Il proprio "io" è il rifugio più sicuro

Data: 8 aprile 2010. Categorie: filosofia, testo d'autore, versioni. Autore: Roberto Rossi

Ho recentemente preso in considerazione un passo molto interessante di quel “diario personale” di Marco Aurelio, comunemente noto – in italiano – con il titolo di Ricordi, ma che in greco suona ben più suggestivamente: Εἰς ἑαυτόν (A se stesso).

L’imperatore romano del II secolo d.C. propone la riscoperta dell’intimità, attraverso una prosa densa, fatta di rapide pennellate, che risente senz’altro della lezione di Seneca, anticipando quello straordinario “monologo interiore” che saranno le Confessioni di S. Agostino.

(A sinistra, busto dell’imperatore M. Aurelio. Roma, Musei Capitolini)

È un testo interessante anche in prospettiva di seconda prova dell’Esame di Stato, vista la recente propensione delle commissioni ministeriali nei confronti dei prosatori di età ellenistico-romana e di testi pedagogico-sapienziali.

Spesso – osserva l’autore – si cercano all’esterno le condizioni ideali per ritemprarsi: si corre al mare, in montagna, nel deserto…

In realtà l’unica strada per potersi rinnovare è al nostro interno: nella nostra intimità dobbiamo individuare quei valori che ci consentono di scoprire il bello delle cose e di guardare il mondo e gli altri con occhio indulgente. Τίνι γὰρ δυσχερανεῖς; «Per cosa, infatti, ti dovrai sdegnare?». Forse per la cattiveria degli uomini? Non ne vale la pena, soprattutto considerando il fatto che l’errore è un limite naturale per gli uomini, che sbagliano anche senza volerlo (ἄκοντες).


Ed ecco, in video, traduzione

e commento del passo!


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