Wanted: una taglia su Diagora di Melo

Negli Uccelli (rappresenta alle Grandi Dionisie del 414 a.C.) Aristofane – come è ben noto – mette in scena l’ambizioso progetto dei due protagonisti, Pisetero ed Evelpide di emigrare in una nuova città. Vogliono sfuggire al tedio di un’Atene ormai invivibile (e per di più impegnata nell’interminabile guerra contro Sparta).

Si rivolgono quindi agli uccelli – più antichi di Crono e dei Titani – per fondare “Nubicuculia” (Νεφελοκοκκυγία), una città collocata in cielo, sospesa fra il mondo degli uomini e quello degli dei, nella quale vigerà la giustizia e l’armonia.

Nella nuova città non ci sarà spazio per esseri malvagi e corrotti, per evitare che questi possano contaminarla in qualche modo. 

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Filocleone, la panettiera e Laso di Ermione

La rappresentazione delle Vespe a Siracusa, nel 2014

Verso il finale delle Vespe di Aristofane (422 a.C.), il vecchio eliasta Filocleone sembra definitivamente guarito dalla φιλοδικία, la malattia per i processi, ovvero la smania di recarsi ogni giorno al tribunale dell’Eliea per svolgere il ruolo di giudice popolare.

La guarigione, come è noto, è stata favorita dallo choc causatogli dall’avere emesso, per la prima volta nella sua vita, voto di assoluzione nei confronti di un imputato (nel contesto di una parodia di processo domestico, inscenato ai danni di uno dei due cani da guardia).

«Come potrò giustificare me stesso di avere assolto un imputato?» si era chiesto disperato Filocleone. Lo consola il figlio Bdelicleone: «Non te la prendere: ti tratterò magnificamente, papà. Ti porterò dappertutto con me, a banchetti, simposi, spettacoli: trascorrerai felicemente il resto dei tuoi giorni». 

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