Ma vale la pena di tradurre i testi greci e latini?

Oggi corvée “correzione-compiti-in-classe” (un bel passo di Erodoto assegnato in seconda). Nella pausa che mi prendo sempre dopo il settimo, ho incrociato un articolo di Luciano Canfora, pubblicato una decina di giorni fa ne «Il club de La lettura» del Corriere della Sera: mi era completamente sfuggito e lo recupero con grande piacere, anche se non è proprio “fresco di giornata”.

L'assioma di Canfora è sorprendente: se non traduci ti condanni al sottosviluppo...

L’assioma di Canfora è sorprendente: se non
traduci ti condanni al sottosviluppo…

Leggere gli scritti di Canfora è sempre stimolante («fa sempre piacere avere a che fare con una persona intelligente», diceva Smerdjakov) e poi oggi l’argomento mi capita proprio “a fagiolo”:

Chi non traduce
rinuncia a pensare

Dietro a questo titolo clamoroso (probabilmente dovuto alla redazione del Corriere, più che all’autore), l’articolo sottolinea come il tradurre sia «la più vitale delle attività umane»: già se ne accorse Erodoto, che – da grande viaggiatore qual era – riconobbe «tradotto» nel pantheon greco molto del sistema divino egiziano. Tradurre significa infatti mediare i contenuti di culture e civiltà diverse. Secondo Canfora si arriva poi all’estremo, per cui i popoli che non traducono si condannano a un vicolo cieco: o diventano pericolosi o rimangono in condizione di sottosviluppo. (altro…)

Tempo di Ἀγῶνες

Il geografo Strabone, dalla cui opera è stato tratto il passo assegnato nell'Agone Placidiano

Il geografo Strabone, dalla cui opera è stato tratto il passo assegnato nell’Agone Placidiano

Lo scorso sabato 6 aprile si è tenuto il V Agone Placidiano, organizzato  dal Liceo “Dante Alighieri” di Ravenna (in collaborazione con la Delegazione di Ravenna dell’AICC “Manara Valgimigli” e con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna).

Gli studenti, provenienti da varie sedi d’Italia, si sono trovati ad affrontare la traduzione dal greco in italiano e il commento di un passo di Strabone, tratto dal V libro della Geografia, sull’interessante tema «Roma agli occhi dei Greci» (su Picasa è possibile vedere alcune foto della manifestazione).

I vincitori, che saranno premiati pubblicamente il 18 maggio prossimo, avranno la possibilità di partecipare alla II edizione delle Olimpiadi Nazionali delle Lingue e Civiltà Classiche che si terrà a Napoli dal 28 al 31 maggio p.v. (altro…)

Il termine naturale del nostro viaggio

Statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio
(Roma, Musei Capitolini)

Tempo fa, cercando un brano da assegnare per la terza liceo, mi sono imbattuto in un bel passo di Marco Aurelio (in realtà ho poi optato per un meno interessante – ma linguisticamente più rassicurante – Isocrate): l’imperatore filosofo è per me una lettura sempre stimolante e suggestiva, con quel suo modo di riflettere così caratteristicamente «antiretorico» che affascina irresistibilmente (è stato giustamente osservato che, con un maestro quale Frontone, Marco Aurelio ha acquisito una sicura padronanza degli strumenti retorici: nella sua prosa, però, egli riesce abilmente a dissimulare ogni artificio).

Marco Aurelio rivolge a se stesso (Τὰ εἰς ἑαυτόν «pensieri rivolti a se stesso» è il titolo della sua opera) una serie di esortazioni che percorrono i temi più importanti dell’esperienza umana, cercando di indagare, attraverso il filtro della filosofia stoica, il senso più profondo della vita, che altrimenti rischia di sfuggire, soffocato dalle occupazioni quotidiane. (altro…)

Il letamaio di Eraclito

Eraclito
(particolare da La scuola di Atene, di Raffaello)

Leggendo in vari siti internet (e anche sui giornali) le traduzioni del passo di Aristotele assegnato alla maturità, si riscontra un’incomprensione, in cui sono incappati anche traduttori esperti: il sostantivo ἰπνός, viene reso nell’accezione di “forno”, “cucina”, o semplicemente “fuoco”, davanti al quale si scalderebbe Eraclito.

Da qui traduzioni del tipo: «come si racconta che Eraclito parlasse ai forestieri che volevano incontrarlo, i quali, avvicinandosi, dopo averlo visto che si scaldava davanti al fuoco (πρòς τῷ ἰπνῷ), si bloccavano».

Ma perché questi suoi ospiti avrebbero mai dovuto bloccarsi, di fronte a lui che si scaldava davanti al fuoco? Che ci sarebbe di strano o di disgustoso, come peraltro il contesto richiede?

In realtà Eraclito si scaldava immerso nel letame e accoglieva gli ospiti nel letamaio.

Come infatti ci informa Diogene Laerzio (Eraclito, in Vite dei filosofi IX 1.3), il filosofo avrebbe cercato di curare la sua idropisia riscaldandosi con sterco bovino in un letamaio. Da qui l’esitazione e lo schifo dei suoi visitatori.

Non il caso, ma la finalità regna nelle opere della natura

Interessante e impegnativo il passo scelto dalla commissione ministeriale per i maturandi di quest’anno.

Avrei voluto proporre un video con la traduzione ragionata, ma attualmente sono in condizioni di emergenza, perché sono privo di connessione internet (aspettando l’allacciamento di FastWeb).

Vedrò se la situazione si sbloccherà a breve (è circa un mese che sono in attesa!).
Per il momento, in bocca al lupo a tutti!

Chi comanda decide cosa sia giusto e cosa no

Il celeberrimo ritratto di Platone (con le sembianze di Leonardo da Vinci) proposto da Raffaello ne "La scuola di Atene"

Come avevo già anticipato, inizio oggi a proporre il primo di una serie di passi d’autore, per offrire la possibilità di esercizio agli studenti di terza liceo che saranno chiamati, fra poco più di due mesi, ad affrontare la versione di greco nella seconda prova d’Esame di Stato (quello che un tempo si chiamava esame di maturità).

Partiamo dunque da un famoso passo dal primo libro della Repubblica di Platone, nel quale il sofista Trasimaco, discutendo con Socrate, afferma con forza la sua idea, secondo la quale le leggi non sono altro che lo strumento di chi detiene il potere, per affermare i propri interessi. Secondo tale opinione, il diritto non si baserebbe dunque su ciò che è giusto, ma su ciò che è utile per chi governa.

Socrate nel corso del dialogo confuterà questa tesi, seguendo la sua caratteristica tecnica “maieutica”, che consiste nell’interpellare l’interlocutore ponendogli domande incalzanti, fino a farlo cadere in contraddizione. L’asserto iniziale risulta alla fine confutato proprio da colui che l’aveva proposto.
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