Sulla scrivania

Data: 30 novembre 2013. Categorie: antropologia, mito, recensioni, storiografia, vita della scuola. Autore: Roberto Rossi

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Acquistato l’estate scorsa, ma preso in mano solo ora, il libro di Canfora sulla guerra civile ateniese propone un affresco stupefacente e straordinariamente documentato di quello che per gli Ateniesi è stato un «anno inesistente», ovvero il 404/403, funestato dalla guerra civile fra oligarchici e democratici (il racconto parte un po’ prima, dal momento in cui la nave Paralos porta la notizia della disfatta di Egospotami: è il momento cruciale, nel quale Atene corre il rischio di essere «estirpata»).

Riconoscere che un conflitto è stato una guerra civile , cioè una guerra “tra cittadini” (cives), dipende dal vincitore. È il vincitore che concede, o non concede, al vinto tale riconoscimento. Che non significa annullare la distinzione tra torti e ragioni.

Gli Ateniesi non compirono mai questo sforzo. Nel loro calendario ufficiale l’anno della guerra civile (404/3) era indicato con una formula quasi surreale: «non governo» (ἀναρχία). Come se quell’anno non fosse mai esistito.

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Il greco antico: una sopravvivenza “inutile”?

Data: 13 febbraio 2011. Categorie: educazione, i classici oggi. Autore: Roberto Rossi

Cito con piacere questo articolo, tratto dal blog di Alain Juppé, ex primo ministro francese fondatore dell’UMP e attuale titolare del Ministero della Difesa nel III governo Fillon (a suo tempo segnalatosi come brillante grecista e latinista, vincendo il primo premio di latino e di greco al concorso generale fra tutti i liceali di Francia).

Non entro nel merito delle controverse vicende del personaggio, ma la sua difesa delle lingue classiche mi sembra meriti di essere tenuta in considerazione.

Lingue antiche, bersagli emozionanti

Riprendo il titolo di un bell’articolo pubblicato da “Le Monde”, sotto la firma di un gruppo di studiosi che non si rassegnano allo sradicamento dei programmi di latino e greco nella nostra formazione Nazionale.

Antigone e il corpo di Polinice (progetto Gutenberg)

Ho spesso avuto occasione di dire quanto ho condiviso la loro convinzione: permettere ai nostri studenti di imparare le lingue che sono fondamento della nostra civiltà, non è un atteggiamento elitario o di retroguardia, o – peggio ancora – una perdita di tempo. È al contrario una meravigliosa occasione per immergersi in profondità nella storia intima di queste culture, concedendosi una rivisitazione che è così rara, nella nostra società del tempo detto “reale”.

Jacqueline de Romilly ha apportato a questa causa un contributo ammirevole. Nei suoi libri si trovano moltissime argomantazioni. Me ne vengono in mente due o tre.
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