Dalla sofferenza a una sorte migliore?

Come ho già avuto modo di segnalare, nel nuovo Brothers Poem di Saffo (in corso di pubblicazione da parte di D. Obbink), la quarta strofa mi sembra porre problemi linguistici e di senso che fanno molto dubitare sulla correttezza del testo tramandato dal papiro. Per restituire congruenza alla frase, proporrei di leggere i vv. 13-14 in questo modo:

Θαυμαστόν τι χρῆμα (dipinto di Ercolano detto “Saffo”)
Θαυμαστόν τι χρῆμα: la cosiddetta
“Saffo” di Ercolano

τοίς κε βόλληται βασίλευς Ὀλύμπω
δαίμον’ ἐκ πόνων ἐπ᾽ἀρήον᾽ ἤδη
περτρόπην, κῆνοι μ̣άκαρες πέλονται
καὶ πολύολβοι.

Avremmo quindi τοίς (correzione mia) invece che τῶν ed ἐπ᾽ ἀρήον᾽ (che riutilizza la correzione di Martin West ἐπ᾽ ἄρηον), concordato con δαίμον(α), al posto di ἐπάρωγον (o ἐπάρηγον).

Otterremmo un senso e un’espressione soddisfacenti: «coloro che il re dell’Olimpo vuole far passare immediatamente dalla sofferenza a una sorte ormai migliore, sono loro che sono felici e molto fortunati».

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