Vergogna e pudore

Data: 23 settembre 2010. Categorie: antropologia, educazione. Autore: Roberto Rossi

Il termine αἰδώς, connesso con il verbo αἴδομαι, indica il «senso di vergogna, modestia, pudore», un sentimento particolarmente denso di implicazioni già nell’ambito della mentalità greca arcaica. Esso costituisce un tratto saliente della società omerica: «la più potente forza morale nota all’uomo omerico è il rispetto dell’opinione pubblica, aidós» (E. Dodds). Si tratta di un concetto fondamentale, che consiste essenzialmente, come osserva O. Taplin, in un «senso di compunzione che inibisce gli uomini dal comportarsi male».

Pietro Canonica, Pudore (Museo Pietro Canonica a Villa Borghese)

Affine ad αἴδομαι è il verbo αἰδέομαι «vergognarsi di fare una cosa» (si costruisce con l’infinito) o «sentire riverenza, temere, rispettare qualcuno o qualcosa» (con l’accusativo: vedi ad esempio le celebri parole di Ettore ad Andromaca: αἰδέομαι Τρῶας καὶ Τρῳάδας ἑλκεσιπέπλους, «ho vergogna dei Troiani e delle Troiane dai lunghi pepli»).
Fra i principi cardinali dell’educazione aristocratica, la αἰδώς riveste un ruolo di primo piano: «il fattore educativo della nobiltà sta nel destare il sentimento dell’obbligo verso l’ideale, che è così posto continuamente sott’occhio dal singolo. A questo sentimento, alla aidós, si può sempre fare appello; l’offenderlo suscita negli altri il sentimento, intimamente connesso a quello, della némesis» (W. Jäger).

Nella riflessione di Esiodo il concetto di αἰδώς non individua un atteggiamento univocamente positivo, ma subisce uno sdoppiamento di valore (così come accade anche, ad esempio, per la ἔρις «la contesa»), a seconda delle circostanze: alla αἰδώς che costituisce valore etico fondamentale, si contrappone una αἰδὼς δ᾽ οὐκ ἀγαθή «aidós non buona», che costituisce un impedimento, «perché rappresenta quel misto di senso di inferiorità e di vergogna che è proprio di chi si trova nella condizione di povertà» (G. Arrighetti). Clicca qui per continuare la lettura »

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Il sonno e la morte

Data: 26 febbraio 2010. Categorie: antropologia, epica, lirica arcaica. Autore: Roberto Rossi

La parentela del sonno con la morte costituisce uno dei topoi maggiormente consolidati della letteratura di ogni tempo: Omero esalta la potenza di Hypnos, fratello di Thanatos, nell’episodio della Διὸς ἀπάτη (l’inganno nei confronti di Zeus), quando Era vuole distogliere il suo regale sposo dalle incombenze della guerra e dalle sue partigianerie a favore dei Troiani (Iliade XIV 231-237):

Là s’incontrò col fratello della Morte, col Sonno,
lo prese per mano, e gli si rivolse con queste parole:
«Sonno, signore di tutti gli dèi e di tutti gli uomini,
se già una volta hai dato ascolto alla mia parola, anche ora
dammi retta, ed io ti sarò per tutto il tempo.
Addormenta sotto le ciglia gli occhi splendenti di Zeus,
quando io mi sarò unita a lui nell’amore.

A Hypnos e Thanatos è affidato poi il compito di trasportare in Licia il cadavere di Sarpedone, perché possa ricevere i dovuti onori funebri (Iliade XVI 677-683):

(Apollo) scese dai monti dell’Ida verso la feroce battaglia,
e subito portò l’illustre Sarpedonte fuori
tiro, lo portò lontano e lo lavò nella corrente del fiume,
lo unse d’ambrosia e gli mise addosso vesti immortali;
poi lo affidò ai portatori veloci,
il Sonno e la Morte, i gemelli, che subito
lo deposero nella ricca regione di Licia.

Esiodo nel rappresentare la morte degli eroi della generazione dell’oro, per rappresentare il tipo di morte ideale, senza alcuna sofferenza, dice: «morivano come vinti dal sonno» (Teogonia 116) e più avanti, sulla parentela fra sonno e morte, si sofferma in una lunga descrizione (Teogonia 755-766):

L’uno tenendo per i terrestri la luce che molto vede,

Hypnos e Thanatos

l’altra ha Sonno fra le sue mani, fratello di Morte,
la Notte funesta, coperta di nube caliginosa.
Là hanno dimora i figli di Notte oscura,
Sonno e Morte, terribili dèi; né mai loro
Sole splendente guarda coi raggi,
sia che il cielo ascenda o il cielo discenda.
Di essi l’uno la terra e l’ampio dorso del mare
tranquillo percorre e dolce per gli uomini,
dell’altra ferreo è il cuore e di bronzo l’animo,
spietata nel petto; e tiene per sempre colui che lei prende
degli uomini, nemica anche agli dèi immortali.

Bellissima è l’immagine proposta da Alcmane, in un contesto erotico, dove lo sguardo struggente della fanciulla amata è paragonato al sonno o alla morte (fr. 3 Davies):

e col desiderio che scioglie le membra, e più struggente
del sonno e della morte guarda verso di me
e per nulla falsamente quella è dolce.
Ma Astimelusa non mi risponde nulla,
ma tenendo quella corona
come un astro che vola
attraverso il cielo scintillante
o un virgulto d’oro o una morbida piuma … Clicca qui per continuare la lettura »

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