La “Spoon River” ellenica

Un bel volume sugli epitaffi greci di recente pubblicazione

È uscito lo scorso anno, nella meritoria collana Bompiani “Il pensiero occidentale”, il volume EPITAFFI GRECI che raccoglie l’edizione di Werner Peek delle epigrafi sepolcrali greche, a cura di Emanuele Lelli. Traduzione del compianto Franco Mosino.

Giunge veramente opportuna e gradita l’edizione italiana di quest’opera monumentale che raccoglie testimonianze di testi composti da poeti sconosciuti, per uomini e donne che hanno lasciato in tal modo il loro ricordo nei secoli.

«Sfogliare le “pagine di pietra” di questo affascinante repertorio – osserva il curatore – mette di fronte il lettore a migliaia di individui: uomini e donne, bambini e anziani, che vissero e morirono nelle più diverse situazioni. Mette di fronte il lettore, in una parola, alla vita».

Sfogliando le pagine, capita di trovare delle vere e proprie perle, come ad esempio l’epitaffio n. 1364:

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I grandi miti greci

Vale la pena segnalare una nuova collana che sta uscendo in edicola, per iniziativa del “Corriere della Sera”: Grandi Miti Greci: volumetti piuttosto agili, di circa 160 pagine e dal taglio “solidamente” divulgativo, coordinata da Giulio Guidorizzi, cui si deve la prima monografia, dedicata a Edipo.

Di settimana in settimana, per un totale di 30 uscite, saranno proposte (in un ordine abbastanza casuale, a quel che sembra) le vicende di divinità e di eroi, partendo da Edipo fino a Sisifo, passando dai vari Apollo, Circe, Ulisse, ecc.

Sono usciti finora Edipo. Il gioco del destino, a cura, per l’appunto, di G. Guidorizzi e Dioniso. L’esaltazione dello spiritoa cura di R. Mussapi.

La struttura dei volumi presenta la medesima scansione in rubriche: dopo un’introduzione generale, si passa a “Il racconto del mito”, chiuso da una genealogia del personaggio; seguono le “Variazioni sul mito”, con le riprese antiche e moderne del mito stesso, poi abbiamo un’“Antologia” di passi letterari e infine la bibliografia “Per saperne di più”, molto essenziale, ma adeguata alla destinazione di questi volumetti.

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Archiloco

Benvenuta e opportuna, definivo qualche giorno fa l’edizione di Saffo curata da Camillo Neri: lo stesso vale per la nuova edizione di Archiloco, curata da Anika Nicolosi (Archiloco. Testimonianze e frammenti, Aracne editrice, novembre 2017).

Anche Archiloco è stato effettivamente gratificato da recenti ritrovamenti papiracei, che hanno irrimediabilmente invecchiato le edizioni precedenti (fra quelle facilmente reperibili, citiamo la BUR curata da Nicoletta Russello, che risale all’ormai lontano 1993).

È quindi veramente meritoria questa nuova, splendida edizione, che ancor di più testimonia la vitalità dell’editoria cosiddetta “minore” nel valorizzare le proposte di alta qualità.

Il ritrovamento recente più sensazionale, qui proposto per la prima volta in italiano al grande pubblico con traduzione e commento, è l’elegia di argomento mitologico rinvenuta in P.Oxy. 4708 fr. 1 (pubblicata per la prima volta da D. Obbink nel 2005).

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Saffo: un’edizione esemplare

Decisamente benvenuta è la nuova edizione di Saffo uscita per Rusconi lo scorso mese di novembre.

Benvenuta e opportuna, soprattutto in considerazione delle spettacolari nuove acquisizioni papiracee che hanno arricchito il corpus – ahimè – assai frammentario della poetessa.

Ricordiamo in particolare il Papiro di Colonia (pubblicato nel 2007) contenente la cosiddetta “ode della vecchiaia” (battezzata da Franco Ferrari col nome di “senilità”) e, più recentemente, la ormai celebre Ode dei fratelli (2014), cui grecoantico.it ha dedicato ben tre articoli (19.01.2014: Se Larico diventasse finalmente uomo!; 30.01.2014: Carasso, Larico e… gli accusativi; 11.02.2014: Dalla sofferenza a una sorte migliore?).

Tutto questo nuovo materiale trova finalmente la sua giusta collocazione, con traduzione e ampio, articolato commento, nell’edizione curata da Camillo Neri e Federico Cinti, Saffo. Poesie, frammenti e testimonianze, un bel volume di quasi 500 pagine.

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I Greci e il potere

Chi comanda nella città?

Su questa molto semplice domanda si sviluppa il recente volumetto di Mario Vegetti (Carocci Editore, Roma, febbraio 2017), che in poco più di cento pagine introduce il lettore «a una sorta di visita guidata in uno dei più straordinari laboratori di pensiero politico nella storia d’Occidente».

Attraverso la lettura dei testi, l’autore (talmente noto che sarebbe quasi un affronto farne la presentazione) propone una sorta di «dibattito a più voci», incentrato sul problema della legittimazione e della giustificazione del potere. Un dibattito che coinvolge non solo uomini politici e filosofi, ma anche poeti e storici, in un arco di tempo che abbraccia la grecità a partire dall’età arcaica, fino ad arrivare all’Ellenismo.

È una sorta di “laboratorio” particolarmente vivace, che tocca uno dei nervi “vitali” della frammentata società greca. La riflessione sulla legittimità del potere trova la sua motivazione proprio dalle assenze che, secondo Vegetti, «assumono i tratti di una acuta crisi di sovranità»: assenza di un apparato statale centralizzato, assenza di autorità sacerdotali che ratifichino la consacrazione dei sovrani, assenza di una tradizione secolare (e mancanza di un Libro di ispirazione divina).

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Finalmente Plutarco!

I Moralia di Plutarco nell’edizione Bompiani

Τῶν δὲ τολμημάτων τὰ παράβολα καὶ μεγάλα πράττειν ἔφη δεῖν, ἀλλὰ μὴ βουλεύεσθαι: con questo apoftegma che Plutarco riferisce a Cesare («diceva che le imprese straordinarie si devono fare, non concepire») viene presentata quella che, effettivamente, ha tutti i carismi di una impresa straordinaria e benvenuta (oltre che molto attesa): la pubblicazione completa in un unico, monumentale volume, dei Moralia di Plutarco: ben 85 opuscoli (alcuni di dubbia attribuzione), con l’aggiunta dei frammenti a costituire il numero 86.

Il tutto per la bellezza di oltre 3000 pagine.

Meritorio volume, uscito nel giugno di quest’anno per i tipi della Bompiani: è il coronamento un’operazione iniziata molti anni fa da Giuliano Pisani, coordinatore dell’opera insieme con Emanuele Lelli (fra il 1989 e il 1992 Pisani aveva pubblicato tre volumi, per le edizioni Biblioteca dell’Immagine di Pordenone).
Ora finalmente è disponibile questa che è la prima edizione completa dei Moralia con traduzione italiana e testo a fronte.

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Una lettura… “geniale”!

Ventinove anni, bionda, occhi azzurri, tatuaggi.
Andrea Marcolongo è “il” grecista che non ti aspetti.
Ha una laurea in Lettere classiche, ha frequentato la scuola Holden di Baricco. Ha lavorato come ghost writer per Matteo Renzi, autrice del discorso sulla “generazione Telemaco”.

Poi si è dimessa perché non veniva pagata (questo me l’ha resa ancora più simpatica).

E qui finiamo con le note biografiche e veniamo al libro che mi ha piacevolmente colpito e che mi sento di consigliare.

La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco (Laterza) è qualcosa di meno – o forse qualcosa di più – di un saggio: è una sorta di “confessione” che racconta di un amore, quello per il greco classico e nasce dall’esigenza di pensare o meglio, di cercare di pensare, nel modo in cui pensavano i Greci, per penetrare meglio il loro orizzonte.

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L’uomo che contava le onde

Non è – come forse potrebbe sembrare – l’arguto titolo di un romanzo (mi viene da associarlo vagamente a L’uomo che guardava passare i treni di Simenon…): si tratta invece del titolo di una poco nota favola di Esopo, tramandata da Luciano di Samosata (Ermotimo, 84):

[Αἴσωπος] ἔφη γὰρ ἄνθρωπόν τινα ἐπὶ τῇ ἠϊόνι καθεζόμενον ἐπὶ τὴν κυματωγὴν ἀριθμεῖν τὰ κύματα, σφαλέντα δὲ καὶ ἄχθεσθαι καὶ ἀνιᾶσθαι, ἄχρι δὴ τὴν κερδὼ παραστᾶσαν εἰπεῖν αὐτῷ, Τί, ὦ γενναῖε, ἀνιᾷ τῶν παρελθόντων ἕνεκα, δέον τὰ ἐντεῦθεν ἀρξάμενον ἀριθμεῖν ἀμελήσαντα ἐκείνων;

Il corposo Dizionario della favola antica di Ch. Stocchi
Il corposo Dizionario della favola antica di Ch. Stocchi

[Esopo] narrò che un uomo se ne stava seduto sulla spiaggia a contare le onde che si abbattevano sulla riva: una volta perso il conto, si sentiva triste e afflitto, fino a che una volpe gli si avvicinò e disse: «Perché, buon uomo, rattristarsi per le onde che sono già passate? Bisogna, invece, che tu riprenda a contare da qui e tralasci il resto».

Secondo uno schema frequente nella tradizione occidentale, alla volpe è affidata la battuta arguta risolutrice: quel pover’uomo è sollecitato a guardare al futuro, mettendo da parte atteggiamenti sterili quali l’autocompatimento o il rimpianto del passato.

In questo raccontino mi sono imbattuto aprendo a caso (nelle ultime pagine, sotto la voce: «volpe») il ponderoso Dizionario della favola antica recentemente pubblicato dall’amico Christian Stocchi per la BUR: un volume che si avvicina al migliaio di pagine, proponendo, per la prima volta in Italia, «un sistematico “viaggio” nell’affascinante mondo della favolistica antica latina e greca, con narrazioni tratte anche dalla tradizione bizantina e riferimenti ad apologhi di diversa tradizione, dall’Asia all’Africa». 

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