Bisogna far buon uso della retorica

Per chi è impegnato con la seconda prova degli Esami di Stato, propongo questo passo di Platone: molto significativo dal punto di vista del contenuto e non proibitivo sotto il profilo linguistico.

Δεῖ μέντοι τῇ ῥητορικῇ χρῆσθαι ὥσπερ τῇ ἄλλῃ πάσῃ ἀγωνίᾳ. Καὶ γὰρ τῇ ἄλλῃ ἀγωνίᾳ οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ πρὸς ἅπαντας χρῆσθαι ἀνθρώπους, ὅτι ἔμαθεν πυκτεύειν τε καὶ παγκρατιάζειν καὶ ἐν ὅπλοις μάχεσθαι, ὥστε κρείττων εἶναι καὶ φίλων καὶ ἐχθρῶν, οὐ τούτου ἕνεκα τοὺς φίλους δεῖ τύπτειν οὐδὲ κεντεῖν τε καὶ ἀποκτεινύναι. Οὐδέ γε μὰ Δία ἐάν τις εἰς παλαίστραν φοιτήσας εὖ ἔχων τὸ σῶμα καὶ πυκτικὸς γενόμενος, ἔπειτα τὸν πατέρα τύπτῃ καὶ τὴν μητέρα ἢ ἄλλον τινὰ τῶν οἰκείων ἢ τῶν φίλων, οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ τοὺς παιδοτρίβας καὶ τοὺς ἐν τοῖς ὅπλοις διδάσκοντας μάχεσθαι μισεῖν τε καὶ ἐκβάλλειν ἐκ τῶν πόλεων. Ἐκεῖνοι μὲν γὰρ παρέδοσαν ἐπὶ τῷ δικαίως χρῆσθαι τούτοις πρὸς τοὺς πολεμίους καὶ τοὺς ἀδικοῦντας· οἱ δὲ μεταστρέψαντες χρῶνται τῇ ἰσχύϊ καὶ τῇ τέχνῃ οὐκ ὀρθῶς.

Puoi scaricare la traduzione, con un rapido commento linguistico!

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Agòn: non solo "versioni"!

Ho il piacere di presentare Agòn, l’eccellente volume di esercitazioni dal greco per il triennio preparato da Elena Guidi per i tipi dell’editore Cappelli.

Si tratta di una raccolta di versioni che si prefigge lo scopo di coniugare l’esigenza dell’esercizio linguistico con la riflessione letteraria ed è suddiviso in 5 sezioni:

  1. Promemoria: ripasso della grammatica e della sintassi attraverso esercizi mirati al consolidamento delle competenze linguistiche di base, con esempi di traduzione ragionata.
  2. Propedeutica: esercizi di passaggio (dal biennio al triennio e fra i vari anni del triennio) con esercizi specifici per la preparazione ai compiti in classe.
  3. Brani ordinati per generi letterari, per consentire di seguire l’evoluzione dei diversi generi di prosa, seguendo la scansione temporale. I testi sono sempre accompagnati da domande di comprensione letteraria e di riflessione linguistica.
  4. Brani assegnati all’esame di stato, utili per la preparazione della seconda prova d’esame (in particolare quest’anno, che è uscito greco scritto!).
  5. Rassegna degli autori, con breve biografia e considerazioni di natura stilistica, oltre che linguistica.

Si tratta quindi di un’opera completa e stimolante, che va ben al di là di quanto normalmente proposto dagli eserciziari e si dimostra un volume ideale per accostare l’esercizio linguistico allo studio dei testi e degli autori della letteratura.


Ecco qui di seguito una pagina d’esempio (dalla sezione delle prove per genere: l’oratoria):

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Il proprio "io" è il rifugio più sicuro

Ho recentemente preso in considerazione un passo molto interessante di quel “diario personale” di Marco Aurelio, comunemente noto – in italiano – con il titolo di Ricordi, ma che in greco suona ben più suggestivamente: Εἰς ἑαυτόν (A se stesso).

L’imperatore romano del II secolo d.C. propone la riscoperta dell’intimità, attraverso una prosa densa, fatta di rapide pennellate, che risente senz’altro della lezione di Seneca, anticipando quello straordinario “monologo interiore” che saranno le Confessioni di S. Agostino.

(A sinistra, busto dell’imperatore M. Aurelio. Roma, Musei Capitolini)

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Il sonno e la morte: oltre il mondo greco

Dello stretto rapporto che intercorre fra il sonno e la morte non mancano esempi anche nella letteratura latina. Interessante è, a questo proposito, un passo delle Tusculane (I 92,11), nel quale Cicerone, nel tentativo di confutare la paura della morte, assume come ipotesi la prospettiva epicurea: la morte non riguarda chi è vivo, né chi è morto. Chi è vivo non può esserne coinvolto, chi è morto non ne può avere percezione, così come capita che non abbia nessuna percezione chi è sprofondato nel sonno (argomentazione analoga propone anche Lucrezio, De rerum natura III 919-930).

Chi vuole ridurne l’assolutezza, si figura la morte assai simile al sonno: e bravo! Nessuno sarà poi disposto a vivere novant’anni, se dovrà dormire gli ultimi trenta, dopo che ha compiuto i sessanta! Non lo vorrebbero, con lui, neppure i suoi familiari. (…) Che preoccupazioni potrebbero cogliere chi non ha neppure la possibilità di percepire sensazioni? Eccoti dunque il sonno, riproduzione della morte, veste che quotidianamente assumi; puoi, nonostante tutto, aver dubbi sul fatto che la morte sia annullamento dei sensi, quando questa è la situazione che constati nella riproduzione sua?

Nella discesa agli inferi del VI libro dell’Eneide, fra le varie figure infernali che stazionano «sull’orlo delle fauci dell’Orco», Virgilio rappresenta anche (v. 278)

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Musica dell’antica Grecia

Ecco un disco che, nonostante risalga ormai a qualche decennio fa, presenta ancora qualche motivo di curiosità e di interesse. È il frutto della ricerca pionieristica di Gregorio Paniagua e del suo complesso, l’Atrium Musicae di Madrid. Gli studi musicologici sono da allora progrediti, ma lo spirito con cui è stata affrontata questa registrazione è ancora oggi degno di considerazione.

Ecco riuniti per la prima volta i rari frammenti musicali della Grecia antica a noi pervenuti, con l’aggiunta dell’unico conservato della Roma imperiale (quattro battute mutile da un’opera di Terenzio).


È come se dell’Acropoli di Atene non rimanessero che detriti sparsi di colonne e un paio di capitelli distrutti. In effetti, se nell’architettura e in letteratura è possibile ammirare straordinari esempi della cultura ellenica, della musica – la cui pratica nell’antica Grecia era una vera e propria istituzione – non rimangono che frammenti sparsi, miracolosamente sopravvissuti su qualche papiro e su documenti di epoche successive.

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Con parole ornate

È uscita la settimana scorsa, presso l’editore Cappelli, l’antologia tematica sugli oratori che ho curato insieme con il collega Luciano Lanzi. Un volumetto di 150 pagine intitolato: Con parole ornate. Il titolo deriva da una citazione dantesca: Ello passò per l’isola di Lenno poi che l’ardite femmine spietate tutti li maschi loro a morte dienno. … Leggi tuttoCon parole ornate

Il sonno e la morte

La parentela del sonno con la morte costituisce uno dei topoi maggiormente consolidati della letteratura di ogni tempo: Omero esalta la potenza di Hypnos, fratello di Thanatos, nell’episodio della Διὸς ἀπάτη (l’inganno nei confronti di Zeus), quando Era vuole distogliere il suo regale sposo dalle incombenze della guerra e dalle sue partigianerie a favore dei Troiani (Iliade XIV 231-237):

Là s’incontrò col fratello della Morte, col Sonno,
lo prese per mano, e gli si rivolse con queste parole:
«Sonno, signore di tutti gli dèi e di tutti gli uomini,
se già una volta hai dato ascolto alla mia parola, anche ora
dammi retta, ed io ti sarò per tutto il tempo.
Addormenta sotto le ciglia gli occhi splendenti di Zeus,
quando io mi sarò unita a lui nell’amore.

A Hypnos e Thanatos è affidato poi il compito di trasportare in Licia il cadavere di Sarpedone, perché possa ricevere i dovuti onori funebri (Iliade XVI 677-683):

(Apollo) scese dai monti dell’Ida verso la feroce battaglia,
e subito portò l’illustre Sarpedonte fuori
tiro, lo portò lontano e lo lavò nella corrente del fiume,
lo unse d’ambrosia e gli mise addosso vesti immortali;
poi lo affidò ai portatori veloci,
il Sonno e la Morte, i gemelli, che subito
lo deposero nella ricca regione di Licia.

Esiodo nel rappresentare la morte degli eroi della generazione dell’oro, per rappresentare il tipo di morte ideale, senza alcuna sofferenza, dice: «morivano come vinti dal sonno» (Teogonia 116) e più avanti, sulla parentela fra sonno e morte, si sofferma in una lunga descrizione (Teogonia 755-766):

L’uno tenendo per i terrestri la luce che molto vede,

Hypnos e Thanatos

l’altra ha Sonno fra le sue mani, fratello di Morte,
la Notte funesta, coperta di nube caliginosa.
Là hanno dimora i figli di Notte oscura,
Sonno e Morte, terribili dèi; né mai loro
Sole splendente guarda coi raggi,
sia che il cielo ascenda o il cielo discenda.
Di essi l’uno la terra e l’ampio dorso del mare
tranquillo percorre e dolce per gli uomini,
dell’altra ferreo è il cuore e di bronzo l’animo,
spietata nel petto; e tiene per sempre colui che lei prende
degli uomini, nemica anche agli dèi immortali.

Bellissima è l’immagine proposta da Alcmane, in un contesto erotico, dove lo sguardo struggente della fanciulla amata è paragonato al sonno o alla morte (fr. 3 Davies):

e col desiderio che scioglie le membra, e più struggente
del sonno e della morte guarda verso di me
e per nulla falsamente quella è dolce.
Ma Astimelusa non mi risponde nulla,
ma tenendo quella corona
come un astro che vola
attraverso il cielo scintillante
o un virgulto d’oro o una morbida piuma …

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