L’ultimo degli eroi

71NV9-3llxLRitorno ad aggiornare il blog, dopo una lunga sosta, per proporre il filmato della bella lezione che il prof. Mario Lentano ha tenuto a Reggio Emilia lo scorso 27 febbraio nell’ambito del ciclo di incontri dal titolo “Classici live!” organizzato dal mio Liceo “Ariosto-Spallanzani” (in sinergia con altri istituti della provincia).

La relazione aveva come titolo L’ultimo degli eroi. Come Enea divenne il capostipite dei Romani

Avevo già dato informazione di quest’iniziativa in un post dello scorso 16 febbraio, segnalando come la formula scelta per questi incontri volesse privilegiare il coinvolgimento del pubblico:  una sorta di “simposio” per riflettere sui classici, ascoltandone la viva voce. Alla riflessione del prof. Lentano sul mito di Enea erano intercalate letture di testi, con accompagnamento musicale (in questo caso Monica Morini è accompagnata da Claudia Catellani al pianoforte).

Già in altra occasione ho avuto modo di segnalare il recente studio del prof. Lentano su Il mito di Enea.

Credo che sia interessante avere la possibilità di ascoltare per intero la relazione:

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Insegnare Omero oggi

Odisseo nella grotta di Polifemo Jakob Jordaens secolo XVI (Museo Puskin, Mosca)
Jakob Jordaens (secolo XVI):
Odisseo nella grotta di Polifemo (Mosca, Museo Puskin)

Aggirandomi nel web alla ricerca di altro, mi sono imbattuto in un’intervista che l’amico Franco Ferrari, ha rilasciato qualche tempo fa (e pubblicata sul sito della Treccani) intitolata «Insegnare Omero oggi: colloquio con Franco Ferrari».

La vedo oggi per la prima volta e mi fa piacere condividerla, anche se risale all’ormai lontano 2007: anche ad anni di distanza, non è a mio avviso ozioso ritornare sull’argomento, come riflessione sul significato che la lettura dei testi classici riveste nella quotidiana attività didattica e – più in generale – nella nostra consapevolezza culturale.

Dopo una prima domanda, rivelatrice dell’impostazione “italianista” dell’intervistatore (sullo «spazio che hanno oggi nelle scuole superiori le traduzioni dei poemi omerici di Monti e Pindemonte»), l’attenzione si sposta poi sulla lunga dimestichezza del prof. Ferrari con la traduzione dei testi della letteratura greca (a proposito di Omero, ricordo la sua edizione UTET di Odissea, ristampata in veste economica).

Domanda: quali sono le «preoccupazioni e le difficoltà nello svolgere questo delicato lavoro» di traduzione dei testi classici? Della risposta articolata (alla quale rimando) segnalo il passaggio in cui l’intervistato osserva come

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Omero, maestro di eloquenza

Quintiliano
Marco Fabio Quintiliano (lo so è orribile, ma non ho trovato di meglio!). Fonte: Wikipedia.

Ed eccoci al rito consueto della prova d’esame: il passo di Quintiliano proposto (Istitutio oratoria, X 1, 45-48) è noto, interessante e denso di riferimenti. Propongo una mia rapida traduzione, cui seguirà un rapido commento.

Sed nunc genera ipsa lectionum, quae praecipue convenire intendentibus ut oratores fiant existimem, persequor. Igitur, ut Aratus ab Iove incipiendum putat, ita nos rite coepturi ab Homero videmur.

Ma ora intendo trattare proprio di quei tipi di letture che ritengo siano particolarmente utili a coloro che mirano a diventare oratori. Così, come Arato ritiene che si debba cominciare da Giove, così a noi sembra appropriato che iniziamo da Omero.

Quintiliano fa qui riferimento al poema didascalico di Arato di Soli intitolato Φαινόμενα (I fenomeni celesti), che inizia con la formula Ἐκ Διὸς ἀρχώμεσθα («Orsù, cominciamo da Giove»). Nell’empireo dei poeti Omero ha la medesima collocazione – agli occhi dell’oratore romano – che ha Giove nel mondo degli dei dell’Olimpo.

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Leggere Omero

Rispondendo a tante richieste che mi sono giunte (e anche a uso dei miei studenti), ho pubblicato nella sezione «metrica» del sito un video con la lettura dei primi 57 versi del I libro di Iliade. Per poterlo visionare bisogna accedere alla pagina di metrica e cliccare sull’etichetta «download metrica». Per ottenere la password di accesso è … Leggi tuttoLeggere Omero

Buona Pasqua!

Venezia, Basilica di San Marco: L' ἀνάστασις

Mi è gradito rivolgere a tutti i più vivi auguri di Buona Pasqua, servendomi anche quest’anno di un passo di Nonno di Panopoli, dal XX canto della Parafrasi del Vangelo di S. Giovanni: è il momento dell’apparizione del Risorto a Maria di Magdala, che dall’evangelista è raccontato in questo modo (Gv. 20, 11-16):

[11] Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro [12] e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. [13] Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». [14] Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. [15] Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». [16] Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!

Ed ecco come viene resa la scena nei versi epici di Nonno di Panopoli (Parafrasi XX 48-73):

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Buon Natale!

Icona della Vergine Ὁδιγίτρια
(«Colei che mostra la via»)

Dopo un lunghissimo silenzio (del quale mi scuso), dovuto a pressanti scadenze editoriali, mi rifaccio vivo sul blog, per gli auguri di buon Natale.

Auguri che propongo nel nome di Nonno di Panopoli, poeta del V secolo d.C., forse da identificarsi con il Nonno che fu vescovo di Edessa fra il 449-451 e il 457-470/471.

È autore del più mastodontico poema epico dell’antichità, le Dionisiache, che in 48 (!) libri narrano – in esametri – le imprese del dio Dioniso, inserite in un «vasto affresco mitologico che si propone di narrare la storia dell’umanità dall’epoca primordiale» (D. Gigli Piccardi) fino all’ascesa al cielo di Dioniso.

Questo autore veramente singolare ci ha lasciato anche una Parafrasi del Vangelo di Giovanni (Μεταβολὴ τοῦ κατὰ Ἰωάννην ἁγίου Εὐαγγελίου), che trasferisce in poesia, in circa 3640 esametri (suddivisi in XXI canti), i 21 capitoli del quarto Vangelo.

Enfasi stilistica e gusto per l’abbellimento sono tratti caratteristici di Nonno di Panopoli, che comunque dimostra anche una «vibrante concitazione» (C. De Stefani) non priva di fascino.

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Incontro con Stefanie e Martin West

Con qualche mese di ritardo mi piace render conto di un interessantissimo “pomeriggio di studi” tenutosi a Parma il 16 maggio scorso, presso il Dipartimento di Filologia Classica, organizzato dall’infaticabile Gabriele Burzacchini, docente di Letteratura Greca.

Stephanie Roberta West, relazione "Herodotus on Libya"

Sono stati ospiti nientemeno che i coniugi Stephanie e Martin West. Più noto è lui, Martin Litchfield West, uno dei massimi studiosi del dopoguerra, autore di una imponente mole di lavori fondamentali (basti pensare – tanto per citarne uno a caso – ai suoi Iambi et elegi ante Alexandrum cantati, del 1971, su cui ancora si fonda la numerazione dei frammenti dei poeti giambici ed elegiaci). Una sua rapida bibliografia si può consultare su questo link: bibliografia di Martin West.

Ma anche la moglie, Stephanie Roberta West è nota agli studenti italiani, soprattutto per aver curato, insieme con A. Heubeck, il primo volume dell’Odissea della “Fondazione Lorenzo Valla” Mondadori (1981)

La si può contattare all’indirizzo dell’Università di Oxford.

Stephanie West ha tenuto una lezione in inglese sul tema: Herodotus on Libya.

Facendo riferimento al IV libro delle Storie, nel quale Erodoto si interessa dei diversi popoli dell’Africa del Nord (la designazione “Libia” indica un’area ben più estesa di quella indichiamo noi con tale nome), la studiosa ha passato in rassegna i vari elementi che caratterizzano l’indagine geo-antropologica di Erodoto: dall’aspetto fisico della regione, alla popolazione (agricoltori, pastori e nomadi), con indicazioni le coltivazioni, la fauna, la vegetazione.

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