Il cane e la sua immagine: un caso di poligenesi?

Schermata 2015-01-14 alle 00.26.47Che cos’hanno in comune i Bangwa, una sperduta e isolata tribù del Camerun che ha avuto per lungo tempo una tradizione soltanto orale, e i Greci antichi?

In apparenza, nulla.

In realtà, molto più di quanto non si possa immaginare, a partire dall’osservazione della realtà e da quella tendenza universale che induce l’uomo di ogni latitudine a raccontarsi attraverso le favole. Favole, a volte, quasi identiche, nella narrazione e nella morale.

Come quella del cane che si specchia nell’acqua e avidamente insegue il riflesso della carne (o dell’osso) cui ambisce, finendo però per perdere tutto.

Curiosamente, troviamo questa storia anche nella Roma antica (in Fedro: ma qui la derivazione greca è certa) e in India, nel Pañcatantra (anche se lì il protagonista è il leone).

Leggi tuttoIl cane e la sua immagine: un caso di poligenesi?

L’uomo che contava le onde

Non è – come forse potrebbe sembrare – l’arguto titolo di un romanzo (mi viene da associarlo vagamente a L’uomo che guardava passare i treni di Simenon…): si tratta invece del titolo di una poco nota favola di Esopo, tramandata da Luciano di Samosata (Ermotimo, 84):

[Αἴσωπος] ἔφη γὰρ ἄνθρωπόν τινα ἐπὶ τῇ ἠϊόνι καθεζόμενον ἐπὶ τὴν κυματωγὴν ἀριθμεῖν τὰ κύματα, σφαλέντα δὲ καὶ ἄχθεσθαι καὶ ἀνιᾶσθαι, ἄχρι δὴ τὴν κερδὼ παραστᾶσαν εἰπεῖν αὐτῷ, Τί, ὦ γενναῖε, ἀνιᾷ τῶν παρελθόντων ἕνεκα, δέον τὰ ἐντεῦθεν ἀρξάμενον ἀριθμεῖν ἀμελήσαντα ἐκείνων;

Il corposo Dizionario della favola antica di Ch. Stocchi
Il corposo Dizionario della favola antica di Ch. Stocchi

[Esopo] narrò che un uomo se ne stava seduto sulla spiaggia a contare le onde che si abbattevano sulla riva: una volta perso il conto, si sentiva triste e afflitto, fino a che una volpe gli si avvicinò e disse: «Perché, buon uomo, rattristarsi per le onde che sono già passate? Bisogna, invece, che tu riprenda a contare da qui e tralasci il resto».

Secondo uno schema frequente nella tradizione occidentale, alla volpe è affidata la battuta arguta risolutrice: quel pover’uomo è sollecitato a guardare al futuro, mettendo da parte atteggiamenti sterili quali l’autocompatimento o il rimpianto del passato.

In questo raccontino mi sono imbattuto aprendo a caso (nelle ultime pagine, sotto la voce: «volpe») il ponderoso Dizionario della favola antica recentemente pubblicato dall’amico Christian Stocchi per la BUR: un volume che si avvicina al migliaio di pagine, proponendo, per la prima volta in Italia, «un sistematico “viaggio” nell’affascinante mondo della favolistica antica latina e greca, con narrazioni tratte anche dalla tradizione bizantina e riferimenti ad apologhi di diversa tradizione, dall’Asia all’Africa». 

Leggi tuttoL’uomo che contava le onde

«Conosci te stesso»

Prendendo spunto da una richiesta rivoltami qualche tempo fa da Viviana D., colgo l’occasione per fare gli auguri per il 2013 con un post di approfondimento sulla notissima massima sapienziale γνῶθι σ(ε)αυτόν («conosci te stesso»).

La morte di Socrate (J. Louis David 1787)
La morte di Socrate (J. Louis David 1787)

«Conosci te stesso» era scritto a caratteri cubitali sul frontone del tempio di Apollo a Delfi (insieme con l’invito alla moderazione, espresso nel motto: μηδὲν ἄγαν, «nulla di eccessivo»): in questo modo l’oracolo di Apollo – con l’efficacia mediatica che avevano a quel tempo i santuari – rivolgeva all’uomo di allora (e di sempre…) l’invito a indagare dentro di sé, per scoprire che l’essenza della nostra vita è dentro, non al di fuori di noi.

Una valorizzazione dell’interiorità che offrirà motivi di riflessione a Socrate, che sulla conoscenza di se stesso costruirà uno dei cardini del suo pensiero.

E proprio Socrate, nel Protagora platonico (343ab), racconta l’origine di tale iscrizione, che risalirebbe alla tradizione dei sette sapienti:

Leggi tutto«Conosci te stesso»

Incontro con Stefanie e Martin West

Con qualche mese di ritardo mi piace render conto di un interessantissimo “pomeriggio di studi” tenutosi a Parma il 16 maggio scorso, presso il Dipartimento di Filologia Classica, organizzato dall’infaticabile Gabriele Burzacchini, docente di Letteratura Greca.

Stephanie Roberta West, relazione "Herodotus on Libya"

Sono stati ospiti nientemeno che i coniugi Stephanie e Martin West. Più noto è lui, Martin Litchfield West, uno dei massimi studiosi del dopoguerra, autore di una imponente mole di lavori fondamentali (basti pensare – tanto per citarne uno a caso – ai suoi Iambi et elegi ante Alexandrum cantati, del 1971, su cui ancora si fonda la numerazione dei frammenti dei poeti giambici ed elegiaci). Una sua rapida bibliografia si può consultare su questo link: bibliografia di Martin West.

Ma anche la moglie, Stephanie Roberta West è nota agli studenti italiani, soprattutto per aver curato, insieme con A. Heubeck, il primo volume dell’Odissea della “Fondazione Lorenzo Valla” Mondadori (1981)

La si può contattare all’indirizzo dell’Università di Oxford.

Stephanie West ha tenuto una lezione in inglese sul tema: Herodotus on Libya.

Facendo riferimento al IV libro delle Storie, nel quale Erodoto si interessa dei diversi popoli dell’Africa del Nord (la designazione “Libia” indica un’area ben più estesa di quella indichiamo noi con tale nome), la studiosa ha passato in rassegna i vari elementi che caratterizzano l’indagine geo-antropologica di Erodoto: dall’aspetto fisico della regione, alla popolazione (agricoltori, pastori e nomadi), con indicazioni le coltivazioni, la fauna, la vegetazione.

Leggi tuttoIncontro con Stefanie e Martin West

La donna è mobile: viaggio attraverso un ‘topos’

Dopo il successo della serata inaugurale con Valerio Massimo Manfredi, l’Associazione “Amici del Liceo Classico Ariosto – Accademia dei Furiosi”, lo scorso giovedì 16 giugno, ha ospitato l’amico Renzo Tosi, illustre ex allievo del nostro liceo (docente di letteratura greca all’Università di Bologna), che ha intrattenuto il pubblico sul topos della “mobilità” della donna, partendo dal mondo greco arcaico per arrivare alla canzone del Duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi. Argomento che definirei “intrigante”, se non avessi ormai cancellato questo aggettivo dal mio vocabolario.

Come è ben noto, Tosi non è nuovo a questo tipo di indagine, che una ventina di anni fa lo ha portato a pubblicare per la BUR il notissimo Dizionario delle sentenze latine e greche.

Ha spiegato lui stesso, all’inizio della conversazione, come questo approccio metodologico di confronto fra cultura dotta e popolare in chiave diacronica lo interessi da gran tempo, fin dagli inizi degli anni ’80: è una prospettiva che consente di verificare come i valori del mondo classico non siano rimasti chiusi nell’antichità, ma godano di una vitalità che sopravvive nelle culture successive.

Leggi tuttoLa donna è mobile: viaggio attraverso un ‘topos’

Essere giovani in Grecia

Breve excursus sulla παιδεία fra Atene e Sparta


Nelle diverse poleis le leggi ed i costumi erano differenti e differente era anche il modo in cui si diventava cittadini, cioè il percorso di formazione che i giovani dovevano compiere per giungere a ricoprire quel privilegiato ruolo sociale cui la loro nascita li aveva destinati.

Se scendiamo nel particolare e osserviamo i due modelli “di riferimento”, vedremo che i processi educativi si distinguevano già nel nome perché, se il programma ateniese era universalmente conosciuto come παιδεία, a Sparta si parlava piuttosto di ἀγωγή, e la diversa terminologia può suggerire la differenza di tenore.

La παιδεία era un progetto di educazione/istruzione fisica, culturale e psicologica, che doveva garantire l’armonica partecipazione dell’individuo al consorzio sociale, previa la consapevole interiorizzazione dei valori universali dell’ethos ateniese.

Al centro è il παῖς, che concluderà la sua formazione con un biennio di efebia, preparandosi ai compiti militari dell’oplita: il futuro cittadino insomma doveva dimostrare di condividere l’ideologia della polis e di potersi assumere doveri e responsabilità nei confronti della collettività, come contropartita di quei diritti di cui avrebbe goduto.

Leggi tuttoEssere giovani in Grecia

Ce ne corre tra il bicchiere e la punta del labbro

Giocatore di cottabo (Louvre)
Giocatore di cottabo (Louvre)

Suona forse un po’ più raffinato, ma in sostanza è un proverbio molto simile al «non dire gatto se non ce l’hai nel sacco», di trapattoniana memoria…

Protagonista è un certo Anceo, figlio di Posidone e di Astifalea, fondatore della città di Samo, nell’isola omonima e sovrano dei Lelegi (fra le altre sue referenze, partecipò alla spedizione degli Argonauti e dopo la morte di Tifi, venne eletto timoniere al suo posto).

La sua morte è collegata con il proverbio che recita: πολλὰ μεταξὺ πέλει κύλικος καὶ χείλεος ἄκρου «ce ne corre tra la coppa e l’estremità del labbro», a noi pervenuto grazie al grammatico Zenobio (età adrianea), autore della più importante raccolta di proverbi che ci sia giunta dall’antichità greca.

Dunque Anceo, mentre stava piantando una vite nel suo vigneto, venne colpito dalla profezia di un indovino: «Tu non berrai mai il vino di questa vite!».

Trascorso del tempo, la vigna produsse uva abbondante, ci fu la vendemmia e dopo la pigiatura dei grappoli maturi, il vino era pronto nel «ribollir de’ tini» (come direbbe Carducci). I servi accorrono per informare il loro signore che il vino era pronto. Anceo allora si riempie una coppa di quel vino e – mandato a chiamare l’indovino – comincia a farsi beffe di lui e della sua profezia di malaugurio.

Ma quello, impassibile: «Ce ne corre, tra la coppa e la punta del labbro!».

E infatti, a questo punto entrano affannati i servi e annunciano: «Padrone, un cinghiale selvatico si è scatenato nella nostra vigna!». Deposta la coppa senza nemmeno aver assaggiato il vino, Anceo afferra un giavellotto e si precipita fuori; ma il cinghiale, balzato all’improvviso fuori da una radura dov’era nascosto, assale Anceo uccidendolo.

Il nostro proverbio  risale probabilmente ad Aristotele, ma sembra avere origine popolare e folklorica, attestato anche nel mondo latino (Catone il Censore, presso Gellio XIII 18, 1: inter os atque offam multa intervenire possunt: «fra bocca e focaccia molte cose possono accadere») e il nostro «dalla mano alla bocca spesso si perde la zuppa».

Leggi tuttoCe ne corre tra il bicchiere e la punta del labbro

EnglishItaly