Buon Natale!

Icona della Vergine Ὁδιγίτρια
(«Colei che mostra la via»)

Dopo un lunghissimo silenzio (del quale mi scuso), dovuto a pressanti scadenze editoriali, mi rifaccio vivo sul blog, per gli auguri di buon Natale.

Auguri che propongo nel nome di Nonno di Panopoli, poeta del V secolo d.C., forse da identificarsi con il Nonno che fu vescovo di Edessa fra il 449-451 e il 457-470/471.

È autore del più mastodontico poema epico dell’antichità, le Dionisiache, che in 48 (!) libri narrano – in esametri – le imprese del dio Dioniso, inserite in un «vasto affresco mitologico che si propone di narrare la storia dell’umanità dall’epoca primordiale» (D. Gigli Piccardi) fino all’ascesa al cielo di Dioniso.

Questo autore veramente singolare ci ha lasciato anche una Parafrasi del Vangelo di Giovanni (Μεταβολὴ τοῦ κατὰ Ἰωάννην ἁγίου Εὐαγγελίου), che trasferisce in poesia, in circa 3640 esametri (suddivisi in XXI canti), i 21 capitoli del quarto Vangelo.

Enfasi stilistica e gusto per l’abbellimento sono tratti caratteristici di Nonno di Panopoli, che comunque dimostra anche una «vibrante concitazione» (C. De Stefani) non priva di fascino. (altro…)

Incontro con Stefanie e Martin West

Con qualche mese di ritardo mi piace render conto di un interessantissimo “pomeriggio di studi” tenutosi a Parma il 16 maggio scorso, presso il Dipartimento di Filologia Classica, organizzato dall’infaticabile Gabriele Burzacchini, docente di Letteratura Greca.

Stephanie Roberta West, relazione "Herodotus on Libya"

Sono stati ospiti nientemeno che i coniugi Stephanie e Martin West. Più noto è lui, Martin Litchfield West, uno dei massimi studiosi del dopoguerra, autore di una imponente mole di lavori fondamentali (basti pensare – tanto per citarne uno a caso – ai suoi Iambi et elegi ante Alexandrum cantati, del 1971, su cui ancora si fonda la numerazione dei frammenti dei poeti giambici ed elegiaci). Una sua rapida bibliografia si può consultare su questo link: bibliografia di Martin West.

Ma anche la moglie, Stephanie Roberta West è nota agli studenti italiani, soprattutto per aver curato, insieme con A. Heubeck, il primo volume dell’Odissea della “Fondazione Lorenzo Valla” Mondadori (1981)

La si può contattare all’indirizzo dell’Università di Oxford.

Stephanie West ha tenuto una lezione in inglese sul tema: Herodotus on Libya.

Facendo riferimento al IV libro delle Storie, nel quale Erodoto si interessa dei diversi popoli dell’Africa del Nord (la designazione “Libia” indica un’area ben più estesa di quella indichiamo noi con tale nome), la studiosa ha passato in rassegna i vari elementi che caratterizzano l’indagine geo-antropologica di Erodoto: dall’aspetto fisico della regione, alla popolazione (agricoltori, pastori e nomadi), con indicazioni le coltivazioni, la fauna, la vegetazione. (altro…)

Buona Pasqua (Χριστὸς ἀνέστη)!

Nella festività della S. Pasqua colgo l’occasione per gli auguri più sentiti a tutti gli amanti del mondo greco antico.

Mi sembra interessante proporre il passo della lettura del Vangelo di oggi, dell’evangelista Giovanni (Gv. 20,1-9), a confronto con uno degli ultimi testi della poesia epica del mondo greco antico. Ecco il testo evangelico in italiano:

Piero della Francesca, Resurrezione (Museo di Sansepolcro)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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Il sonno e la morte

La parentela del sonno con la morte costituisce uno dei topoi maggiormente consolidati della letteratura di ogni tempo: Omero esalta la potenza di Hypnos, fratello di Thanatos, nell’episodio della Διὸς ἀπάτη (l’inganno nei confronti di Zeus), quando Era vuole distogliere il suo regale sposo dalle incombenze della guerra e dalle sue partigianerie a favore dei Troiani (Iliade XIV 231-237):

Là s’incontrò col fratello della Morte, col Sonno,
lo prese per mano, e gli si rivolse con queste parole:
«Sonno, signore di tutti gli dèi e di tutti gli uomini,
se già una volta hai dato ascolto alla mia parola, anche ora
dammi retta, ed io ti sarò per tutto il tempo.
Addormenta sotto le ciglia gli occhi splendenti di Zeus,
quando io mi sarò unita a lui nell’amore.

A Hypnos e Thanatos è affidato poi il compito di trasportare in Licia il cadavere di Sarpedone, perché possa ricevere i dovuti onori funebri (Iliade XVI 677-683):

(Apollo) scese dai monti dell’Ida verso la feroce battaglia,
e subito portò l’illustre Sarpedonte fuori
tiro, lo portò lontano e lo lavò nella corrente del fiume,
lo unse d’ambrosia e gli mise addosso vesti immortali;
poi lo affidò ai portatori veloci,
il Sonno e la Morte, i gemelli, che subito
lo deposero nella ricca regione di Licia.

Esiodo nel rappresentare la morte degli eroi della generazione dell’oro, per rappresentare il tipo di morte ideale, senza alcuna sofferenza, dice: «morivano come vinti dal sonno» (Teogonia 116) e più avanti, sulla parentela fra sonno e morte, si sofferma in una lunga descrizione (Teogonia 755-766):

L’uno tenendo per i terrestri la luce che molto vede,

Hypnos e Thanatos

l’altra ha Sonno fra le sue mani, fratello di Morte,
la Notte funesta, coperta di nube caliginosa.
Là hanno dimora i figli di Notte oscura,
Sonno e Morte, terribili dèi; né mai loro
Sole splendente guarda coi raggi,
sia che il cielo ascenda o il cielo discenda.
Di essi l’uno la terra e l’ampio dorso del mare
tranquillo percorre e dolce per gli uomini,
dell’altra ferreo è il cuore e di bronzo l’animo,
spietata nel petto; e tiene per sempre colui che lei prende
degli uomini, nemica anche agli dèi immortali.

Bellissima è l’immagine proposta da Alcmane, in un contesto erotico, dove lo sguardo struggente della fanciulla amata è paragonato al sonno o alla morte (fr. 3 Davies):

e col desiderio che scioglie le membra, e più struggente
del sonno e della morte guarda verso di me
e per nulla falsamente quella è dolce.
Ma Astimelusa non mi risponde nulla,
ma tenendo quella corona
come un astro che vola
attraverso il cielo scintillante
o un virgulto d’oro o una morbida piuma … (altro…)