Socrate e la politica

Socrate (attr. a Lisippo)

Mi sembra che quest’anno i funzionari ministeriali siano stati – tutto sommato – abbastanza clementi nella scelta del compito di greco di seconda prova dell’Esame di Stato: il passo di Platone era lunghetto, ma molto noto e non particolarmente difficile.

Si tratta di un momento della Apologia di Socrate, nella quale il maestro di Platone rivendica i propri meriti di cittadino che ha sempre regolato il proprio atteggiamento sulla giustizia – quale che fosse il regime vigente ad Atene – anche a rischio della propria incolumità personale.

Ecco il passo, intitolato dal Ministero: Socrate e la politica.

Ἐγὼ γάρ, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, ἄλλην μὲν ἀρχὴν οὐδεμίαν πώποτε ἦρξα ἐν τῇ πόλει, ἐβούλευσα δέ· καὶ ἔτυχεν ἡμῶν ἡ φυλὴ Ἀντιοχὶς πρυτανεύουσα ὅτε ὑμεῖς τοὺς δέκα στρατηγοὺς τοὺς οὐκ ἀνελομένους τοὺς ἐκ τῆς ναυμαχίας ἐβουλεύσασθε ἁθρόους κρίνειν, παρανόμως, ὡς ἐν τῷ ὑστέρῳ χρόνῳ πᾶσιν ὑμῖν ἔδοξεν. Τότ’ ἐγὼ μόνος τῶν πρυτάνεων ἠναντιώθην ὑμῖν μηδὲν ποιεῖν παρὰ τοὺς νόμους καὶ ἐναντία ἐψηφισάμην· καὶ ἑτοίμων ὄντων ἐνδεικνύναι με καὶ ἀπάγειν τῶν ῥητόρων, καὶ ὑμῶν κελευόντων καὶ βοώντων, μετὰ τοῦ νόμου καὶ τοῦ δικαίου ᾤμην μᾶλλόν με δεῖν διακινδυνεύειν ἢ μεθ’ ὑμῶν γενέσθαι μὴ δίκαια βουλευομένων, φοβηθέντα δεσμὸν ἢ θάνατον. Καὶ ταῦτα μὲν ἦν ἔτι δημοκρατουμένης τῆς πόλεως· ἐπειδὴ δὲ ὀλιγαρχία ἐγένετο, οἱ τριάκοντα αὖ μεταπεμψάμενοί με πέμπτον αὐτὸν εἰς τὴν θόλον προσέταξαν ἀγαγεῖν ἐκ Σαλαμῖνος Λέοντα τὸν Σαλαμίνιον ἵνα ἀποθάνοι, οἷα δὴ καὶ ἄλλοις ἐκεῖνοι πολλοῖς πολλὰ προσέταττον, βουλόμενοι ὡς πλείστους ἀναπλῆσαι αἰτιῶν. Τότε μέντοι ἐγὼ οὐ λόγῳ ἀλλ’ ἔργῳ αὖ ἐνεδειξάμην ὅτι ἐμοὶ θανάτου μὲν μέλει, εἰ μὴ ἀγροικότερον ἦν εἰπεῖν, οὐδ’ ὁτιοῦν, τοῦ δὲ μηδὲν ἄδικον μηδ’ ἀνόσιον ἐργάζεσθαι, τούτου δὲ τὸ πᾶν μέλει. Ἐμὲ γὰρ ἐκείνη ἡ ἀρχὴ οὐκ ἐξέπληξεν, οὕτως ἰσχυρὰ οὖσα, ὥστε ἄδικόν τι ἐργάσασθαι, ἀλλ’ ἐπειδὴ ἐκ τῆς θόλου ἐξήλθομεν, οἱ μὲν τέτταρες ᾤχοντο εἰς Σαλαμῖνα καὶ ἤγαγον Λέοντα, ἐγὼ δὲ ᾠχόμην ἀπιὼν οἴκαδε.

Ed ecco la traduzione, con qualche (sparuta) annotazione di commento:

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Atene ha sempre difeso la libertà

Ecco un passo tratto dall’orazione Sulla corona, di Demostene.

Prima di procedere, vediamo gli antefatti.

Primavera del 336 a. C.: un certo Ctesifonte ateniese propone di conferire una corona d’oro a Demostene, in segno di riconoscenza dei suoi meriti nei confronti della città, per la quale ha speso grandi energie politiche, sacrificando anche parte delle proprie risorse economiche. La proclamazione solenne si sarebbe dovuta tenere a teatro, nel corso delle Grandi Dionisie, alla presenza del grande pubblico di Ateniesi e stranieri, convenuti per assistere alla rappresentazione delle tragedie “in cartellone” quella stagione.

La proposta di assegnare a Demostene la corona è approvata dalla Boulè (una sorta di “Consiglio di Stato”), ma l’incoronazione non avrà mai luogo, a causa dell’intervento di Eschine, il grande avversario di Demostene, che avanza contro Ctesifonte un’accusa di illegalità (γραφὴ παράνομον). Nel processo sarà Demostene stesso ad assumere le parti della difesa.

Ma passeranno ben 6 anni prima che il processo venga istruito (… a proposito di ritardi della giustizia!). Non è chiaro il motivo di tale ritardo: forse per la situazione difficile di Atene dopo la sconfitta di Cheronea (338 a. C.), che consegna – praticamente – Atene e le poleis greche nelle mani di Filippo II e del regno di Macedonia.

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Atene è il sole della Grecia

Alla notizia della morte di Alessandro Magno, avvenuta a Babilonia il 10 giugno del 323 a.C., Atene intravide la possibilità di scrollarsi di dosso il giogo macedone e guidò un’insurrezione delle poleis greche, arrivando ad assediare la fortezza di Lamia, in Tessaglia, nella quale era stato costretto a rifugiarsi il generale macedone Antipatro, che era accorso per sedare la rivolta.

Le anime del partito antimacedone ateniese sono due personaggi di primo piano nel panorama culturale di fine IV secolo: gli oratori Demostene e Iperide.

Quest’ultimo pronunciò il λόγος ἐπιτάφιος, ovvero l’orazione funebre ufficiale per celebrare il valore dei soldati caduti in battaglia nel primo anno di guerra. L’anno successivo, con la definitiva sconfitta delle forze delle poleis alleate, tramontò la speranza di Atene di poter riacquistare l’indipendenza e Iperide, caduto nelle mani dei nemici, venne giustiziato. Stessa sorte subirà di lì a poco anche Demostene, che si suiciderà per non cadere nelle mani degli emissari di Antipatro.

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Bisogna far buon uso della retorica

Per chi è impegnato con la seconda prova degli Esami di Stato, propongo questo passo di Platone: molto significativo dal punto di vista del contenuto e non proibitivo sotto il profilo linguistico.

Δεῖ μέντοι τῇ ῥητορικῇ χρῆσθαι ὥσπερ τῇ ἄλλῃ πάσῃ ἀγωνίᾳ. Καὶ γὰρ τῇ ἄλλῃ ἀγωνίᾳ οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ πρὸς ἅπαντας χρῆσθαι ἀνθρώπους, ὅτι ἔμαθεν πυκτεύειν τε καὶ παγκρατιάζειν καὶ ἐν ὅπλοις μάχεσθαι, ὥστε κρείττων εἶναι καὶ φίλων καὶ ἐχθρῶν, οὐ τούτου ἕνεκα τοὺς φίλους δεῖ τύπτειν οὐδὲ κεντεῖν τε καὶ ἀποκτεινύναι. Οὐδέ γε μὰ Δία ἐάν τις εἰς παλαίστραν φοιτήσας εὖ ἔχων τὸ σῶμα καὶ πυκτικὸς γενόμενος, ἔπειτα τὸν πατέρα τύπτῃ καὶ τὴν μητέρα ἢ ἄλλον τινὰ τῶν οἰκείων ἢ τῶν φίλων, οὐ τούτου ἕνεκα δεῖ τοὺς παιδοτρίβας καὶ τοὺς ἐν τοῖς ὅπλοις διδάσκοντας μάχεσθαι μισεῖν τε καὶ ἐκβάλλειν ἐκ τῶν πόλεων. Ἐκεῖνοι μὲν γὰρ παρέδοσαν ἐπὶ τῷ δικαίως χρῆσθαι τούτοις πρὸς τοὺς πολεμίους καὶ τοὺς ἀδικοῦντας· οἱ δὲ μεταστρέψαντες χρῶνται τῇ ἰσχύϊ καὶ τῇ τέχνῃ οὐκ ὀρθῶς.

Puoi scaricare la traduzione, con un rapido commento linguistico!

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Agòn: non solo "versioni"!

Ho il piacere di presentare Agòn, l’eccellente volume di esercitazioni dal greco per il triennio preparato da Elena Guidi per i tipi dell’editore Cappelli.

Si tratta di una raccolta di versioni che si prefigge lo scopo di coniugare l’esigenza dell’esercizio linguistico con la riflessione letteraria ed è suddiviso in 5 sezioni:

  1. Promemoria: ripasso della grammatica e della sintassi attraverso esercizi mirati al consolidamento delle competenze linguistiche di base, con esempi di traduzione ragionata.
  2. Propedeutica: esercizi di passaggio (dal biennio al triennio e fra i vari anni del triennio) con esercizi specifici per la preparazione ai compiti in classe.
  3. Brani ordinati per generi letterari, per consentire di seguire l’evoluzione dei diversi generi di prosa, seguendo la scansione temporale. I testi sono sempre accompagnati da domande di comprensione letteraria e di riflessione linguistica.
  4. Brani assegnati all’esame di stato, utili per la preparazione della seconda prova d’esame (in particolare quest’anno, che è uscito greco scritto!).
  5. Rassegna degli autori, con breve biografia e considerazioni di natura stilistica, oltre che linguistica.

Si tratta quindi di un’opera completa e stimolante, che va ben al di là di quanto normalmente proposto dagli eserciziari e si dimostra un volume ideale per accostare l’esercizio linguistico allo studio dei testi e degli autori della letteratura.


Ecco qui di seguito una pagina d’esempio (dalla sezione delle prove per genere: l’oratoria):

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Il proprio "io" è il rifugio più sicuro

Ho recentemente preso in considerazione un passo molto interessante di quel “diario personale” di Marco Aurelio, comunemente noto – in italiano – con il titolo di Ricordi, ma che in greco suona ben più suggestivamente: Εἰς ἑαυτόν (A se stesso).

L’imperatore romano del II secolo d.C. propone la riscoperta dell’intimità, attraverso una prosa densa, fatta di rapide pennellate, che risente senz’altro della lezione di Seneca, anticipando quello straordinario “monologo interiore” che saranno le Confessioni di S. Agostino.

(A sinistra, busto dell’imperatore M. Aurelio. Roma, Musei Capitolini)

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