Diario di uno sfaccendato

Chi ha paura delle
36 ore settimanali?

Mi capita a fagiolo il motto dell’Azzecca-garbugli manzoniano: «grida fresca, son quelle che fanno più paura!». Lo trasformerei in: «governo fresco, sono quelli che fanno più paura!».

Stefania Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione
Stefania Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione

Nel senso che, presi dalla fregola di far grandi cambiamenti per ben distinguersi dai predecessori, i ministri non sempre dimostrano idee chiare sulle opportunità da perseguire.

Annunci e ritrattazioni sul famigerato DDL Giannini-Reggi sono a tal proposito molto eloquenti…

Niente di nuovo sotto il sole: i mali della scuola sono da imputare a quegli emeriti fannulloni che sono gli insegnanti (… ette pareva!), con le loro scandalose 18 ore settimanali di lavoro!

Da insegnante mi sentirei chiamato in causa, ma anche no, perché – sempre usando le parole di Manzoni – (questa volta a proposito di… Don Abbondio!) ho dalla mia parte «il testimonio consolante della coscienza».

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L’ignoranza acceca gli uomini

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Luciano di Samosata

Il passo scelto quest’anno dal MIUR per la prova di greco dell’Esame di Stato (ovviamente per i licei classici) è di Luciano di Samosata, tratto dall’operina Περὶ μὴ τοῦ ῥᾳδίως πιστεύειν διαβολῇ (Calumniae non temere credendum, secondo la convenzione di citare queste opere con il titolo latino), ovvero Non si deve facilmente credere alla calunnia

Appartiene a quel novero di opere normalmente catalogate come “saggi retorici”, ma nel nostro caso mi sembra più convincente, con V. Longo (Utet, 1993), ritenerlo un «saggio psicologico sulla calunnia», piuttosto che uno sfoggio di mera esibizione retorica. In effetti l’indagine, che parte indicando l’ignoranza come responsabile del destino tragico dell’uomo, propone istanze di natura didascalica e filosofica che dimostrano una serietà di intenti probabilmente da ascrivere al «periodo filosofico» dell’autore (cioè fra il 160-165 d.C.), quando Luciano, disamoratosi della futilità della retorica, si andava interessando a temi di una certa serietà.

Ma veniamo a esaminare il testo. Siamo proprio all’inizio dell’opera: 

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«Classici Live!» a Reggio Emilia

classiciliveSegnalo quest’iniziativa del mio liceo, in collaborazione con altri due della provincia di Reggio Emilia: Classici Live! Conversazioni sul mondo antico.

Un ciclo di tre incontri, accomunati dal filo della permanenza dei classici.

La formula scelta vuole privilegiare il coinvolgimento del pubblico, con un occhio particolare verso l’interazione fra serietà scientificaspettacolo.

Le conversazioni saranno intercalate da letture di testi, con accompagnamento musicale, dietro la regia di Monica Morini e Daniele Castellari: una sorta di “simposio” per riflettere sui classici, ascoltandone la viva voce.

Il primo incontro, che avrà luogo giovedì 27 febbraio, vedrà come ospite Mario Lentano (Università di Siena), che parlerà sul tema: “L’ultimo degli eroi. Come Enea divenne il capostipite dei Romani.”

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Sulla scrivania

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Acquistato l’estate scorsa, ma preso in mano solo ora, il libro di Canfora sulla guerra civile ateniese propone un affresco stupefacente e straordinariamente documentato di quello che per gli Ateniesi è stato un «anno inesistente», ovvero il 404/403, funestato dalla guerra civile fra oligarchici e democratici (il racconto parte un po’ prima, dal momento in cui la nave Paralos porta la notizia della disfatta di Egospotami: è il momento cruciale, nel quale Atene corre il rischio di essere «estirpata»).

Riconoscere che un conflitto è stato una guerra civile , cioè una guerra “tra cittadini” (cives), dipende dal vincitore. È il vincitore che concede, o non concede, al vinto tale riconoscimento. Che non significa annullare la distinzione tra torti e ragioni.

Gli Ateniesi non compirono mai questo sforzo. Nel loro calendario ufficiale l’anno della guerra civile (404/3) era indicato con una formula quasi surreale: «non governo» (ἀναρχία). Come se quell’anno non fosse mai esistito.

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La patente europea delle competenze in latino

certificazione_latinoTutti siamo a conoscenza – credo – delle varie certificazioni linguistiche di valenza internazionale proposte agli studenti, così pure come conosciamo bene l’ECDL (European Computer Driving Licence), ovvero la «Patente europea per l’uso del computer». Ovviamente, nulla da eccepire, anzi!

È per me una novità sorprendente la Certificazione Linguistica di Latino (CLL). Si tratta di una sperimentazione in corso da almeno da due anni, per lo meno a vedere il sito dell’U.S.R. Liguria e che sembra sia in fase di ridefinizione. Lo scopo è evidentemente di offrire un attestato valido a livello europeo, che certifichi le competenze in latino.

A tal proposito segnalo il seminario che si svolgerà il 4 dicembre prossimo dalle ore 15:30 alle 17:30 presso il Dipartimento di Scienze Linguistiche dell’Università Cattolica di Milano, con la collaborazione del Comitato “Elettra latina” per la promozione della cultura classica e la Consulta Universitaria degli Studi Latini (C.U.S.L.).

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Controstorie: la cultura greca e latina di fronte al presente

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Luciano de Nicolo, Equus Troianus

Parrhesia e aletheia, ovvero «libertà di parola» e «verità»: queste le parole d’ordine del «premio di scrittura» Classici Contro 2014, dal titolo: CONTROSTORIE. Alla ricerca di Aletheia, organizzato da Classici Contro, un progetto emanato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, con il contributo della delegazione locale dell’A.I.C.C.

Come recita il bando in epigrafe,

Un personaggio antico, una parola greca o latina, un’immagine del mondo classico diventano protagonisti di una scrittura satirica moderna, libera e multiforme, sulle tracce dei Classici contro.

Il fine del concorso, destinato agli studenti degli istituti della scuola secondaria, è quello di

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Insegnare Omero oggi

Odisseo nella grotta di Polifemo Jakob Jordaens secolo XVI (Museo Puskin, Mosca)
Jakob Jordaens (secolo XVI):
Odisseo nella grotta di Polifemo (Mosca, Museo Puskin)

Aggirandomi nel web alla ricerca di altro, mi sono imbattuto in un’intervista che l’amico Franco Ferrari, ha rilasciato qualche tempo fa (e pubblicata sul sito della Treccani) intitolata «Insegnare Omero oggi: colloquio con Franco Ferrari».

La vedo oggi per la prima volta e mi fa piacere condividerla, anche se risale all’ormai lontano 2007: anche ad anni di distanza, non è a mio avviso ozioso ritornare sull’argomento, come riflessione sul significato che la lettura dei testi classici riveste nella quotidiana attività didattica e – più in generale – nella nostra consapevolezza culturale.

Dopo una prima domanda, rivelatrice dell’impostazione “italianista” dell’intervistatore (sullo «spazio che hanno oggi nelle scuole superiori le traduzioni dei poemi omerici di Monti e Pindemonte»), l’attenzione si sposta poi sulla lunga dimestichezza del prof. Ferrari con la traduzione dei testi della letteratura greca (a proposito di Omero, ricordo la sua edizione UTET di Odissea, ristampata in veste economica).

Domanda: quali sono le «preoccupazioni e le difficoltà nello svolgere questo delicato lavoro» di traduzione dei testi classici? Della risposta articolata (alla quale rimando) segnalo il passaggio in cui l’intervistato osserva come

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Il greco e il latino al di là delle Alpi

Cnarela-Logo-2013_305x80Dal gruppo Facebook «Quelli che leggono il Notiziario» ricavo il link di una petizione della CNARELA (Coordination Nationale des Associations Régionales des Enseignants de Langues Anciennes), per la salvaguardia dell’insegnamento del latino e del greco in Francia.

Il testo della petizione, che sta sollevando un vivace serie di commenti sul gruppo FB e a cui si può accedere attraverso questo link, propone il quadro dello stato di salute dell’insegnamento delle materie classiche oltralpe. Non è molto roseo, a dire la verità e presenta molte analogie con la nostra situazione (è forse lo specchio del nostro non lontano futuro…).

La petizione ha l’eloquente titolo «salviamo l’insegnamento del latino e del greco in Francia»: ne propongo la traduzione, scusandomi per gli eventuali errori.

Mentre gli insegnanti di lettere classiche danno quotidianamente prova del loro dinamismo e delle loro competenze in materia di innovazione, l’insegnamento del latino, del greco e delle culture dell’antichità è oggi gravemente minacciato.

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