Chi ha paura delle
36 ore settimanali?

Mi capita a fagiolo il motto dell’Azzecca-garbugli manzoniano: «grida fresca, son quelle che fanno più paura!». Lo trasformerei in: «governo fresco, sono quelli che fanno più paura!».

Stefania Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione

Stefania Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione

Nel senso che, presi dalla fregola di far grandi cambiamenti per ben distinguersi dai predecessori, i ministri non sempre dimostrano idee chiare sulle opportunità da perseguire.

Annunci e ritrattazioni sul famigerato DDL Giannini-Reggi sono a tal proposito molto eloquenti…

Niente di nuovo sotto il sole: i mali della scuola sono da imputare a quegli emeriti fannulloni che sono gli insegnanti (… ette pareva!), con le loro scandalose 18 ore settimanali di lavoro!

Da insegnante mi sentirei chiamato in causa, ma anche no, perché – sempre usando le parole di Manzoni – (questa volta a proposito di… Don Abbondio!) ho dalla mia parte «il testimonio consolante della coscienza».

Ma mi viene il capriccio di fare un esperimento: proviamo a calcolare quante ore ho effettivamente svolto nell’anno scolastico appena concluso. Dico effettivamente, cioè tenendo conto di tutto l’indotto, e facendo affiorare l’iceberg che sta sotto le fatidiche 18 ore di cattedra. Scoprirò l’acqua calda? Sicuramente sì, ma per chi non vive nella scuola potrebbe essere un utile promemoria.

Il lavoro che mi porto a casa dopo le 18 ore non è neanche così difficile da quantificare. Ma vediamo di fare qualche conto.

  1. compiti scritti: 38 (20 in una classe e 18 nell’altra, fra latino e greco, nei due quadrimestri);
  2. test per l’orale: 9 (a risposta aperta: questi test sono per me indispensabili, per tenere monitorata la preparazione degli studenti).

Totale: 47 prove, in classi composte in media di 25 studenti, per un totale di 1175 prove da correggere. Ovviamente non nell’orario di servizio.

E ora vediamo un calcolo approssimativo sul tempo: quanto ci vuole, in media, per correggere un compito di latino o di greco? Dipende, ovviamente. Certamente molto meno che per correggerne uno d’italiano (in questo non invidio i colleghi, che sono messi peggio di me!), ma almeno 8 minuti l’uno, minimo minimo, li vogliamo concedere?

Bene, alla fine sono 9400 minuti, per un totale di circa 157 ore.

E ora veniamo agli altri impegni che sono parte integrante della funzione docente (traggo i dati dal programma annuale delle attività, stabilito dal dirigente a settembre):

  1. ricevimenti genitori (individuali e generali): 24 ore
  2. consigli di classe: 16 ore
  3. collegi docenti: 20 ore

Totale: 157 + 24 + 16 + 20 = 217 ore di lavoro sommerso, numero che diviso per 33 (numero delle settimane di scuola) porta a 6,5 ore la settimana oltre le 18. Quindi siamo già a 24 ore e mezza ore settimanali di lavoro documentato e documentabile.

Manca all’appello il tempo necessario per disbrigare le urgenze burocratiche (aggiornamento registri, preparazione materiale delle verifiche che andranno somministrate…): quanto tempo la settimana? Almeno mezz’ora? (È l’equivalente 6 minuti al giorno).

Così siamo già a 25 ore la settimana.

Stanford: costo $ 58.846 l'anno

Stanford University: costo annuo $ 58.846

Senza contare il tempo per studiare e preparare le lezioni, che non si può quantificare.

A questo punto, francamente, l’idea delle 36 ore settimanali non mi spaventa affatto. Ma sia chiaro: non mi porterò niente da fare a casa: niente compiti, niente correzioni, niente preparazione. Non farò nulla oltre le 36 ore.

È ovvio che questa ventilata riforma (?) in realtà prospetta un nuovo modello di scuola, nel quale gli insegnanti non dovranno fare altro che accudire gli adolescenti per il tempo in cui staranno nell’edificio scolastico.

Con una prevedibile ripresa delle scuole private, cui si prospetta la ghiotta possibilità di offrire una scuola di qualità, senza la concorrenza della scuola pubblica.

Del resto, non è quello che succede anche negli Stati Uniti?

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