Aristotele? Un tormento!

Copia romana in Palazzo Altemps
del busto di Aristotele di Lisippo

Si stanno ormai esaurendo le polemiche innescate dal passo scelto come seconda prova per l’Esame di Maturità (o – secondo la più recente dizione – l’Esame di Stato) del liceo classico.

Le polemiche d’altra parte sono, per certi aspetti, il sale della vita e non mi voglio sottrarre al gusto di contribuire. Anche se i giorni di riflessione che mi sono preso rendono ormai “inattuali” queste considerazioni sul “famigerato” passo dell’aristotelica Etica Nicomachea (libro VIII, 1155a).

A me il testo non è sembrato affatto “semplice” o “lineare”, come è stato da moti liquidato. Anzi, una valutazione del genere mi sembra quasi offensiva per i ragazzi che si sono cimentati e che davanti a questa prova immagino abbiano faticato non poco, di fronte alla prosa ellittica, frantumata e sussultoria di un testo che – come tutti ben sanno – ci è giunto in una forma non letterariamente compiuta (si tratta in sostanza di appunti redatti all’interno della scuola peripatetica).

Aggiungiamo il fatto che, al contrario di quanto sostiene la Marcolongo (clicca qui per leggere l’articolo) Aristotele non si traduce proprio – o lo si fa solo occasionalmente – nel triennio del liceo: rimango basito nel leggere testualmente che «Aristotele è uno degli autori su cui ci si concentra maggiormente a scuola negli ultimi anni del liceo» (ma che liceo ha frequentato questa benedetta donna? Boh, beata lei…). Per quel che riguarda la mia esperienza, non posso che smentire categoricamente.

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Il valore della filosofia, secondo Seneca

Busto noto come Pseudo Seneca
(Museo Archeologico di Napoli)

Sembra che la scelta ministeriale del brano d’esame di quest’anno (seconda prova dei licei classici) abbia messo d’accordo un po’ tutti: quel passaggio della Lettera a Lucilio 16 di Seneca presenta un contenuto significativo, una lunghezza equilibrata, un pensiero perspicuo e – cosa che non guasta mai – una struttura linguistica piuttosto semplice.

Non sono infatti presenti insidie grammaticali: piuttosto, richiede che si presti attenzione al lessico, per rendere in modo adeguato i  termini chiave: fatum (il destino, un’entità sovraordinata, al di fuori di qualsiasi controllo), fortuna (che, ben sappiamo, è vox media, che può aver significato positivo o negativo a seconda dei contesti), casus (che indica l’insieme delle vicende contingenti).

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Il testo di Isocrate, punto per punto

È online su YouTube la registrazione del webinar tenutosi giovedì sera, nel quale abbiamo esaminato il testo di Isocrate assegnato come seconda prova all’Esame di Stato del Liceo Classico.

Come è ormai ben noto, il passo è tratto dai capitoli 34-36 dell’orazione Sulla pace (ambientata grosso modo negli anni 356-354 a.C., in occasione della guerra sociale). Questo è il titolo proposto dal ministero:

Vivere secondo giustizia non solo è corretto,
ma anche conveniente per il presente e per il futuro

Come sottotitolo:
Isocrate esorta i suoi concittadini a non cadere nella trappola dell’ingiustizia: chi viola le norme si illude di trarne un vantaggio immediato, ma alla lunga finisce in rovina. I comportamenti rispettosi della virtù, non solo sono il fondamento di una vita sociale eticamente corretta, ma portano vantaggi indubbi anche sul piano politico ed economico.

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Vivere secondo giustizia

Circa 350 BC, Greek orator and prose writer Isocrates (436 - 338 BC). Original Artwork: Engraving after an original marble in the Museum of the Capitoline, Rome. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)
L’oratore Isocrate

E così si è consumato anche quest’anno il rito della seconda prova all’Esame di Stato del Liceo Classico: questa volta è stato il turno di Isocrate, con un brano tratto dall’orazione Sulla pace (356-355 a.C.), ambientata nel pieno del dibattito in occasione della Guerra Sociale (357-355 a.C.) che porterà alla disgregazione della Seconda Lega delio-attica.

Una sorpresa

La scelta di Isocrate – nonostante le solite voci di chi l’aveva previsto già da mesi – mi risulta piuttosto sorprendente, se si considera che era dal 1958 che l’oratore non veniva “scomodato” per un brano di maturità. D’altra parte, proprio l’orazione Sulla pace era stata già presa di mira nel 1947, quando agli studenti era stato proposto il passo immediatamente precedente a quello assegnato oggi. Anzi, la frase finale del passo di allora (cap. 34, da Ὁρῶ γὰρ τοὺς μὲν τὴν ἀδικίαν προτιμῶντας fino a τὰς ἐλπίδας ἔχοντας) coincide esattamente con quella iniziale di oggi.

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Microscopio sull’Esame di Stato

IMG_5305Esami di Stato, domani si parte! È il turno della prima prova, con le sue quattro possibili coniugazioni (A: analisi del testo; B: saggio breve o articolo di giornale; C: tema storico; D: argomento generale di attualità).

Un cordiale in bocca al lupo a tutti!

Ma gli occhi di grecoantico.it sono ovviamente puntati sul giorno successivo, giovedì 23 giugno, quello della fatidica seconda prova, che per gli studenti del liceo classico consisterà nella traduzione di un passo di prosa dal greco all’italiano, nel limite di 4 ore.

Plutarco? Platone? Luciano?

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Gli ultimi giorni di Tiberio, nel racconto di Tacito

Ritratto di Tiberio (epoca imperiale, su busto rinascimentale), Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Busto di Tiberio
(Venezia, Museo Archeologico Nazionale)

E così, il tanto temuto Tacito ha affaticato la mattinata degli studenti del Liceo Classico impegnati nella seconda prova dell’Esame di Stato. In realtà il passo scelto dal Ministero non mi sembra particolarmente complesso, ma tant’è… sempre di Tacito si tratta!

È il capitolo 50 del VI libro degli Annales, ovvero il penultimo capitolo del libro, nel quale è narrata la morte di Tiberio (il secondo imperatore della dinastia giulio-claudia, salito al trono dopo Augusto). Nel capitolo successivo, lo storico tratteggerà il bilancio della figura di questo imperatore.

Ma vediamo il passo scelto dal Ministero.

Gli ultimi giorni di Tiberio (Tacito, Annali VI 50)

Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat.

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L’ignoranza acceca gli uomini

luciano
Luciano di Samosata

Il passo scelto quest’anno dal MIUR per la prova di greco dell’Esame di Stato (ovviamente per i licei classici) è di Luciano di Samosata, tratto dall’operina Περὶ μὴ τοῦ ῥᾳδίως πιστεύειν διαβολῇ (Calumniae non temere credendum, secondo la convenzione di citare queste opere con il titolo latino), ovvero Non si deve facilmente credere alla calunnia

Appartiene a quel novero di opere normalmente catalogate come “saggi retorici”, ma nel nostro caso mi sembra più convincente, con V. Longo (Utet, 1993), ritenerlo un «saggio psicologico sulla calunnia», piuttosto che uno sfoggio di mera esibizione retorica. In effetti l’indagine, che parte indicando l’ignoranza come responsabile del destino tragico dell’uomo, propone istanze di natura didascalica e filosofica che dimostrano una serietà di intenti probabilmente da ascrivere al «periodo filosofico» dell’autore (cioè fra il 160-165 d.C.), quando Luciano, disamoratosi della futilità della retorica, si andava interessando a temi di una certa serietà.

Ma veniamo a esaminare il testo. Siamo proprio all’inizio dell’opera: 

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Tempo di tesine

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Per un’idea all’ultimo minuto…

Si avvicina l’appuntamento con l’Esame di Stato, con le sue incombenze, i suoi riti, i patemi e il cicaleccio diffuso che inevitabilmente ogni anno si scatena…

Fra gli argomenti più gettonati c’è la tesina, con la quale si apre la prova orale. Non mi avventurerei ora sull’argomento, se non fosse che qualche giorno fa sono stato interpellato da Lorenzo Vendemiale de “il Fatto Quotidiano”, che mi ha citato in un articolo uscito il 13 giugno scorso.

Distribuire consigli adesso risulta probabilmente tardivo (chi si prepara da mesi all’esame sarà ormai in dirittura d’arrivo anche nella tesina), ma potranno magari servire a chi sarà impegnato in futuro (anche se rimango convinto che i migliori consigli ciascuno li potrà trarre dai propri insegnanti).

Ecco quelli che secondo me sono gli ingredienti necessari per affrontare al meglio questo tipo di lavoro:

1. Interesse: scegliere un argomento per il quale si provi interesse (o addirittura passione), a prescindere dalla sua “spendibilità”. Si tratta di una molla formidabile, per riuscire a essere convincenti di fronte alla commissione.

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