Finalmente Plutarco!

I Moralia di Plutarco nell’edizione Bompiani

Τῶν δὲ τολμημάτων τὰ παράβολα καὶ μεγάλα πράττειν ἔφη δεῖν, ἀλλὰ μὴ βουλεύεσθαι: con questo apoftegma che Plutarco riferisce a Cesare («diceva che le imprese straordinarie si devono fare, non concepire») viene presentata quella che, effettivamente, ha tutti i carismi di una impresa straordinaria e benvenuta (oltre che molto attesa): la pubblicazione completa in un unico, monumentale volume, dei Moralia di Plutarco: ben 85 opuscoli (alcuni di dubbia attribuzione), con l’aggiunta dei frammenti a costituire il numero 86.

Il tutto per la bellezza di oltre 3000 pagine.

Meritorio volume, uscito nel giugno di quest’anno per i tipi della Bompiani: è il coronamento un’operazione iniziata molti anni fa da Giuliano Pisani, coordinatore dell’opera insieme con Emanuele Lelli (fra il 1989 e il 1992 Pisani aveva pubblicato tre volumi, per le edizioni Biblioteca dell’Immagine di Pordenone).
Ora finalmente è disponibile questa che è la prima edizione completa dei Moralia con traduzione italiana e testo a fronte.

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I filosofi a guida dell’«alveare» dello stato

Carlo Delle Donne, del Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, vincitore dell' Ἀγών
Il vincitore, Carlo Delle Donne (foto: atella.tv)

Veramente impegnativo il passo della Repubblica di Platone proposto nella V edizione dell’Ἀγὼν πολιτικός, svoltosi a Frattamaggiore (NA) lo scorso 18 aprile: un testo che – a parte le difficoltà intrinseche – presuppone una solida conoscenza del contesto e, in generale, degli snodi cruciali della riflessione platonica sulla costruzione dello stato ideale.

Motivo di merito quindi ancora maggiore per i partecipanti alla gara (più di un centinaio, provenienti dai licei di tutta Italia) e in particolare per Carlo Delle Donne (Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli), che ha vinto con pieno merito.

Questo il testo proposto dalla commissione (Platone, Repubblica VII 520b-c):

Οἱ μὲν ἐν ταῖς ἄλλαις πόλεσι τοιοῦτοι γιγνόμενοι εἰκότως οὐ μετέχουσι τῶν ἐν αὐταῖς πόνων· αὐτόματοι γὰρ ἐμφύονται ἀκούσης τῆς ἐν ἑκάστῃ πολιτείας, δίκην δ᾽ ἔχει τό γε αὐτοφυὲς μηδενὶ τροφὴν ὀφεῖλον μηδ᾽ ἐκτίνειν τῳ προθυμεῖσθαι τὰ τροφεῖα· ὑμᾶς δ᾽ ἡμεῖς ὑμῖν τε αὐτοῖς τῇ τε ἄλλῃ πόλει ὥσπερ ἐν σμήνεσιν ἡγεμόνας τε καὶ βασιλέας ἐγεννήσαμεν, ἄμεινόν τε καὶ τελεώτερον ἐκείνων πεπαιδευμένους καὶ μᾶλλον δυνατοὺς ἀμφοτέρων μετέχειν.

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