La giustizia vale davvero di per sé… ?

Data: 11 aprile 2017. Categorie: certamina, filosofia, testo d'autore. Autore: Roberto Rossi

La cronaca dell’Ἀγὼν πολιτικός non può prescindere, ovviamente, dal resoconto della gara e dai nomi dei vincitori, anche se è vero che – in queste occasioni – la cosa che veramente conta non è tanto la graduatoria di merito, quanto piuttosto la possibilità che i giovani hanno di mettersi alla prova, vivere una bella esperienza e fare nuove conoscenze che spesso sono destinate a protrarsi anche oltre lo spazio della manifestazione.

Il “poker” dei vincitori: da sinistra
Loris Donda (Gorizia), Ada Cattani (Reggio Emilia), Roberto Viganò (Milano), Alessandro Passeretti (Nola)

E oltre a questo, soprattutto, il confronto con uno dei massimi pensatori e prosatori di sempre, per cercare di coglierne e interpretare la lezione.

Ma ecco la graduatoria:

Il vincitore, Roberto Viganò, del Liceo “S. Allende” di Milano.

Primo premio: Roberto Viganò del Liceo classico “S. Allende” di Milano con la seguente motivazione:

L’elaborato si segnala per una resa corretta e precisa che denota un’ottima conoscenza delle strutture della lingua greca, come risulta altresì dalla puntuale analisi linguistica operata nella prima parte del commento. Fedele e ricca di personali considerazioni risulta la contestualizzazione del brano non disgiunta da opportuni riferimenti alla critica più recente.

Secondo premio: Alessandro Passeretti del Liceo classico “G. Carducci” di Nola:

L’elaborato presenta una chiara comprensione del brano che è stato correttamente interpretato e reso in maniera puntuale. Il commento si avvale di una disamina attenta del testo con i giudizi dei critici platonici più rilevanti.

Terzo premio: Ada Cattani del Liceo classico “Ariosto-Spallanzani” di Reggio Emilia

L’elaborato rivela ottime competenze linguistiche le quali si esplicitano in una corretta interpretazione e in una resa adeguata e puntuale. Ampio e articolato è il commento, in cui si rilevano qua e là interessanti notazioni critiche.

Quarto premio: Loris Donda del Liceo classico “D. Alighieri” di Gorizia

L’elaborato si distingue per una ricerca di resa piuttosto originale che tra l’altro non compromette una corretta interpretazione del brano. La stessa ricerca di originalità risulta anche nel commento, da cui emerge una solida conoscenza dell’opera platonica.

Ma veniamo al passo della Repubblica, tratto dal secondo libro, nel quale Glaucone – come osserva Vegetti – mantiene la figura di “signore del dialogo” che gli era riconosciuta nel libro precedente, tanto da potersi permettere il lusso di μακρολογεῖν.

“Foto di gruppo con signore”: senza di loro non c’è Agòn! Da sinistra Teresa Maiello, Bianca Castelli e Erminia Barra.

«In questo passo della Repubblica» osserva il vincitore dell’Ἀγών, Roberto Viganò, «viene toccata una questione assai spinosa, che porterà poi Socrate ad approfondire la sua concezione della giustizia, già emersa dalla confutazione di Trasimaco: infatti, i due fratelli di Platone, Glaucone e Adimanto, metteranno in luce qui e in seguito gli apparenti punti deboli dell’argomentazione socratica per indurre il filosofo ateniese a precisarla e, per così dire, superarsi.

Siamo di fronte, come ben illustra Szlezák, alla tipica “struttura di soccorso” (βοήθεια) che caratterizza i dialoghi platonici, in una definizione sempre più precisa delle posizioni emerse in precedenza e ancora non pienamente giustificate sul piano razionale. Qua, in particolare, viene fatto notare a Socrate che Trasimaco, o qualcuno delle sue stesse idee, potrebbe obiettargli che, dopotutto, la giustizia non è un bene desiderabile in sé, ma per i beni che, se praticata, essa procura».

E più avanti osserva: «Nella stessa motivazione addotta come probante dall’interno cultore fittizio, troviamo una concezione di ἀγαθόν come bene soggettivo, secondo l’uso tradizionale del termine: come spiega Vegetti, qui “bene” non è ancora l’Idea del Bene del libro VI. È perciò ancora lunga la strada che attende Socrate prima di giungere alla definizione vera della giustizia»

Ma seguiamo il passo, nella traduzione del vincitore:

«Ὦ θαυμάσιε, πάντων ὑμῶν, ὅσοι ἐπαινέται φατὲ δικαιοσύνης εἶναι, ἀπὸ τῶν ἐξ ἀρχῆς ἡρώων ἀρξάμενοι, ὅσων λόγοι λελειμμένοι, μέχρι τῶν νῦν ἀνθρώπων οὐδεὶς πώποτε ἔψεξεν ἀδικίαν οὐδ’ ἐπῄνεσεν δικαιοσύνην ἄλλως ἢ δόξας τε καὶ τιμὰς καὶ δωρεὰς τὰς ἀπ’ αὐτῶν γιγνομένας·
αὐτὸ δ’ ἑκάτερον τῇ αὑτοῦ δυνάμει τί δρᾷ, τῇ τοῦ ἔχοντος ψυχῇ ἐνόν, καὶ λανθάνον θεούς τε καὶ ἀνθρώπους, οὐδεὶς πώποτε οὔτ’ ἐν ποιήσει οὔτ’ ἐν ἰδίοις λόγοις ἐπεξῆλθεν ἱκανῶς τῷ λόγῳ ὡς τὸ μὲν μέγιστον κακῶν ὅσα ἴσχει ψυχὴ ἐν αὑτῇ, δικαιοσύνη δὲ μέγιστον ἀγαθόν.
Εἰ γὰρ οὕτως ἐλέγετο ἐξ ἀρχῆς ὑπὸ πάντων ὑμῶν καὶ ἐκ νέων ἡμᾶς ἐπείθετε, οὐκ ἂν ἀλλήλους ἐφυλάττομεν μὴ ἀδικεῖν, ἀλλ’ αὐτὸς αὑτοῦ ἦν ἕκαστος ἄριστος φύλαξ, δεδιὼς μὴ ἀδικῶν τῷ μεγίστῳ κακῷ σύνοικος ᾖ».
Ταῦτα, ὦ Σώκρατες, ἴσως δὲ καὶ ἔτι τούτων πλείω Θρασύμαχός τε καὶ ἄλλος πού τις ὑπὲρ δικαιοσύνης τε καὶ ἀδικίας λέγοιεν ἄν.
 «O mirabile uomo, di tutti quanti voi, che dite di esaltare la giustizia, a cominciare dagli eroi del passato, (di cui ci siano rimasti i discorsi) fino ai contemporanei, nessuno ha mai biasimato l’ingiustizia né lodato la giustizia se non per la gloria, gli onori e i vantaggi che da essa derivano;
ma cosa faccia in virtù di se stessa propria ciascuna delle due, trovandosi nell’anima di chi la possiede, ed essendo nascosta sia agli uomini sia agli dei, nessuno mai – né in un’opera poetica, né in discorsi privati – l’ha spiegato abbastanza argomentando che la prima è il peggiore dei mali che l’anima può avere in se stessa, mentre la giustizia è il bene maggiore.
Infatti, se fin da principio voi tutti aveste detto così e ci aveste persuasi sin da giovani, non dovremmo l’uno controllare che l’altro non commetta ingiustizia, ma ognuno sarebbe proprio il miglior custode di se stesso, temendo di convivere con il peggiore dei mali qualora commetta ingiustizia».
Queste, o Socrate, ma forse considerazioni anche più numerose di queste potrebbero fare, riguardo alla giustizia e all’ingiustizia, Trasimaco e (credo) qualcun altro.

Il dottor Riccardo Acri apre le presentazioni della cerimonia di premiazione.

La foto qui sopra ritrae il tavolo di presidenza al momento della cerimonia di premiazione. Da sinistra: professori Giuseppe Nardiello, Marco Borrelli, (membri della giuria); dott. Riccardo Acri (presidente dell’Associazione ex alunni del Liceo Classico “Durante”); Andrea Marcolongo (autrice de La lingua geniale); prof. Salvatore Cerasuolo (presidente della giuria); prof. Giuseppe Capasso (dirigente del Liceo “Durante” di Frattamaggiore); prof. Teresa Maiello (presidente sezione AICC di Frattamaggiore e “anima pulsante” della manifestazione); dott. Marco Antonio Del Prete (sindaco di Frattamaggiore); prof. Vittoria Caso e Dario Nappo (membri della giuria).

2 Commenti a La giustizia vale davvero di per sé… ?

  1. teresa maiello ha detto:

    sei eccezionale , Roberto! grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

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