Il genere del λόγος ἐπιτάφιος

Vienna_Pallas_closeup-587x1024Parlando di Iperide, abbiamo accennato al genere del λόγος ἐπιτάφιος, un particolare tipo di discorso epidittico, ovvero un tipo di discorso che viene pronunciato non per convincere il pubblico a prendere una decisione (come può avvenire in tribunale, dove l’oratore tende a sollecitare una sentenza di assoluzione o di condanna, a seconda dei casi); l’oratore epidittico non vuole sollecitare una decisione, ma richiamare al pubblico i valori più importanti, condivisi della comunità.

Questo accade in particolare in occasione del λόγος ἐπιτάφιος, ovvero il discorso funebre solenne, tenuto da un uomo politico di spicco, al momento della cerimonia di sepoltura collettiva di cittadini benemeriti nei confronti della città. Si tratta, più che di vere e proprie esequie, di una commemorazione, nella quale l’oratore di turno coglie l’occasione dell’elogio dei defunti, per rinsaldare i vincoli della comunità, facendo leva su valori come la libertà, la dedizione nei confronti della patria e dei famigliari, il senso dell’onore e dell’eroismo in guerra…

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Atene è il sole della Grecia

Alla notizia della morte di Alessandro Magno, avvenuta a Babilonia il 10 giugno del 323 a.C., Atene intravide la possibilità di scrollarsi di dosso il giogo macedone e guidò un’insurrezione delle poleis greche, arrivando ad assediare la fortezza di Lamia, in Tessaglia, nella quale era stato costretto a rifugiarsi il generale macedone Antipatro, che era accorso per sedare la rivolta.

Le anime del partito antimacedone ateniese sono due personaggi di primo piano nel panorama culturale di fine IV secolo: gli oratori Demostene e Iperide.

Quest’ultimo pronunciò il λόγος ἐπιτάφιος, ovvero l’orazione funebre ufficiale per celebrare il valore dei soldati caduti in battaglia nel primo anno di guerra. L’anno successivo, con la definitiva sconfitta delle forze delle poleis alleate, tramontò la speranza di Atene di poter riacquistare l’indipendenza e Iperide, caduto nelle mani dei nemici, venne giustiziato. Stessa sorte subirà di lì a poco anche Demostene, che si suiciderà per non cadere nelle mani degli emissari di Antipatro.

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Bisogna far buon uso della retorica

Per chi è impegnato con la seconda prova degli Esami di Stato, propongo questo passo di Platone: molto significativo dal punto di vista del contenuto e non proibitivo sotto il profilo linguistico.

Δεῖ μέντοι τῇ ῥητορικῇ χρῆσθαι ὥσπερ τῇ ἄλλῃ πάσῃ ἀγωνίᾳ. Καὶ γὰρ τῇ ἄλλῃ ἀγωνίᾳ οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ πρὸς ἅπαντας χρῆσθαι ἀνθρώπους, ὅτι ἔμαθεν πυκτεύειν τε καὶ παγκρατιάζειν καὶ ἐν ὅπλοις μάχεσθαι, ὥστε κρείττων εἶναι καὶ φίλων καὶ ἐχθρῶν, οὐ τούτου ἕνεκα τοὺς φίλους δεῖ τύπτειν οὐδὲ κεντεῖν τε καὶ ἀποκτεινύναι. Οὐδέ γε μὰ Δία ἐάν τις εἰς παλαίστραν φοιτήσας εὖ ἔχων τὸ σῶμα καὶ πυκτικὸς γενόμενος, ἔπειτα τὸν πατέρα τύπτῃ καὶ τὴν μητέρα ἢ ἄλλον τινὰ τῶν οἰκείων ἢ τῶν φίλων, οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ τοὺς παιδοτρίβας καὶ τοὺς ἐν τοῖς ὅπλοις διδάσκοντας μάχεσθαι μισεῖν τε καὶ ἐκβάλλειν ἐκ τῶν πόλεων. Ἐκεῖνοι μὲν γὰρ παρέδοσαν ἐπὶ τῷ δικαίως χρῆσθαι τούτοις πρὸς τοὺς πολεμίους καὶ τοὺς ἀδικοῦντας· οἱ δὲ μεταστρέψαντες χρῶνται τῇ ἰσχύϊ καὶ τῇ τέχνῃ οὐκ ὀρθῶς.

Puoi scaricare la traduzione, con un rapido commento linguistico!

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Agòn: non solo "versioni"!

Ho il piacere di presentare Agòn, l’eccellente volume di esercitazioni dal greco per il triennio preparato da Elena Guidi per i tipi dell’editore Cappelli.

Si tratta di una raccolta di versioni che si prefigge lo scopo di coniugare l’esigenza dell’esercizio linguistico con la riflessione letteraria ed è suddiviso in 5 sezioni:

  1. Promemoria: ripasso della grammatica e della sintassi attraverso esercizi mirati al consolidamento delle competenze linguistiche di base, con esempi di traduzione ragionata.
  2. Propedeutica: esercizi di passaggio (dal biennio al triennio e fra i vari anni del triennio) con esercizi specifici per la preparazione ai compiti in classe.
  3. Brani ordinati per generi letterari, per consentire di seguire l’evoluzione dei diversi generi di prosa, seguendo la scansione temporale. I testi sono sempre accompagnati da domande di comprensione letteraria e di riflessione linguistica.
  4. Brani assegnati all’esame di stato, utili per la preparazione della seconda prova d’esame (in particolare quest’anno, che è uscito greco scritto!).
  5. Rassegna degli autori, con breve biografia e considerazioni di natura stilistica, oltre che linguistica.

Si tratta quindi di un’opera completa e stimolante, che va ben al di là di quanto normalmente proposto dagli eserciziari e si dimostra un volume ideale per accostare l’esercizio linguistico allo studio dei testi e degli autori della letteratura.


Ecco qui di seguito una pagina d’esempio (dalla sezione delle prove per genere: l’oratoria):

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Il proprio "io" è il rifugio più sicuro

Ho recentemente preso in considerazione un passo molto interessante di quel “diario personale” di Marco Aurelio, comunemente noto – in italiano – con il titolo di Ricordi, ma che in greco suona ben più suggestivamente: Εἰς ἑαυτόν (A se stesso).

L’imperatore romano del II secolo d.C. propone la riscoperta dell’intimità, attraverso una prosa densa, fatta di rapide pennellate, che risente senz’altro della lezione di Seneca, anticipando quello straordinario “monologo interiore” che saranno le Confessioni di S. Agostino.

(A sinistra, busto dell’imperatore M. Aurelio. Roma, Musei Capitolini)

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Il sonno e la morte: oltre il mondo greco

Dello stretto rapporto che intercorre fra il sonno e la morte non mancano esempi anche nella letteratura latina. Interessante è, a questo proposito, un passo delle Tusculane (I 92,11), nel quale Cicerone, nel tentativo di confutare la paura della morte, assume come ipotesi la prospettiva epicurea: la morte non riguarda chi è vivo, né chi è morto. Chi è vivo non può esserne coinvolto, chi è morto non ne può avere percezione, così come capita che non abbia nessuna percezione chi è sprofondato nel sonno (argomentazione analoga propone anche Lucrezio, De rerum natura III 919-930).

Chi vuole ridurne l’assolutezza, si figura la morte assai simile al sonno: e bravo! Nessuno sarà poi disposto a vivere novant’anni, se dovrà dormire gli ultimi trenta, dopo che ha compiuto i sessanta! Non lo vorrebbero, con lui, neppure i suoi familiari. (…) Che preoccupazioni potrebbero cogliere chi non ha neppure la possibilità di percepire sensazioni? Eccoti dunque il sonno, riproduzione della morte, veste che quotidianamente assumi; puoi, nonostante tutto, aver dubbi sul fatto che la morte sia annullamento dei sensi, quando questa è la situazione che constati nella riproduzione sua?

Nella discesa agli inferi del VI libro dell’Eneide, fra le varie figure infernali che stazionano «sull’orlo delle fauci dell’Orco», Virgilio rappresenta anche (v. 278)

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Musica dell’antica Grecia

Ecco un disco che, nonostante risalga ormai a qualche decennio fa, presenta ancora qualche motivo di curiosità e di interesse. È il frutto della ricerca pionieristica di Gregorio Paniagua e del suo complesso, l’Atrium Musicae di Madrid. Gli studi musicologici sono da allora progrediti, ma lo spirito con cui è stata affrontata questa registrazione è ancora oggi degno di considerazione.

Ecco riuniti per la prima volta i rari frammenti musicali della Grecia antica a noi pervenuti, con l’aggiunta dell’unico conservato della Roma imperiale (quattro battute mutile da un’opera di Terenzio).


È come se dell’Acropoli di Atene non rimanessero che detriti sparsi di colonne e un paio di capitelli distrutti. In effetti, se nell’architettura e in letteratura è possibile ammirare straordinari esempi della cultura ellenica, della musica – la cui pratica nell’antica Grecia era una vera e propria istituzione – non rimangono che frammenti sparsi, miracolosamente sopravvissuti su qualche papiro e su documenti di epoche successive.

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Con parole ornate

È uscita la settimana scorsa, presso l’editore Cappelli, l’antologia tematica sugli oratori che ho curato insieme con il collega Luciano Lanzi. Un volumetto di 150 pagine intitolato: Con parole ornate. Il titolo deriva da una citazione dantesca: Ello passò per l’isola di Lenno poi che l’ardite femmine spietate tutti li maschi loro a morte dienno. … Leggi tuttoCon parole ornate

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