I grandi miti greci

Vale la pena segnalare una nuova collana che sta uscendo in edicola, per iniziativa del “Corriere della Sera”: Grandi Miti Greci: volumetti piuttosto agili, di circa 160 pagine e dal taglio “solidamente” divulgativo, coordinata da Giulio Guidorizzi, cui si deve la prima monografia, dedicata a Edipo.

Di settimana in settimana, per un totale di 30 uscite, saranno proposte (in un ordine abbastanza casuale, a quel che sembra) le vicende di divinità e di eroi, partendo da Edipo fino a Sisifo, passando dai vari Apollo, Circe, Ulisse, ecc.

Sono usciti finora Edipo. Il gioco del destino, a cura, per l’appunto, di G. Guidorizzi e Dioniso. L’esaltazione dello spiritoa cura di R. Mussapi.

La struttura dei volumi presenta la medesima scansione in rubriche: dopo un’introduzione generale, si passa a “Il racconto del mito”, chiuso da una genealogia del personaggio; seguono le “Variazioni sul mito”, con le riprese antiche e moderne del mito stesso, poi abbiamo un’“Antologia” di passi letterari e infine la bibliografia “Per saperne di più”, molto essenziale, ma adeguata alla destinazione di questi volumetti.

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Lo “strano caso” di Orfeo ed Euridice

La pronuncia in italiano delle parole greche: conclusioni

 

Continuando il nostro excursus sul “corretto” accento delle parole greche, vale la pena notare che la pronuncia alla latina presenta nell’italiano anche un notevole vantaggio, in quanto – proprio in virtù della già citata legge della baritonesiimpedisce il formarsi di parole tronche (cioè con l’accento sull’ultima sillaba), che nella nostra lingua suonano piuttosto male, soprattutto nei nomi propri (nel greco, invece, l’accento sull’ultima sillaba è più che normale, vista l’alta frequenza di parole ossitone e perispomene).

Come già avevamo accennato, insomma, con l’accentazione latina si evitano pronunce del tipo Periclè (Περικλῆς), Sofoclè (Σοφοκλῆς), o autentiche mostruosità del tipo Achillè (Ἀχιλλεύς, ma dovrebbe essere Achillèo, che orrore…), ecc.

Corot, Orfeo ed Euridice
(www.asuddibatrana.it/orfeo-mito-e-iconografia.html)

Riconosciuto questo e riconosciuta anche l’importanza di stabilire un criterio ragionevole e univoco per la pronuncia, è altrettanto vero, però, che voler imporre indiscriminatamente e comunque la lex Perrottae, può portare a posizioni rigide e talora addirittura ridicole, se non si tengono nel dovuto conto i singoli casi in cui una tradizione consolidata ha imposto deroghe che è doveroso tenere in considerazione.

Valga, per tutti, il “caso” di Orfeo ed Euridice, i due mitici sposi che per un momento riescono a oltrepassare i vincoli della morte, prima di subire la separazione definitiva.

Nonostante la “corretta” pronuncia (alla latina) imponga Òrfeo (Orpheus) ed Eurìdice (Euridĭces), è innegabile che in italiano si sia affermata la pronuncia Orféo (Ὀρφεύς) ed Euridìce (Εὐρυδίκης), soprattutto in virtù di un uso secolare, che è passato attraverso il melodramma barocco: sono state decisive opere come L’Orfeo di Monteverdi o, meglio ancora, l’Orfeo ed Euridice di C. W. Gluck, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi.

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