Studio del greco e dissenso religioso nella Modena del ‘500

Data: 31 ottobre 2017. Categorie: eventi, ricorrenze. Autore: Irene Bitassi

Martin Lutero (di Lucas Cranach, 1528)

Il 31 ottobre 2017 ricorrono i cinquecento anni dall’affissione delle Novantacinque tesi di Lutero e, quindi, da quella che viene convenzionalmente considerata la data d’inizio della Riforma protestante.

Per chi studia il greco può essere interessante vedere l’importanza che lo studio della lingua del Nuovo Testamento ebbe all’interno del movimento riformatore.
Il primo fondamentale strumento per il riavvicinamento al testo originale della Scrittura precedette, in realtà, la protesta del riformatore tedesco.

Infatti, nel 1516 fu stampata a Basilea la prima edizione in assoluto del Nuovo Testamento greco, a cura di Erasmo da Rotterdam. Si trattava, tuttavia, di un lavoro fatto in fretta e basato su un numero molto limitato di manoscritti,(1) che fu poi nei decenni successivi integrato con altri, fino a giungere nel 1611 al cosiddetto “Textus receptus”(2).

Ciò nonostante, l’importanza del lavoro di Erasmo fu molto grande, poiché fino a quel momento il testo greco era custodito solo in alcuni monasteri sparsi per l’Europa e rimaneva perlopiù inaccessibile alla maggior parte degli studiosi, che dovevano perciò usare la traduzione latina per l’esame delle Scritture(3).

La traduzione in tedesco di Lutero del Nuovo Testamento si basò, forse, sulla riedizione di Erasmo del 1519(4). Sebbene, com’è noto, con la sua versione nella lingua del popolo il riformatore intendesse promuovere la lettura della Bibbia da parte di ogni cristiano, insisteva però che i predicatori studiassero più approfonditamente il testo nelle lingue originali.

Un insegnante cristiano che deve esporre le Scritture ha bisogno di conoscere anche il greco e l’ebraico, oltre al latino; è impossibile, altrimenti, che non incorra in ostacoli ad ogni passo.(5)

Sottolineò anche l’importanza che la comprensione del testo in originale aveva avuto nella sua stessa conversione alla giustificazione per fede:

Se le lingue non mi avessero chiarito il vero significato della parola [«giustizia», in Rom. 1:17], io sarei potuto rimanere per sempre un monaco.(6)

Modena, invece, ci presenta un interessante caso in cui lo studio del greco antico fu usato come modo per propagare dottrine eterodosse persino in Italia. La città, che nel Quattrocento era rimasta ai margini del Rinascimento, nei primi anni del Cinquecento conobbe un significativo cambiamento con l’arrivo del poeta Panfilo Sassi, il quale, leggendo Dante e Petrarca, raccolse intorno a sé un gruppo di giovani, che continuò a riunirsi anche dopo che il Sassi ebbe lasciato Modena (nel 1523): il gruppo, che continuò a riunirsi in casa del medico Giovanni Grillenzoni, divenne noto come l’Accademia del Grillenzoni.

Lodovico Castelvetro (Bologna, Archivio storico)

Tra gli accademici vanno citati almeno Filippo Valentini, Francesco Maria Molza e soprattutto Ludovico Castelvetro, traduttore della Poetica di Aristotele. Le loro riunioni prevedevano non solo discussioni poetiche e filosofiche, ma anche due lezioni, una latina e una greca, aperte a chiunque volesse intervenire. Così le descrive il Castelvetro:

Si leggeva senza pompa di parole, di prologo, né si interpretavano se non i passi più difficili, sopra i quali ognuno degli ascoltatori poteva dir liberamente il parer suo, et si faceva giudicio delle cose lette […], approvandole o disapprovandole.(7)

Questo sistema di analisi del testo si prestò molto bene a essere trasferito allo studio delle Scritture e delle questioni di fede, a cui gli accademici passarono ben presto in modo quasi naturale, probabilmente già nei primi anni Trenta, usando il metodo critico umanistico come mezzo di ricerca della verità cristiana.(8) L’Accademia inclinò decisamente a favore delle dottrine riformate, divenendo il punto di riferimento per tutti quegli eterodossi che passavano per Modena, propagando le loro idee.(9)

Non bisogna pensare all’Accademia come a un circolo chiuso, ripiegato negli studi; al contrario, gli accademici erano ben inseriti in città, dove esercitavano un’effettiva influenza culturale e dove le loro prese di posizione avevano un’ampia eco. D’altronde, non erano solo letterati, ma partecipavano tutti alla vita cittadina, come membri del Consiglio o come esponenti del ceto artigianale e mercantile.(10)

Grazie al loro prestigio crescente, all’inizio del 1536 gli accademici riuscirono a ottenere dalla Comunità di Modena l’istituzione di una lettura pubblica di greco. Fu assunto Francesco Porto da Creta per tenere tutti i giorni (“eccetto quelli festivi”) una lezione nel Palazzo Comunale “nella camera dei notai”.(11)

Si trattava di una sfida lanciata dalla comunità eterodossa alla chiesa di Roma: una magistratura politica, il Comune, finanziava una cattedra pubblica di greco, attraverso cui si potevano leggere le lettere di Paolo senza la mediazione ecclesiastica.(12)

Le lamentele non si fecero attendere. Gli accademici iniziarono a essere guardati con sospetto dall’opinione pubblica benpensante e i conservatori riconobbero in quelle nuove esperienze culturali l’inizio delle deviazioni eterodosse.(13) Il cronista Lancellotti, cattolico tradizionalista, annotò:

Da certi anni in qua è stato introdutto littere greche in questa città e la comunità ad instantia de alcuni accademici paga per boletta ordinaria L. 25 el meso a uno misser Francesco Greco che leze pubblicamente in palazo a scolari, e con più se leze tanto più sono increduli in la fede de Christo; e chi desse detta provisione a uno bono grammatico et humanista che insegnasse bone lettere alli giovani fariano meglio assai.

E qualche tempo dopo ancora: «Dapoiché dette littere grece sono state introdotte in Modena da 6 anni in qua, questa città di Modena è doventata meggia Luterana».(14) Per Lancellotti, la cattedra di greco era un lusso non solo inutile, ma addirittura pericoloso, in quanto causa di corruzione, visto che gli accademici andavano «subruendo el populazo de vivere alla luterana».(15) Altrove sosteneva che era ormai difficile trovare in città un predicatore disposto a esporsi alle critiche «per esserge un’Accademia de persone dotte in la sua sacra scrittura greca».(16)

Nel 1542, per evitare l’intervento in città dell’Inquisizione, il vescovo Giovanni Morone costrinse gli accademici a firmare un formulario di fede, che dimostrasse la loro fedeltà a Roma. Ciò non impedì agli accademici di essere attivi ancora nel 1544 in una sottoscrizione a favore del francescano Bartolomeo della Pergola, il quale, predicando in duomo durante la quaresima, aveva suscitato scalpore per l’eterodossia delle sue posizioni,(17) che effettivamente allargarono ulteriormente l’adesione al dissenso religioso cittadino.

Lavinia Fontana (1552–1614): ritratto di Carlo Sigonio

Solo nel maggio del 1545, l’Accademia fu realmente messa a tacere, allorché il duca Ercole II emise delle grida per imporre il silenzio in materia di fede, minacciando pene piuttosto severe. Alla fine di quell’anno, Francesco Porto si trasferì a Ferrara, dove rimase fin quando il procedimento dell’Inquisizione contro la duchessa Renata di Francia lo convinse ad andare in Svizzera.(18) La cattedra di greco passò a Carlo Sigonio fino al 1552, quando questi venne assunto a Venezia e la cattedra modenese semplicemente non fu più rinnovata. Tuttavia, la restrizione alla libertà di dibattito del 1545 aveva già esaurito da anni l’esperienza dell’Accademia e la spinta riformatrice della stessa lettura di greco.

Ciò non significò, però, la fine del movimento eterodosso cittadino, poiché in tanti non erano più disposti a rinunciare alle dottrine seminate così profondamente in città. A partire dalla seconda metà degli anni Quaranta, si sviluppò a Modena la cosiddetta “comunità dei fratelli”,(19) una delle più grandi e organizzate comunità di fede riformate dell’Italia del Cinquecento, che si riuniva in piccoli gruppi segreti per celebrare culti, raccogliere collette, fare proselitismo e che l’Inquisizione riuscì a disperdere con la forza soltanto venticinque anni dopo, tra il 1566 e il 1571.

Quella della comunità dei fratelli è una storia diversa, in cui la Bibbia volgarizzata dal Brucioli ha probabilmente una parte ben più importante del Nuovo Testamento di Erasmo, ma che deve la sua esistenza anche all’esperienza dell’Accademia e alla diffusione delle idee attraverso la cattedra di greco.

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  1. Tony Lane, Compendio del pensiero cristiano nei secoli, Voce della Bibbia, Formigine, 1994, pp. 170-171.
  2.  Prefazione al Nuovo Testamento, in Holy Bible. The Holy Scriptures in the original languages, Trinitarian Bible Society, Netherlands, 1998.
  3.  Steven J. Lawson, Il coraggio eroico di Martin Lutero, Alfa e Omega, Caltanissetta, 2017, p. 75.
  4. Così è ad esempio sostenuto nella prefazione al Nuovo Testamento, in Holy Bible, cit. Altri ritengono invece più probabile che Lutero abbia usato un’altra versione (cfr. Fares Marzone, La Riforma protestante. La sua importanza storica e teologica, i risultati, i limiti… e l’Italia?, IBEI, luglio 2017, Roma, p. 93).
  5.  Citato in Steven J. Lawson, Il coraggio eroico di Martin Lutero, cit., p. 74.
  6.  Citato in ivi, pp. 75-76. Per il ruolo che l’esame di Romani 1:17 ebbe sulla conversione di Lutero, si può consultare ad esempio il capitolo 2 di Pietro Ciavarella, Come aver pace con Dio. Martin Lutero sulla giustificazione per fede, BE Edizioni, Firenze, 2011, pp. 25-30.
  7.  Citato in Susanna Peyronel Rambaldi, Speranze e crisi nel Cinquecento modenese. Tensioni religiose e vita cittadina ai tempi di Giovanni Morone, Franco Angeli, Milano, 1979, p. 231.
  8.  Lucia Felici, “Introduzione”, in Filippo Valentini, Il principe fanciullo. Trattato inedito dedicato a Renata di Francia ed Ercole II d’Este, Olschki, Firenze, 2000, p. 23.
  9.  Susanna Peyronel Rambaldi, Speranze e crisi nel Cinquecento modenese, cit., p. 231.
  10.  Ivi, pp. 231-232.
  11.  Albano Biondi, “La cultura a Modena tra umanesimo e controriforma”, in Storia illustrata di Modena, AIEP, 1990-1991, volume 2, p. 524.
  12.  Irene Bitassi, “Eretici ed eresie a Modena nel Cinquecento”: una conferenza, in «Quaderni estensi. Rivista on line degli Istituti culturali estensi», 6 (2014), p. 99, disponibile al link: http://www.quaderniestensi.beniculturali.it/QE6/QE6_versione_stampa.pdf, accesso del 1 ottobre 2017.
  13.  Susanna Peyronel Rambaldi, Speranze e crisi nel Cinquecento modenese, cit., pp. 232-233.
  14.  Citato in Albano Biondi, Tommasino Lancellotti, la città e la chiesa a Modena (1537-1554), in «Contributi», II n.3 (gennaio-giugno 1978), pp. 49-50.
  15.  Citato in ivi, p. 50.
  16.  Ib.
  17.  Ivi, pp. 52-53. Per un’analisi dettagliata della predicazione del Pergola, si veda: Cesare Bianco, Bartolomeo della Pergola e la sua predicazione eterodossa a Modena nel 1544, in «Bollettino della Società di Studi Valdesi», 151 (luglio 1982),  pp. 3-49.
  18.  Albano Biondi, “La cultura a Modena tra umanesimo e controriforma”, cit., p. 524. Renata di Francia, moglie di Ercole II, era calvinista e tenne per tantissimi anni una corrispondenza epistolare con Calvino stesso; si veda a tal proposito: Giovanni Calvino e Renata di Francia, Lealtà in tensione. Un carteggio protestante tra Ferrara e l’Europa (1537-1564), a cura di Leonardo De Chirico e Daniel Walker, Alfa e Omega, Caltanissetta, 2009.
  19.  Sulla comunità dei fratelli, si vedano ad esempio: Cesare Bianco, La comunità di “fratelli” nel movimento ereticale modenese del ‘500, in «Rivista Storica Italiana», vol. XCII, fasc. II-IV, pagg. 621-679, 1980 e Matteo Al Kalak, L’eresia dei fratelli. Una comunità eterodossa nella Modena del Cinquecento, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2011. Per una bibliografia approfondita sul movimento eterodosso modenese per tutto il periodo tra il 1536 e il 1571, si può consultare il sito: http://www.storiaevangelicamodena.info/bibliografia.asp, accesso del 1 ottobre 2017.

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L’autrice di questo articolo:

Nata a Modena nel 1976, mi sono laureata in Storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Dal 2007 mi occupo della redazione del sito www.storiaevangelicamodena.info per la chiesa evangelica di cui sono membro. Nel 2010 ho pubblicato I protestanti di Modena (1536-1571), che ho presentato nel corso di varie conferenze. In questi mesi sto collaborando ad alcune iniziative organizzate in occasione dei cinquecento anni della Riforma protestante.

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