Euristeo si nasconde nella giara

Euristeo si nasconde nella giara (kylix del VI sec. a.C.)

Mi è capitato recentemente di “scoprire” quattro lemmi assenti dal GI: li segnalo, nella speranza che queste poche osservazioni possano essere utili a qualcuno.

Traducendo alcune pagine della Biblioteca di pseudo-Apollodoro, nel passo che riguarda la cattura del leone di Nemea da parte di Eracle, si racconta che Euristeo rimase così impressionato del coraggio dell’eroe che – temendo per la propria incolumità – non gli permise di entrare in città; il mitografo aggiunge che Euristeo,

δείσας καὶ πίθον ἑαυτῷ χαλκοῦν εἰσκρυβῆναι ὑπὸ γῆν κατεσκεύασε

«per il terrore, si era nascosto (εἰσκρυβῆναι) in una giara di bronzo da lui fatta preparare sotto terra» (II 76 ed. Wagner). Tuttavia il lemma εἰσκρύπτω non è presente in nessun vocabolario, nemmeno nel glorioso LSJ.

L'edizione della <i>Biblioteca</i> di Apollodoro curata da P. Scarpi

L’edizione della Biblioteca di Apollodoro curata da P. Scarpi

Sempre nella Biblioteca (in italiano disponibile nell’edizione di P. Scarpi, con la traduzione di M. G. Ciani, nella prestigiosa collana «Lorenzo Valla» della Mondadori) si legge la scena nella quale Palamede smaschera la finta pazzia inscenata da Odisseo per non partire per la guerra di Troia (Epitome 3, 7 ed. Wagner):

ἁρπάσας δὲ Τηλέμαχον ἐκ τοῦ κόλπου τῆς Πηνελόπης ὡς κτενῶν ἐξιφούλκει.

Palamede «dopo aver strappato Telemaco dalle braccia di Penelope, sguainò la spada (ἐξιφούλκει) come se avesse intenzione di ucciderlo». Anche in questo caso il verbo ξιφουλκέω (di cui ἐξιφούλκει è evidentemente l’imperfetto alla III p.s.) è assente sia nel LSJ sia nel GI.

Da un controllo sul TLG online, effettuato sulla stringa di ricerca ξιφουλκ*, escono 32 risultati, la maggior parte dei quali è riconducibile al sostantivo ξιφουλκία e all’aggettivo ξιφουλκός (entrambi puntualmente registrati nei vocabolari); il verbo è presente solo in pseudo-Apollodoro (in entrambi i codici, quello vaticano e quello sabbaitico) e in un passo della Oratio in Sebastocratorem Constantinum Angelum del retore Gregorio di Antiochia, in cui ricorre il participio ξιφουλκοῦντες.

L’Elena euripidea ed. BUR

Il terzo caso di questa «ricerca del lemma perduto» rimanda a un altro passo dell’Epitome dello pseudo-Apollodoro (6, 30 ed. Wagner), quando si racconta per sommi capi la vicenda del νόστος di Menelao dalla guerra di Troia (fra l’altro si fa riferimento a quella versione del mito, a noi nota soprattutto grazie all’Elena di Euripide, secondo cui non Elena in carne ed ossa sarebbe andata a Troia, ma un suo fantasma):

Μενέλαος δὲ πέντε ναῦς τὰς πάσας ἔχων μεθ᾽ἑαυτοῦ προσσχὼν Σουνίῳ τῆς Ἀττικῆς ἀκρωτηρίῳ κἀκεῖθεν εἰς Κρήτην ἀπορριφεὶς πάλιν ὑπὸ ἀνέμων μακρὰν ἀπωθεῖται, καὶ πλανώμενος ἀνά τε Λιβύην καὶ Φοινίκην καὶ Κύπρον καὶ Αἴγυπτον πολλὰ συναθροίζει χρήματα. Καὶ κατά τινας εὑρίσκεται παρὰ Πρωτεῖ τῷ τῶν Αἰγυπτίων βασιλεῖ Ἑλένη, μέχρι τότε εἴδωλον ἐκ νεφῶν ἐσχηκότος τοῦ Μενελάου. Ὀκτὼ δὲ πλανηθεὶς ἔτη κατέπλευσεν εἰς Μυκήνας,, κακεῖ κατέλαβεν Ὀρέστην μετεληλυθότα τὸν τοῦ πατρὸς φόνον. Ἐλθὼν δὲ εἰς Σπάρτην ‹τὴν› ἰδίαν ἐκτήσατο βασιλείαν. Καὶ ἀποθανατισθεὶς ὑπὸ Ἥρας εἰς τὸ Ἠλύσιον ἦλθε πεδίον μεθ᾽ Ἑλένης.

Menelao con tutte le sue cinque navi approda al Sunio, promontorio dell’Attica e di qui, sospinto di nuovo dai venti verso Creta, si allontana di molto e va errando tra Libia e Fenicia, Cipro e l’Egitto e raccoglie molte ricchezze. Alcuni dicono che in Egitto, presso il re Proteo, ritrova Elena: fino ad allora infatti aveva avuto con sé solo un fantasma fatto di nuvole. Errò per otto anni e poi approdò a Micene, qui trovò Oreste che aveva vendicato l’uccisione del padre. Tornato a Sparta, riconquistò il suo regno. Poi Era lo fece immortale ed egli se ne andò ai Campi Elisi, insieme con Elena (trad. di M. G. Ciani).

Il verbo ἀποθανατίζω (ἀποθανατισθείς, participio aoristo passivo sarebbe letteralmente «essendo stato reso immortale») non è attestato nei vocabolari. Eppure, come emerge da un controllo anche rapido sul TLG, è presenta anche in altri contesti, seppure in modo sporadico, e sulla scia di ἀποθανατίζω risultano attestate anche forme (ἀποθανατώσῃ, ἀποθανατέον) che rimanderebbero ad un parimenti ignorato ἀποθανατόω. È vero d’altra parte che in quest’ultimo caso ci si trova di fronte ad attestazioni decisamente peregrine.

Per concludere questa rassegna, nel GI è assente la denominazione geografica del Κριοῦ μέτωπον, il promontorio “Capo d’Ariete” a sud di Creta, citato in vari passi della Geografia di Strabone (nel vocabolario di Montanari è però presente Κριός come nome proprio, ma il lemma completo è citato nel Rocci e nell’appendice dei nomi geografici presente nell’edizione del Liddell-Scott curata da Cataudella).

Il prof. F. Montanari, a cui ho inviato queste segnalazioni, ha assicurato che ne terrà conto nella futura IV edizione del GI.

Καιρός, ed. HoepliMi intrometto in questa interessante e utile disamina proposta da M. C., per segnalare che talvolta anche in testi che rientrano nella comune esperienza didattica si riscontrano (se pure molto occasionalmente) voci non attestate nei vocabolari, e non mi riferisco ovviamente ai nomi propri, che fanno storia a sé. Recentemente, ad esempio, nel volume di versioni che ho in adozione (Καιρός della Hoepli) mi è capitato di incappare (versione 71 pag. 211) in προσανελθόντες (Eliano, De natura animalium, VIII 19), participio di un προσανέρχομαι completamente ignorato da tutti i vocabolari, LSJ compreso. [R. R.]

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L’autore di questo articolo:

Immagine 154Sono Marcello Castangia, nato a Sassari nel 1986, ho conseguito la laurea in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” e l’abilitazione all’insegnamento delle materie letterarie, del latino e del greco presso l’Università di Sassari.

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