Il valore della filosofia, secondo Seneca

Data: 23 giugno 2017. Categorie: esame di maturità, filosofia. Autore: Roberto Rossi

Busto noto come Pseudo Seneca
(Museo Archeologico di Napoli)

Sembra che la scelta ministeriale del brano d’esame di quest’anno (seconda prova dei licei classici) abbia messo d’accordo un po’ tutti: quel passaggio della Lettera a Lucilio 16 di Seneca presenta un contenuto significativo, una lunghezza equilibrata, un pensiero perspicuo e – cosa che non guasta mai – una struttura linguistica piuttosto semplice.

Non sono infatti presenti insidie grammaticali: piuttosto, richiede che si presti attenzione al lessico, per rendere in modo adeguato i  termini chiave: fatum (il destino, un’entità sovraordinata, al di fuori di qualsiasi controllo), fortuna (che, ben sappiamo, è vox media, che può aver significato positivo o negativo a seconda dei contesti), casus (che indica l’insieme delle vicende contingenti).

La sfida che Seneca pone all’interprete moderno è proprio questa: di riuscire a rendere i termini in modo rispettoso del pensiero dell’autore, ma altresì significativo per la nostra mentalità, che dal filosofo latino è così distante.

 

Questo il testo (Ad Lucilium II 16, 3-5)

Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliquā oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hāc nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hāc petendum est. [4] Dicet aliquis, “Quid mihi prodest philosophia, si fatum est? Quid prodest, si deus rector est? Quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.” [5] Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.

Secondo l’opinione di Nicola Gardini (Università di Oxford), saggista e romanziere, autore del best seller Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile, si tratta di «un bellissimo brano, in cui brillano i fondamenti della filosofia di Seneca oltre che un distillato del sapere antico».

Trovo inoltre molto pertinente – continua Gardini – questo invito alla filosofia, al «saper vivere», come prova di traduzione proprio alla fine dl liceo. In questo branetto c’è un po’ tutto il senso degli studi letterari e filosofici. Non si poteva dare un saluto e un augurio migliore a tanti giovani che giungono alla soglia degli studi universitari. Quel philosophandum est rimarrà a lungo nelle menti e, si spera, per sempre nei cuori dei giovani che stamattina affrontano l’esame scritto di latino.

Per chi fosse interessato, nel link qui sotto è possibile scaricare un file PDF con la traduzione interlineare del passo senecano.

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