Codro si sacrifica per la patria

Data: 17 ottobre 2010. Categorie: oratoria, testo d'autore, versioni. Autore: Roberto Rossi

Mi è stato recentemente richiesto di occuparmi di una versione di greco, tratta dall’orazione Contro Leocrate, di Licurgo (l’autore è un oratore del IV secolo: attenzione a non confonderlo con l’omonimo mitico legislatore spartano del IX-VIII secolo a.C., con cui non ha nulla a che vedere!).

Domenico Beccafumi: Il sacrificio di re Codro
(Siena, Palazzo Pubblico. Fonte: Wikimedia commons)

Licurgo accusa di diserzione il concittadino Leocrate, in quanto, per sfuggire ai pericoli della guerra, egli avrebbe abbandonato la città poco prima della battaglia di Cheronea (338 a.C.), venendo così meno ai suoi doveri nei confronti della patria e dei concittadini (ricordiamo che Cheronea è l’episodio militare decisivo per l’affermarsi del dominio di Filippo II, il re macedone padre di Alessandro Magno).

È un passo collocato circa a metà dell’orazione (capp. 84-87), nel quale Licurgo propone una carrellata di esempi mitico-storici, che dimostrano l’abnegazione, il senso del dovere e l’eroismo degli Ateniesi del passato: da questo confronto la pusillanimità di Leocrate emerge in modo ancor più evidente.

L’esempio che ci interessa da vicino è quello dell’eroico sacrificio del re Codro, l’ultimo mitico re ateniese.
La vicenda è ambientata in un periodo di carestia, quando i Peloponnesiaci dichiarano guerra ad Atene, per conquistarne il territorio e sfruttarne le risorse. Come succedeva in questi frangenti, prima di intraprendere le operazioni militari, inviano una delegazione a Delfi per consultare l’oracolo di Apollo sull’esito della guerra. L’oracolo risponde: «Cari Spartani, riuscirete a conquistare Atene, a patto che non uccidiate il suo re, Codro». I Peloponnesiaci partono fiduciosi per la guerra e avvertono tutti i soldati di non uccidere assolutamente il re Codro. Ma un abitante di Delfi, un certo Cleomanti, venuto a sapere del responso, informò in tutto segreto gli Ateniesi.

Ecco qui il testo greco della prima parte della versione:

Ἐπὶ Κόδρου γὰρ βασιλεύοντος Πελοποννησίοις γενομένης ἀφορίας κατὰ τὴν χώραν αὐτῶν ἔδοξε στρατεύειν ἐπὶ τὴν πόλιν ἡμῶν, καὶ ἡμῶν τοὺς προγόνους ἐξαναστήσαντας κατανείμασθαι τὴν χώραν. Καὶ πρῶτον μὲν εἰς Δελφοὺς ἀποστείλαντες τὸν θεὸν ἐπηρώτων, εἰ λήψονται τὰς Ἀθήνας· ἀνελόντος δ’ αὐτοῖς τοῦ θεοῦ, ὅτι τὴν πόλιν αἱρήσουσιν ἐὰν μὴ τὸν βασιλέα τὸν Ἀθηναίων Κόδρον ἀποκτείνωσιν, ἐστράτευον ἐπὶ τὰς Ἀθήνας. Κλεόμαντις δὲ τῶν Δελφῶν τις, πυθόμενος τὸ χρηστήριον, δι’ ἀπορρήτων ἐξήγγειλε τοῖς Ἀθηναίοις.

Venuto dunque a conoscenza del vaticinio, re Codro non ebbe la minima esitazione: incurante della propria vita decise attuare uno stratagemma. Uscì fuori della città vestito da contadino, per non essere riconosciuto. Si avvicinò al campo dei nemici e, incontrate due guardie che gli chiedevano informazioni sulle condizioni di Atene e sul morale degli abitanti, Codro ne uccise una con la falce. L’altra guardia, accesa d’ira e credendo di avere a che fare un contadino, lo uccise prontamente con un colpo di spada.

Gli Ateniesi a quel punto mandarono una delegazione per chiedere il corpo del re e poterlo seppellire: a quel punto i Peloponnesiaci, venuti a conoscenza della verità e comprendendo che non sarebbero più riusciti a conquistare il territorio nemico, si ritirarono.

Ecco anche la seconda parte del testo:

Καὶ οὕτως ἦσαν ὦ ἄνδρες γενναῖοι οἱ τότε βασιλεύοντες, ὥστε προῃροῦντο ἀποθνῄσκειν ὑπὲρ τῆς τῶν ἀρχομένων σωτηρίας μᾶλλον ἢ ζῶντες ἑτέραν μεταλλάξαι τινὰ χώραν. φασὶν γοῦν τὸν Κόδρον παραγγείλαντα τοῖς Ἀθηναίοις προσέχειν ὅταν τελευτήσῃ τὸν βίον, λαβόντα πτωχικὴν στολὴν ὅπως ἂν ἀπατήσῃ τοὺς πολεμίους, κατὰ τὰς πύλας ὑπεκδύντα φρύγανα συλλέγειν πρὸ τῆς πόλεως, προσελθόντων δ’ αὐτῷ δυοῖν ἀνδρῶν ἐκ τοῦ στρατοπέδου καὶ τὰ κατὰ τὴν πόλιν πυνθανομένων, τὸν ἕτερον αὐτῶν ἀποκτεῖναι τῷ δρεπάνῳ παίσαντα· τὸν δὲ περιλελειμμένον, παροξυνθέντα τῷ Κόδρῳ καὶ νομίσαντα πτωχὸν εἶναι, σπασάμενον τὸ ξίφος ἀποκτεῖναι τὸν Κόδρον. Τούτων δὲ γενομένων οἱ μὲν Ἀθηναῖοι κήρυκα πέμψαντες ἠξίουν δοῦναι τὸν βασιλέα θάψαι, λέγοντες αὐτοῖς ἅπασαν τὴν ἀλήθειαν· οἱ δὲ Πελοποννήσιοι τοῦτον μὲν ἀπέδοσαν, γνόντες δ’ ὡς οὐκέτι δυνατὸν αὐτοῖς τὴν χώραν κατασχεῖν ἀπεχώρησαν.

L’aneddoto è testimoniato anche in latino: lo raccontano (o vi fanno cenno), fra gli altri, Cicerone (nelle Tusculanae disputationes), Orazio, Seneca il Vecchio (in una delle Controversiae), Valerio Massimo, Velleio Patercolo e il commentatore virgiliano Servio.

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13 Commenti a Codro si sacrifica per la patria

  1. Gabriella Zonno ha detto:

    Sono un’insegnante di diritto che ha fatto a suo tempo il liceo classico. Sto cercando il discorso di Pericle agli ateniesi in greco antico ovviamente. Mi potete aiutare per favore ? Grazie e complimenti per il blog

    • Roberto Rossi ha detto:

      Grazie dell’apprezzamento. I discorsi di Pericle testimoniati da Tucidide sono più di uno. Immagino intenda quello più famoso, ovvero il λόγος ἐπιτάφιος per i morti del primo anno della guerra del Peloponneso (nel II libro delle Storie). Provvederò quanto prima a soddisfare la richiesta.

  2. Anita ha detto:

    Sono una studentessa e vorrei consultare la traduzione di questa versione per confrontarla con la mia, avendo avuto qualche problema nel tradurla! come posso fare? grazie!!

  3. Francesco ha detto:

    Ciao, innanzitutto bellissimo sito, in secondo luogo, come chi mia ha preceduto vorrei avere la tua traduzione per vedere se ho commesso qualche errore nel tradurla. Grazie

  4. Federico ha detto:

    Complimenti per questo bellissimo sito!!!
    Le volevo chiedere se potesse inviare anche a me la traduzione del brano, solo per un controllo “sicuro”. Grazie e complimenti ancora:)

  5. Manfredi Astorre ha detto:

    Anche io sarei interessato alla trduzione del passo,in quanto la mia maturità è
    parecchio datata .

  6. Pietro ha detto:

    Potrei avere anche io la traduzione? Grazie mille in anticipo!!

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