Progetto “Democrazia in Grecia”

Data: 20 giugno 2014. Categorie: i classici oggi, politica, recensioni. Autore: Roberto Rossi
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Il primo volume del progetto «Democrazia in Grecia»

In un momento che mi sembra quanto meno “asfittico” per l’editoria del mondo classico, mi fa piacere segnalare quest’iniziativa molto stimolante, che mi auguro possa incontrare l’interesse che merita.

Con la pubblicazione – nel maggio scorso – del primo volume della Politica di Aristotele (libri I-IV), la benemerita collana «Lorenzo Valla» della Mondadori inaugura un progetto sulla «Democrazia in Grecia», che comprenderà cinque volumi: ai due dedicati alla Politica di Aristotele (curati da T. J. Saunders e R. Robinson il primo, D. Keyt e R. Kraut il secondo – in entrambi i casi con la traduzione di R. Radice e T. Gargiulo), seguirà un volume con la Costituzione degli Ateniesi attribuita ad Aristotele (curatore P. J. Rhodes, con la traduzione di A. Zambrini) insieme con quella dello Pseudo-Senofonte (introduzione, traduzione e commento di G. Serra).

Seguiranno due volumi antologici, che raccolgono un’ampia scelta di passi «riguardanti il problema del governo del popolo da Omero sino all’epoca di Alessandro Magno» (dalla premessa del curatore P. Boitani). Il volume IV ha come titolo: Democrazia: la nascita, il consolidamento, i consensi, mentre il volume VDemocrazia: la crisi e le reazioni. Introduzione, traduzione e commento saranno in questo caso curati da D. Loscalzo.  Clicca qui per continuare la lettura »

Il letamaio di Eraclito

Data: 22 giugno 2012. Categorie: didattica, esame di maturità, testo d'autore, versioni. Autore: Roberto Rossi

Eraclito
(particolare da La scuola di Atene, di Raffaello)

Leggendo in vari siti internet (e anche sui giornali) le traduzioni del passo di Aristotele assegnato alla maturità, si riscontra un’incomprensione, in cui sono incappati anche traduttori esperti: il sostantivo ἰπνός, viene reso nell’accezione di “forno”, “cucina”, o semplicemente “fuoco”, davanti al quale si scalderebbe Eraclito.

Da qui traduzioni del tipo: «come si racconta che Eraclito parlasse ai forestieri che volevano incontrarlo, i quali, avvicinandosi, dopo averlo visto che si scaldava davanti al fuoco (πρòς τῷ ἰπνῷ), si bloccavano».

Ma perché questi suoi ospiti avrebbero mai dovuto bloccarsi, di fronte a lui che si scaldava davanti al fuoco? Che ci sarebbe di strano o di disgustoso, come peraltro il contesto richiede?

In realtà Eraclito si scaldava immerso nel letame e accoglieva gli ospiti nel letamaio.

Come infatti ci informa Diogene Laerzio (Eraclito, in Vite dei filosofi IX 1.3), il filosofo avrebbe cercato di curare la sua idropisia riscaldandosi con sterco bovino in un letamaio. Da qui l’esitazione e lo schifo dei suoi visitatori.

Interessante e impegnativo il passo scelto dalla commissione ministeriale per i maturandi di quest’anno.

Avrei voluto proporre un video con la traduzione ragionata, ma attualmente sono in condizioni di emergenza, perché sono privo di connessione internet (aspettando l’allacciamento di FastWeb).

Vedrò se la situazione si sbloccherà a breve (è circa un mese che sono in attesa!).
Per il momento, in bocca al lupo a tutti!

Vergogna e pudore

Data: 23 settembre 2010. Categorie: antropologia, educazione. Autore: Roberto Rossi

Il termine αἰδώς, connesso con il verbo αἴδομαι, indica il «senso di vergogna, modestia, pudore», un sentimento particolarmente denso di implicazioni già nell’ambito della mentalità greca arcaica. Esso costituisce un tratto saliente della società omerica: «la più potente forza morale nota all’uomo omerico è il rispetto dell’opinione pubblica, aidós» (E. Dodds). Si tratta di un concetto fondamentale, che consiste essenzialmente, come osserva O. Taplin, in un «senso di compunzione che inibisce gli uomini dal comportarsi male».

Pietro Canonica, Pudore (Museo Pietro Canonica a Villa Borghese)

Affine ad αἴδομαι è il verbo αἰδέομαι «vergognarsi di fare una cosa» (si costruisce con l’infinito) o «sentire riverenza, temere, rispettare qualcuno o qualcosa» (con l’accusativo: vedi ad esempio le celebri parole di Ettore ad Andromaca: αἰδέομαι Τρῶας καὶ Τρῳάδας ἑλκεσιπέπλους, «ho vergogna dei Troiani e delle Troiane dai lunghi pepli»).
Fra i principi cardinali dell’educazione aristocratica, la αἰδώς riveste un ruolo di primo piano: «il fattore educativo della nobiltà sta nel destare il sentimento dell’obbligo verso l’ideale, che è così posto continuamente sott’occhio dal singolo. A questo sentimento, alla aidós, si può sempre fare appello; l’offenderlo suscita negli altri il sentimento, intimamente connesso a quello, della némesis» (W. Jäger).

Nella riflessione di Esiodo il concetto di αἰδώς non individua un atteggiamento univocamente positivo, ma subisce uno sdoppiamento di valore (così come accade anche, ad esempio, per la ἔρις «la contesa»), a seconda delle circostanze: alla αἰδώς che costituisce valore etico fondamentale, si contrappone una αἰδὼς δ᾽ οὐκ ἀγαθή «aidós non buona», che costituisce un impedimento, «perché rappresenta quel misto di senso di inferiorità e di vergogna che è proprio di chi si trova nella condizione di povertà» (G. Arrighetti). Clicca qui per continuare la lettura »

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