François-André Vincent (1746 – 1806) Alcibiade e Socrate

La soddisfazione di partecipare all’Agone Eleatico del 3-5 maggio (di cui ho dato conto nel post di due giorni fa) è stata coronata dalla doppia vittoria degli studenti del liceo “Ariosto-Spallanzani” (di Reggio Emilia) di cui sono stato accompagnatore.

Colgo quindi l’occasione per ribadire loro i miei complimenti e presentare il testo oggetto del concorso, con la traduzione di Ada Cattani, che ha vinto il primo premio.

Platone, Simposio (216d-217a).

Ὁρᾶτε γὰρ ὅτι Σωκράτης ἐρωτικῶς διάκειται τῶν καλῶν καὶ ἀεὶ περὶ τούτους ἐστὶ καὶ ἐκπέπληκται, καὶ αὖ ἀγνοεῖ πάντα καὶ οὐδὲν οἶδεν. Ὡς τὸ σχῆμα αὐτοῦ τοῦτο οὐ σιληνῶδες; Σφόδρα γε.

Vedete infatti che Socrate è amante delle persone belle ed è sempre intorno a queste e ne è sbigottito, e inoltre ignora tutto e non sa nulla. Quanto al suo aspetto, questo non è simile a quello di un Sileno? Sì, certamente.

Cerimonia di premiazione: da sinistra i professori S. Poggi, M. Abbate, F. Ferrari, L. Palumbo, F. Gambetti.

Τοῦτο γὰρ οὗτος ἔξωθεν περιβέβληται, ὥσπερ ὁ γεγλυμμένος σιληνός· ἔνδοθεν δὲ ἀνοιχθεὶς πόσης οἴεσθε γέμει, ὦ ἄνδρες συμπόται, σωφροσύνης;

Infatti questo così è vestito di fuori, come il Sileno scolpito; ma dentro, una volta aperto, di quanta saggezza pensate che sia pieno, o compagni nel bere?

Ada Cattani riceve il primo premio (alla sua sinistra la dr.ssa Paola De Roberto, a destra il prof. Franco Ferrari ed Emilio Puglia, vice sindaco di Ascea)

Ἴστε ὅτι οὔτε εἴ τις καλός ἐστι μέλει αὐτῷ οὐδέν, ἀλλὰ καταφρονεῖ τοσοῦτον ὅσον οὐδ’ ἂν εἷς οἰηθείη, οὔτ’ εἴ τις πλούσιος, οὔτ’ εἰ ἄλλην τινὰ τιμὴν ἔχων τῶν ὑπὸ πλήθους μακαριζομένων· ἡγεῖται δὲ πάντα ταῦτα τὰ κτήματα οὐδενὸς ἄξια καὶ ἡμᾶς οὐδὲν εἶναι – λέγω ὑμῖν – εἰρωνευόμενος δὲ καὶ παίζων πάντα τὸν βίον πρὸς τοὺς ἀνθρώπους διατελεῖ.

Sappiate che né se uno è bello a lui importa qualcosa, ma lo disprezza tanto quanto nemmeno uno potrebbe immaginare, né se uno è ricco, né se uno ha qualche altro onore tra quelli esaltati dalla folla; ritiene invece che tutti questi beni non valgano niente e che noi non siamo nulla – vi dico – ma passa tutta la vita fingendo ignoranza e scherzando nei confronti degli uomini.

Σπουδάσαντος δὲ αὐτοῦ καὶ ἀνοιχθέντος οὐκ οἶδα εἴ τις ἑώρακεν τὰ ἐντὸς ἀγάλματα· ἀλλ’ ἐγὼ ἤδη ποτ’ εἶδον, καί μοι ἔδοξεν οὕτω θεῖα καὶ χρυσᾶ εἶναι καὶ πάγκαλα καὶ θαυμαστά, ὥστε ποιητέον εἶναι ἔμβραχυ ὅτι κελεύοι Σωκράτης.

Però, quando quello è serio ed è stato aperto non so se qualcuno abbia visto le immagini presenti all’interno; ma io già lo vidi una volta, e a me sembrò che fossero così divine e auree e meravigliose, che bisognava fare qualunque cosa Socrate ordinasse.

Jacopo Fantini riceve il secondo premio dal prof. Stefano Poggi (presidente della Società Filosofica Italiana)

Si festeggia Agatone

Ma vediamo alcune osservazioni esplicative, che traggo sintetizzando i commenti di Ada Cattani e di Jacopo Fantini, i due vincitori dell’Agone.

Alla base del Simposio, una delle finzioni letterarie forse più riuscite di sempre – annota preliminarmente Ada – vi è un fatto reale: nel 416 a.C., infatti, Agatone riporta la vittoria con la sua prima tragedia in occasione delle feste Lenee. Dopo la vittoria, si tiene nella sua casa un simposio a cui partecipano importanti personaggi dell’Atene del tempo: come è consuetudine simposiale, i partecipanti propongono in successione un discorso sul tema prescelto, ovvero l’elogio di eros.

Dopo che Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane e Socrate hanno concluso i loro discorsi, fa la sua comparsa, inaspettato e non invitato, Alcibiade, completamente ubriaco, con tratti che lo accomunano a Dioniso (è ubriaco, è incoronato di edera e si presenta al suono del flauto). Invece che attenersi al tema, egli fa una deviazione, proponendo un elogio di Socrate.

La bellezza del filosofo

Nel suo discorso, Alcibiade paragona Socrate alle statuette di sileni esposte nelle botteghe degli artigiani: brutte all’esterno, ma che all’interno celano immagini divine. Come dire: pur non essendo bello esteriormente, Socrate ha in sé un grandissimo tesoro (la sapienza), che emerge solo una volta che venga “aperto”. Egli disprezza i beni esteriori (la bellezza, la ricchezza e gli onori), ritenendo invece che l’uomo debba curarsi solo dell’interiorità.

Il vero ἔρως quindi – osserva Jacopo – si traduce in un’aspirazione incessante e dinamica alla bellezza, cioè al Bene, di cui il Bello è emanazione. Come si dice nel Fedro, l’Amore eleva e mobilita l’uomo e l’anima (ψυχαγωγία) guidandolo verso il mondo perfetto e puro delle Idee. L’amore è dunque mediatore a livello verticale, perché congiunge l’uomo alle essenze divine, ma anche a livello orizzontale, perché armonizza e ordina il cosmo, oltre a unire i filosofi tra loro.

Socrate è da Alcibiade presentato come “eros fatto a persona”: un eros che è desiderio del bello, tensione mai sazia verso la sapienza, che è quanto di più bello esista. In questo, appunto, Socrate è vero “filosofo”.


Mettersi alla prova, ma non solo…

Nel bilancio dell’Agone Eleatico, ovviamente, non entra in gioco solo la competizione – con se stessi, con Platone, con gli altri concorrenti – ma soprattutto l’esperienza umana.

«L’esperienza di Ascea», osserva Ada, «mi ha consentito di mettermi alla prova in un ambiente diverso da quello ormai “famigliare” dell’aula di scuola, ma allo stesso tempo è stata una bella occasione per stringere nuove amicizie e per confrontarmi con altri ragazzi che condividono con me la passione per le discipline umanistiche e per il mondo antico». Il passo assegnato, «non era particolarmente complesso dal punto di vista sintattico, ma per una efficace resa lessicale richiedeva la conoscenza complessiva dell’opera, almeno a grandi linee».

Nel corso dei tre giorni è stata anche molto apprezzata «la visita al sito archeologico di Elea-Velia, così come la lezione sul Simposio e sul Fedro della professoressa Palumbo. Ma mi sono rimasti impressi soprattutto i momenti di svago trascorsi insieme agli altri ragazzi. A chi vuole partecipare ad un’esperienza di questo tipo consiglierei di leggere, almeno in italiano, gli autori o le opere oggetto della prova, con l’eventuale supporto di un commento che possa aiutare a fornire un’interpretazione del testo. Per preparare l’Agone Eleatico io mi ero procurata l’edizione del Simposio di Nucci e Centrone, oltre che alcuni testi suggeritimi dalla mia insegnante di filosofia».

In sintesi, «si è trattato, senza dubbio, di una splendida occasione, sia dal punto di vista culturale che umano».

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