Il letamaio di Eraclito

Data: 22 giugno 2012. Categorie: didattica, esame di maturità, testo d'autore, versioni. Autore: Roberto Rossi

Eraclito
(particolare da La scuola di Atene, di Raffaello)

Leggendo in vari siti internet (e anche sui giornali) le traduzioni del passo di Aristotele assegnato alla maturità, si riscontra un’incomprensione, in cui sono incappati anche traduttori esperti: il sostantivo ἰπνός, viene reso nell’accezione di “forno”, “cucina”, o semplicemente “fuoco”, davanti al quale si scalderebbe Eraclito.

Da qui traduzioni del tipo: «come si racconta che Eraclito parlasse ai forestieri che volevano incontrarlo, i quali, avvicinandosi, dopo averlo visto che si scaldava davanti al fuoco (πρòς τῷ ἰπνῷ), si bloccavano».

Ma perché questi suoi ospiti avrebbero mai dovuto bloccarsi, di fronte a lui che si scaldava davanti al fuoco? Che ci sarebbe di strano o di disgustoso, come peraltro il contesto richiede?

In realtà Eraclito si scaldava immerso nel letame e accoglieva gli ospiti nel letamaio.

Come infatti ci informa Diogene Laerzio (Eraclito, in Vite dei filosofi IX 1.3), il filosofo avrebbe cercato di curare la sua idropisia riscaldandosi con sterco bovino in un letamaio. Da qui l’esitazione e lo schifo dei suoi visitatori.

17 Commenti a Il letamaio di Eraclito

  1. giulio del balzo ha detto:

    Sono un maturando. Ieri nella mia versione ho tradotto ” ipnos” col termine letamaio. Tutti i miei compagni di classe mi hanno preso in giro e, invece, Eraclito insegna…

  2. giulio del balzo ha detto:

    Il ministero dà per caso traduzioni ufficiali?

  3. Giacomo Maugeri ha detto:

    raccogliendo la lezione di M. Heidegger e Fink (nel famoso saggio “Dialogo intorno a Eraclito”), che ritengo due filosofi nonchè filologi decisamente migliori di uno scrittore di gossip dell’antichità come Diogene Laerzio, si fa chiaramente menzione di un forno, in cui era il suddetto filosofo quando arrivarono gli ospiti.

    Dunque a ragione ritengo di aver tradotto con senno “ἰπνός” con forno.

    • Roberto Rossi ha detto:

      Innanzitutto grazie dell’intervento e ammetto che probabilmente ho usato un tono troppo perentorio, nel definire «fraintendimento» quella che è la traduzione comunemente più accreditata, per proporre poi un’alternativa che si presta a legittime contestazioni. 

      Premesso questo, io rimango comunque perplesso nell’intendere ἰπνός nell’accezione di «forno».
      Non si tratta di mettere a confronto il valore di Heidegger, di Fink o di un testimone come Diogene Laerzio.

      Il problema è di comprendere la congruenza del passo di Aristotele.

      Poco prima egli ha sostenuto che non bisogna «provare disgusto» (δύσχεραινειν) di fronte alla vista di «esseri decisamente schifosi» (περὶ τῶν ἀτιμοτέρων ζῴων), poiché in tutti gli elementi della natura vi è qualcosa che è «degno di ammirazione» (θαυμαστόν).

      A questo punto ci si aspetta un esempio di qualcosa che alla percezione può apparire schifoso, ma che in realtà è compartecipe del bello, in quanto perfettamente naturale.

      L’esempio di Eraclito, che invita i suoi visitatori a entrare e farsi coraggio non mi sembra molto calzante, se il filosofo che si scalda πρὸς τῷ ἰπνῷ fosse semplicemente davanti al forno (un forno per il pane come quello presente in Erodoto V 92η? Ma cosa ci sarebbe di strano? Che c’entra quell’introduzione sugli esseri schifosi? E perché mai i suoi visitatori si fermavano, al punto da dover essere invitati a «farsi coraggio e venire avanti»?).

      Tutto risulta più chiaro e congruente, se si attribuisce a ἰπνός il significato di «letame» o «letamaio». 
      In tal caso Aristotele sarebbe il più antico testimone della particolare «terapia» utilizzata da Eraclito contro l’idropisia (antesignana dei fanghi termali?), che noi troviamo attestata da Diogene Laerzio [che sarà pure uno scrittore di gossip, ma da qualche parte le sue informazioni le avrà pur ricavate].

      Che ἰπνός faccia comunque problema, lo attestano anche editori ben noti di Eraclito, che traducono la testimonianza aristotelica con «stufa» (Colli), in un’accezione che non mi risulta il termine abbia, oppure «fuoco» (Diano). Ma se avesse voluto dire che si stava scaldando al fuoco, perché mai non usare il semplice πῦρ?

      Insomma, forse la questione merita un approfondimento…

  4. massimiliano labanca ha detto:

    Segnalo che addirittura le traduzioni delle Belles Lettres e della Loeb presentano questo stesso fraintendimento!

  5. Vittoria ha detto:

    Sono curiosa di leggere/ascoltare la Sua traduzione, prof. Rossi.

  6. Gaia ha detto:

    Giulio sei un figo! Anche io sono maturanda e mi è successa la stessa cosa!! Io ho tradotto letamaio, perché altrimenti non aveva senso! E all’orale mi verrà un po’ da ridere a spiegarlo alla prof però porterò questo sito come argomentazione 🙂 grazie!!

  7. alberto censi ha detto:

    Le argomentazioni a favore della traduzione di ἰπνπός: letamaio sono molto convincenti; anche la Prof. Eva Cantarella nel suo commento al brano proposto, apparso sul Corriere della Sera, sottolineava che la frase tra parentesi conteneva il nocciolo delle considerazioni svolte sino a quel punto.

  8. giulio del balzo ha detto:

    14/15 … il Letamaio ha raggiunto l’effetto desiderato 😉

  9. nicolò ha detto:

    Non ho studiato il greco per cui non ho modo di leggere il passaggio originale di Aristotele, ma leggo in un altro blog che il testo a cui fate riferimento si trova in un libro dal titolo “Le parti degli animali” che Aristotele ha dedicato «all’analisi delle opere meravigliose compiute dalla natura. Ogni aspetto della struttura anatomica degli animali, ad esempio, anche quello che a noi sembra inutile e perfino repellente, ha una sua funzione; nessun particolare è insignificante perché vada trascurato» (http://philosophica.blog.tiscali.it/2016/11/15/heidegger-commenta-eraclito/).
    Questo mi pare possa ulteriormente avvalorare la vostra tesi del letamaio. In ogni caso, la “questione” è stata risolta?

    • Roberto Rossi ha detto:

      Effettivamente, l’ipotesi che ἱπνός qui valga come “letamaio” mi sembra molto probabile e l’unica che renda giustizia al significato del passo. Grazie del contributo!

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