Carasso, Larico e… gli accusativi

La copertina dell'edizione di Alceo curata da G. Liberman

La copertina dell’edizione di Alceo curata da Gauthier Liberman

Ho il piacere di pubblicare una nota testuale gentilmente inviatami dal prof. Gauthier Liberman, dell’Università di Bordeaux. Commentando il mio post del 19 gennaio, con il testo provvisorio e la traduzione di F. Ferrari del carme intitolato da Obbink “Brothers Poem”, il prof. Liberman aveva espresso il suo scetticismo: «Fictum esse mihi fragmentum videtur, upote quod tot frigide ac mire nec saltem recte dicta contineat. Plura alias, si opus est, dicam»; dopo ulteriore riflessione, però, il prof. Liberman è arrivato al convincimento che non ci siano evidenti motivi per sospettare il frammento di inautenticità. Il suo contributo – in inglese – riguarda l’interpretazione globale del carme e i problemi di restituzione testuale della quarta strofa superstite. [ndr]

Apparently, Sappho says that the thing one must pray for is the safe arrival of Charaxos and their own safety (so Sappho and the woman she addresses seem to be under serious threat); «all the rest» (ll. 9-10), including whether the ship is laden with what the woman and perhaps Sappho expect, is to be left to the heavenly powers, δαιμόνεσσιν.  (altro…)

Se Larico diventasse finalmente uomo!

Il prof. Dirk Obbink

Il prof. Dirk Obbink

Una novità fenomenale: il recupero di due frammenti di Saffo!

 

È stata da pochi giorni condivisa da Dirk Obbink la versione preliminare dell’edizione (che uscirà nel prossimo numero della rivista ZPE) di due nuovi carmi della poetessa eolica, presenti in un papiro proveniente da una collezione privata.

Si tratta di due spezzoni di componimenti provenienti dal primo libro dell’edizione alessandrina di Saffo (il metro utilizzato è infatti la strofe saffica): meglio conservato il primo, di cui rimangono cinque strofe pressoché integre, mentre del secondo poco si riesce a leggere (solo i resti lacunosi delle prime due strofe, da cui si evince che si doveva trattare di un carme in onore di Afrodite, cfr. Κύπρι, o forse Κύπρ᾽ al v. 2).

Qui di seguito il testo del primo componimento di cui è andato perso l’inizio (in mancanza di numero di frammento, Obbink lo indica come Brothers Poem): (altro…)

Il flusso alterno del bene e del male

È sempre un piacere, direi quasi un privilegio, poter leggere Archiloco a una classe di studenti: recentemente i riflettori sono stati puntati sul celeberrimo fr. 128 West (forse un testo compiuto, in tetrametri trocaici catalettici): di fronte alle tempeste della vita occorre saper riemergere, opponendosi fieramente contro gli ostacoli e i nemici che ci insidiano:

Θυμέ, θύμ’, ἀμηχάνοισι κήδεσιν κυκώμενε,
ἀναδύεο· μένων δ’ ἀλέξεο προσβαλὼν ἐναντίον
στέρνον, ἐνδόκοισιν ἐχθρῶν πλησίον κατασταθεὶς
ἀσϕαλέως· καὶ μήτε νικέων ἀμϕάδην ἀγάλλεο,
μηδὲ νικηθεὶς ἐν οἴκῳ καταπεσὼν ὀδύρεο,
ἀλλὰ χαρτοῖσίν τε χαῖρε καὶ κακοῖσιν ἀσχάλα
μὴ λίην, γίνωσκε δ’ οἷος ῥυσμὸς ἀνθρώπους ἔχει.

θυμὲ κυκώμενε...Ed ecco una proposta di traduzione:

«Cuore, cuore agitato da mali inesorabili,»

L’allocuzione al proprio cuore ricorda l’Odisseo omerico che, tornato in incognito a Itaca, si sdegna al vedere in casa sua le giovani serve in combutta con i Proci «τέτλαθι δὲ κραδίη, καὶ κύντερον ἄλλο ποτ᾽ ἔτλης» «cuore sopporta, soffristi dolori anche più “mordaci”» (Odissea XX, 18).  Notevole l’impiego del verbo κυκάω (κυκώμενε «agitato»), etimologicamente connesso con κῦμα, il «flutto del mare», che implica la metafora della vita come una navigazione esposta alle tempeste.

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Leopardi “editore” di Stobeo

Florilegio di Stobeo (ed. Trincavelli 1536)

La prima pagina del Florilegio di Stobeo,
edizione Vettore Trincavelli (1536)

Risale a qualche giorno fa la notizia (vedi ad esempio La Repubblica del 20 settembre o LINKIESTA del 21) della recente scoperta di un inedito leopardiano autografo, conservato fra le carte napoletane, portato alla luce dai ricercatori Paola Zito Marcello Andria.

Si tratta di un manoscritto di un centinaio di pagine che contengono una serie di passi tratti dall’Anthologium di Stobeo, scelti e tradotti per costituire l’abbozzo di un volumetto che Leopardi meditava di pubblicare presso l’editore Stella di Milano. Secondo quanto traspare dall’epistolario del poeta-filologo recanatese, il lavoro si inseriva nel progetto di una collana di Moralisti greci da proporre all’editore.

Operazione opportuna e quanto mai auspicabile, secondo il Leopardi, perché dell’opera di Stobeo – a quel tempo assolutamente misconosciuta – non esisteva alcuna traduzione in lingua moderna: scrivendo da Bologna all’editore Stella, in data 16 novembre 1825, il poeta infatti annotava:  (altro…)

«Ottima è l’acqua»!

cop-2.aspxἌριστον μὲν ὕδωρ: prendo il titolo in prestito dal famoso incipit della Prima Olimpica di Pindaro per salutare con grande piacere la recentissima pubblicazione (è in vendita dal 17 settembre) del volume delle Olimpiche nella collana «Scrittori Greci e Latini – Fondazione Valla».

Dopo le Istmiche curate da G. Aurelio Privitera (1982) e le Pitiche di B. Gentili, P. A. Bernardini, E. Cingano e P. Giannini (1995), a diciotto anni di distanza è finalmente uscito il volume delle Olimpiche, a cura di B. Gentili, C. Catenacci, P. Giannini e L. Lomiento.

Visti i ridottissimi ritmi di pubblicazione (e gli interessi spostati quasi esclusivamente sui testi medievali) temevo oramai che la prestigiosa collana fosse sull’orlo del collasso.

Ho appena ordinato il volume presso IBS, che propone un 15% di sconto (confrontando i vari siti mi sono “scontrato” con amazon.it: lì il prezzo è veramente incomprensibile… oltre 100 € in più!!!).

Bene, ora aspettiamo i 5 giorni lavorativi dell’evasione dell’ordine… 😉

La donna è mobile: viaggio attraverso un ‘topos’

Dopo il successo della serata inaugurale con Valerio Massimo Manfredi, l’Associazione “Amici del Liceo Classico Ariosto – Accademia dei Furiosi”, lo scorso giovedì 16 giugno, ha ospitato l’amico Renzo Tosi, illustre ex allievo del nostro liceo (docente di letteratura greca all’Università di Bologna), che ha intrattenuto il pubblico sul topos della “mobilità” della donna, partendo dal mondo greco arcaico per arrivare alla canzone del Duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi. Argomento che definirei “intrigante”, se non avessi ormai cancellato questo aggettivo dal mio vocabolario.

Come è ben noto, Tosi non è nuovo a questo tipo di indagine, che una ventina di anni fa lo ha portato a pubblicare per la BUR il notissimo Dizionario delle sentenze latine e greche.

Ha spiegato lui stesso, all’inizio della conversazione, come questo approccio metodologico di confronto fra cultura dotta e popolare in chiave diacronica lo interessi da gran tempo, fin dagli inizi degli anni ’80: è una prospettiva che consente di verificare come i valori del mondo classico non siano rimasti chiusi nell’antichità, ma godano di una vitalità che sopravvive nelle culture successive.

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