Ulteriori ag-GI-ornamenti

Data: 30 giugno 2017. Categorie: lessicografia. Autore: Marcello Castangia

L’indispensabile Vocabolario della lingua greca coordinato da Fausto Montanari per i tipi della Loescher (a tutti noto con l’acronimo GI, Greco-Italiano), è opera quanto mai meritoria, che però richiede continui interventi di aggiornamento, per tenere il passo con le esigenze degli utenti.

Possiamo riassumerne la storia:

  • 1995 – Prima edizione solamente cartacea (partendo, è doveroso ricordarlo, da un progetto di Nino Marinone).
  • 2004 – Seconda edizione con CD Rom (con Guida all’uso del Vocabolario e Lessico di base). È importante la novità del supporto di consultazione digitale, con il limite di essere destinato unicamente al sistema operativo Windows, con tutti gli inconvenienti che tale scelta comporta.
  • 2013 – Terza edizione con CD Rom, ancora esclusivamente per Windows, ma con la novità dell’uso della mappatura Unicode, che consente una ricerca più efficace, senza la necessità di installazioni particolari (anche in questo caso sono presenti Guida e Lessico di base).
  • 2017 Ristampa della Terza edizione, ma soprattutto, rilascio delle applicazioni per dispositivo mobile iOS o Android, come già riferito nell’articolo di ieri.

La necessità di aggiornamento continuo e meticoloso riguarda, come è ovvio, soprattutto il lemmario e le voci: già qualche tempo fa avevo proposto un articoletto con alcune proposte di integrazione di lemmi assenti; aggiungo alcune segnalazioni.

  1. S.v. θεσμός, accanto alla citazione di Od. 23.296, non sarebbe infruttuoso aggiungere il testo con la relativa traduzione: ἀσπάσιοι λέκτροιο παλαιοῦ θεσμὸν ἵκοντο «giunsero alla norma dell’antico letto», per ribadire il corretto significato di θεσμός, che viene da alcuni forzato nel senso di ‘luogo’, ‘posto’ (così anche il Rocci). A tal proposito, si vedano anche le osservazioni di V. Di Benedetto, nel commento della sua edizione BUR di Odissea (Milano, 2010, pag. 1196).
  2. Proposta di integrazione al lemma del verbo κοσμέω, sulla base del fr. 3, 10 G.-P. (= 4 W.) di Solone, εὐφροσύνας κοσμεῖν, dove il verbo va reso con «godere con misura/moderazione ([del]le gioie presenti)» (sapienter et modice uti, come scrivono Gentili-Prato), o comunque con un traducente più specifico, rispetto a quelli consueti di κοσμέω, già presenti nel GI.
  3. Segnalo la mancanza del lemma ὀρνιθόω, proposto solo nella forma ὀρνιθόομαι «diventare uccello».

    Ulisse e le Sirene. Secondo il mito, le Sirene erano
    fanciulle trasformate in uccello da Afrodite,
    adirata nei loro confronti.

    In realtà il verbo ὀρνιθόω «io trasformo in uccello» è attestato, seppure in modo molto sporadico, anche all’attivo (e se ne trova attestazione anche nel glorioso Bailly, Dictionnaire grec-français, consultabile anche online): in uno scolio a Iliade XIV 291 Ἥρα δὲ ὠρνίθωσεν αὐτήν «Era la trasformò in uccello» e in uno ad Odissea XII, 39, a proposito delle Sirene che Afrodite ὠρνίθωσεν «trasformò in uccelli», per la loro pervicace determinazione verginale (il passo è citato anche da Eustazio nel suo commento). In Eustazio (Ad Homeri Iliadem, III 643) troviamo anche la forma ἀπωρνίθωσεν (e anche in questo caso nel GI troviamo solo ἀπορνιθόομαι).

 

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L’autore di questo articolo:

Immagine 154Nato a Sassari nel 1986, ho conseguito la laurea in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” e l’abilitazione all’insegnamento delle materie letterarie, del latino e del greco presso l’Università di Sassari.

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