, che era accorso per sedare la rivolta.

Le anime del partito antimacedone ateniese sono due personaggi di primo piano nel panorama culturale di fine IV secolo: gli oratori Demostene e Iperide.

Quest’ultimo pronunciò il λόγος ἐπιτάφιος, ovvero l’orazione funebre ufficiale per celebrare il valore dei soldati caduti in battaglia nel primo anno di guerra. L’anno successivo, con la definitiva sconfitta delle forze delle poleis alleate, tramontò la speranza di Atene di poter riacquistare l’indipendenza e Iperide, caduto nelle mani dei nemici, venne giustiziato. Stessa sorte subirà di lì a poco anche Demostene, che si suiciderà per non cadere nelle mani degli emissari di Antipatro.
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Bisogna far buon uso della retorica

Per chi è impegnato con la seconda prova degli Esami di Stato, propongo questo passo di Platone: molto significativo dal punto di vista del contenuto e non proibitivo sotto il profilo linguistico.

Δεῖ μέντοι τῇ ῥητορικῇ χρῆσθαι ὥσπερ τῇ ἄλλῃ πάσῃ ἀγωνίᾳ. Καὶ γὰρ τῇ ἄλλῃ ἀγωνίᾳ οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ πρὸς ἅπαντας χρῆσθαι ἀνθρώπους, ὅτι ἔμαθεν πυκτεύειν τε καὶ παγκρατιάζειν καὶ ἐν ὅπλοις μάχεσθαι, ὥστε κρείττων εἶναι καὶ φίλων καὶ ἐχθρῶν, οὐ τούτου ἕνεκα τοὺς φίλους δεῖ τύπτειν οὐδὲ κεντεῖν τε καὶ ἀποκτεινύναι. Οὐδέ γε μὰ Δία ἐάν τις εἰς παλαίστραν φοιτήσας εὖ ἔχων τὸ σῶμα καὶ πυκτικὸς γενόμενος, ἔπειτα τὸν πατέρα τύπτῃ καὶ τὴν μητέρα ἢ ἄλλον τινὰ τῶν οἰκείων ἢ τῶν φίλων, οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ τοὺς παιδοτρίβας καὶ τοὺς ἐν τοῖς ὅπλοις διδάσκοντας μάχεσθαι μισεῖν τε καὶ ἐκβάλλειν ἐκ τῶν πόλεων. Ἐκεῖνοι μὲν γὰρ παρέδοσαν ἐπὶ τῷ δικαίως χρῆσθαι τούτοις πρὸς τοὺς πολεμίους καὶ τοὺς ἀδικοῦντας· οἱ δὲ μεταστρέψαντες χρῶνται τῇ ἰσχύϊ καὶ τῇ τέχνῃ οὐκ ὀρθῶς.

Puoi scaricare la traduzione, con un rapido commento linguistico! (altro…)

Il proprio "io" è il rifugio più sicuro

Ho recentemente preso in considerazione un passo molto interessante di quel “diario personale” di Marco Aurelio, comunemente noto – in italiano – con il titolo di Ricordi, ma che in greco suona ben più suggestivamente: Εἰς ἑαυτόν (A se stesso).

L’imperatore romano del II secolo d.C. propone la riscoperta dell’intimità, attraverso una prosa densa, fatta di rapide pennellate, che risente senz’altro della lezione di Seneca, anticipando quello straordinario “monologo interiore” che saranno le Confessioni di S. Agostino.

(A sinistra, busto dell’imperatore M. Aurelio. Roma, Musei Capitolini)

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