Insegnare Omero oggi

Data: 7 novembre 2013. Categorie: didattica, epica, i classici oggi, vita della scuola. Autore: Roberto Rossi
Odisseo nella grotta di Polifemo Jakob Jordaens secolo XVI (Museo Puskin, Mosca)

Jakob Jordaens (secolo XVI):
Odisseo nella grotta di Polifemo (Mosca, Museo Puskin)

Aggirandomi nel web alla ricerca di altro, mi sono imbattuto in un’intervista che l’amico Franco Ferrari, ha rilasciato qualche tempo fa (e pubblicata sul sito della Treccani) intitolata «Insegnare Omero oggi: colloquio con Franco Ferrari».

La vedo oggi per la prima volta e mi fa piacere condividerla, anche se risale all’ormai lontano 2007: anche ad anni di distanza, non è a mio avviso ozioso ritornare sull’argomento, come riflessione sul significato che la lettura dei testi classici riveste nella quotidiana attività didattica e – più in generale – nella nostra consapevolezza culturale.

Dopo una prima domanda, rivelatrice dell’impostazione “italianista” dell’intervistatore (sullo «spazio che hanno oggi nelle scuole superiori le traduzioni dei poemi omerici di Monti e Pindemonte»), l’attenzione si sposta poi sulla lunga dimestichezza del prof. Ferrari con la traduzione dei testi della letteratura greca (a proposito di Omero, ricordo la sua edizione UTET di Odissea, ristampata in veste economica).

Domanda: quali sono le «preoccupazioni e le difficoltà nello svolgere questo delicato lavoro» di traduzione dei testi classici? Della risposta articolata (alla quale rimando) segnalo il passaggio in cui l’intervistato osserva come

in una certa misura ogni testo tenda a suggerire esso stesso il modo migliore per essere trasposto in un altro sistema linguistico, stimolando il traduttore a cercare nella tradizione espressiva che gli è familiare i giacimenti più idonei, i ‘fondi’ più consentanei: sempre tenendo conto che il tradurre è un lavorio di approssimazione a una méta per sua natura irraggiungibile.

Le due domande successive sono – per quel che mi riguarda – le più interessanti, vista la loro attinenza con la didattica “militante”: nella prassi didattica

  • meglio leggere molto, ma in traduzione, o poco, ma in lingua originale?
  • quanto è lecita l’operazione di “attualizzare” i classici?
Ristampa economica della bella edizione di Odissea curata da F. Ferrari

Ristampa economica della bella edizione di Odissea
curata da F. Ferrari

Più che domande, sono “pezzi da novanta” su cui sarebbe interessante poter avere uno scambio di esperienze con i colleghi (e perché no, anche sentire il parere degli studenti). Per quel che riguarda la lettura di Omero, ragionevolmente Ferrari osserva che

una lettura globale anche di uno solo dei poemi omerici nell’originale è improponibile non solo al liceo ma anche all’università, e tuttavia per comprendere il duello finale fra Achille e Ettore è necessario tener conto dei momenti di preparazione che il narratore ha dislocato in diverse zone del poema (momenti che possono essere recuperati anche solo in traduzione).

L’intervista si incammina poi sulla strada della fantascienza, 😉 quando l’intervistatore chiede se sia possibile «estendere la conoscenza delle letterature classiche anche agli studenti di scuole diverse dai licei»… 😮

Non trovo di meglio che rifugiarmi nell’osservazione epigrafica che propongo a mo’ di conclusione:

I Greci inventarono la nozione di kairòs, di occasione o momento opportuno. Saper cogliere il kairòs è, credo, una grande qualità del bravo docente.

E a proposito dell’osservazione finale  secondo cui «la cultura antica è parte integrante della nostra letteratura», aprendo la prospettiva alla settima arte, mi piace ritornare a un grande classico: uno spezzone cruciale dell’episodio di Polifemo tratto dall’Odissea RAI del 1968.

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