Luca Canali

Luca Canali (da www.dagospia.com)

Anche se non si è occupato direttamente di greco, mi sembra doveroso ricordare la figura di Luca Canali, spentosi lo scorso 8 giugno, all’età di quasi 89 anni.

Figura singolare ed eclettica di studioso – latinista, ma anche poeta e romanziere – è personaggio conosciuto al grande pubblico soprattutto grazie alla sua intensa attività di traduttore: basti ricordare l’Eneide, a corredo dell’edizione curata da E. Paratore per la collana “Lorenzo Valla” (1978-83) e recentemente riproposta negli Oscar Mondadori (degna di nota anche la sua lettura dell’Eneide, ad uso degli studenti: Luca Canali racconta l’Eneide, Einaudi 2000).

E non si può non citare il suo bellissimo Lucrezio (autore che sentiva molto congeniale), nell’edizione curata da I. Dionigi nel 1990, ripubblicata in edizione economica BUR. Fra i suoi autori prediletti anche Giulio Cesare, per non parlare di Petronio: in un’intervista rilasciata a “Repubblica” il 29 settembre dell’anno scorso, Canali stesso ha ricordato il momento della collaborazione al Satyricon di Fellini: 

Fu un’esperienza straordinaria vederlo dirigere il film. Il mio rapporto con lui fu propiziato da Antonello Trombadori. Fellini gli chiese se conosceva un latinista – senza il basco in testa, precisò ironico – che lo potesse aiutare non tanto a dirgli cosa fare, quanto cosa non fare. Aveva delle battute meravigliose. E diventammo amici. Per come si poteva intendere l’amicizia con lui. Qualcosa di volatile.

poesia latinaFra i lavori più recenti segnalo la Storia della poesia latina, pubblicata nel 2013 da Bompiani: si tratta di

un’ininterrotta conversazione che dagli arcaici e da Catullo e Lucrezio, i “sovversivi involontari”, porta a Virgilio e Orazio, i “cortigiani perplessi”; da Tibullo e Properzio, gli “elegiaci malinconici”, e Ovidio, l’elegiaco “immaginifico” e leggiadramente cinico, a Fedro, il favolista “per adulti” erroneamente insegnato ai ragazzini, e a Persio e Lucano, i due “ventenni contro Nerone”; da Manilio, l’astronomo e astrologo puntiglioso e allucinato, ai “grigi” Silio Italico, Valerio Fiacco e Stazio, da Giovenale e Marziale, i “giullari rifiutati”, ai poeti della decadenza. Una biblioteca dell’antichità che affianca autori celebri a importanti riscoperte, fedele al desiderio di salvare voci poetiche che a noi moderni continuano a parlare con immutata intensità di sentimenti e di emozioni, di pensieri e di ragioni.

Èpax alla romana uscito postumo in questi giorni presso Giunti l’ultimo suo lavoro, in collaborazione con L. Perilli, Pax alla Romana. Gli eterni vizi del potere: un volume strutturato in modo molto particolare, propone oltre 100 citazioni di autori latini tradotte e commentate con ironia, con un sistematico richiamo all’attualità politico-sociale italiana. Con quest’0perazione un po’ “sfrontata” gli autori colgono l’occasione di mostrare

come nelle parole degli antichi si possa ritrovare il nostro presente: ci dicono che la Storia non è “maestra di vita” ma, parafrasando Joyce nell’Ulysses, “un incubo” dal quale stiamo ancora cercando invano di svegliarci.

 

 

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