Il valore della filosofia, secondo Seneca

Data: 23 giugno 2017. Categorie: esame di maturità, filosofia. Autore: Roberto Rossi

Busto noto come Pseudo Seneca
(Museo Archeologico di Napoli)

Sembra che la scelta ministeriale del brano d’esame di quest’anno (seconda prova dei licei classici) abbia messo d’accordo un po’ tutti: quel passaggio della Lettera a Lucilio 16 di Seneca presenta un contenuto significativo, una lunghezza equilibrata, un pensiero perspicuo e – cosa che non guasta mai – una struttura linguistica piuttosto semplice.

Non sono infatti presenti insidie grammaticali: piuttosto, richiede che si presti attenzione al lessico, per rendere in modo adeguato i  termini chiave: fatum (il destino, un’entità sovraordinata, al di fuori di qualsiasi controllo), fortuna (che, ben sappiamo, è vox media, che può aver significato positivo o negativo a seconda dei contesti), casus (che indica l’insieme delle vicende contingenti). Clicca qui per continuare la lettura »

Ritratto di Tiberio (epoca imperiale, su busto rinascimentale), Venezia, Museo Archeologico Nazionale

Busto di Tiberio
(Venezia, Museo Archeologico Nazionale)

E così, il tanto temuto Tacito ha affaticato la mattinata degli studenti del Liceo Classico impegnati nella seconda prova dell’Esame di Stato. In realtà il passo scelto dal Ministero non mi sembra particolarmente complesso, ma tant’è… sempre di Tacito si tratta!

È il capitolo 50 del VI libro degli Annales, ovvero il penultimo capitolo del libro, nel quale è narrata la morte di Tiberio (il secondo imperatore della dinastia giulio-claudia, salito al trono dopo Augusto). Nel capitolo successivo, lo storico tratteggerà il bilancio della figura di questo imperatore.

Ma vediamo il passo scelto dal Ministero.

Gli ultimi giorni di Tiberio (Tacito, Annali VI 50)

Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. Clicca qui per continuare la lettura »

Il celeberrimo ritratto di Platone (con le sembianze di Leonardo da Vinci) proposto da Raffaello ne "La scuola di Atene"

Come avevo già anticipato, inizio oggi a proporre il primo di una serie di passi d’autore, per offrire la possibilità di esercizio agli studenti di terza liceo che saranno chiamati, fra poco più di due mesi, ad affrontare la versione di greco nella seconda prova d’Esame di Stato (quello che un tempo si chiamava esame di maturità).

Partiamo dunque da un famoso passo dal primo libro della Repubblica di Platone, nel quale il sofista Trasimaco, discutendo con Socrate, afferma con forza la sua idea, secondo la quale le leggi non sono altro che lo strumento di chi detiene il potere, per affermare i propri interessi. Secondo tale opinione, il diritto non si baserebbe dunque su ciò che è giusto, ma su ciò che è utile per chi governa.

Socrate nel corso del dialogo confuterà questa tesi, seguendo la sua caratteristica tecnica “maieutica”, che consiste nell’interpellare l’interlocutore ponendogli domande incalzanti, fino a farlo cadere in contraddizione. L’asserto iniziale risulta alla fine confutato proprio da colui che l’aveva proposto.
Clicca qui per continuare la lettura »