Con parole ornate

Data: 26 febbraio 2010. Categorie: oratoria, recensioni. Autore: Roberto Rossi

È uscita la settimana scorsa, presso l’editore Cappelli, l’antologia tematica sugli oratori che ho curato insieme con il collega Luciano Lanzi. Un volumetto di 150 pagine intitolato: Con parole ornate.

Il titolo deriva da una citazione dantesca:

Ello passò per l’isola di Lenno
poi che l’ardite femmine spietate
tutti li maschi loro a morte dienno.
Ivi con segni e con parole ornate
Isifile ingannò, la giovinetta
che prima avea tutte l’altre ingannate.

(Dante, Inferno XVIII 88-93)

È costituito di 6 capitoli, che propongono una rapida rassegna di un fenomeno così complesso, che vede la parola come fondamento della vita del cittadino. Questa è la scansione degli argomenti:

  1. Le vie della parola. Capitolo introduttivo, sul λόγος come fondamento della paidéia, che assume via via una propria autonomia, divenendo strumento di dispute prima fra eroi, poi fra cittadini della polis. Una evoluzione del logos che accompagna le tappe della storia greca e quella di Atene in particolare.
  2. Un processo casalingo. La rappresentazione scanzonata di un processo, nella rivisitazione parodica di Aristofane, Vespe 760-1008, in cui assistiamo a un processo “fatto in casa” contro uno dei cani da guardia.
  3. A tutela dei consumatori. Una requisitoria contro gli incettatori, proposta da Lisia nell’orazione Contro i mercanti di grano, che focalizza un problema centrale dell’economia ateniese, ovvero quello della difficoltà di rifornimenti alimentari in epoca di guerra.
  4. Oratoria non scritta. Una demegoria (= orazione politica) di Pericle pronunciata in prossimità dello scoppio della guerra del Peloponneso (trasmessaci da Tucidide I 140-144).
  5. La polis in pericolo. È proposto l’autore esemplare dell’oratoria politica ateniese, ovvero Demostene, che cerca inutilmente di mettere in guardia i suoi concittadini contro Filippo II di Macedonia, nella Terza olintiaca.
  6. Processo contro il Piacere. Un lusus di Luciano di Samosata, che – in età imperiale – fa il verso all’oratoria fittizia della tradizione epidittica e scolastica, nel trattatello La doppia accusa.

(L. Lanzi e R. Rossi, Con parole ornate, Cappelli Editore, Bologna febbraio 2010)

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