I filosofi a guida dell’«alveare» dello stato

Data: 20 aprile 2015. Categorie: certamina, filosofia, i classici oggi, testo d'autore. Autore: Roberto Rossi
Carlo Delle Donne, del Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, vincitore dell' Ἀγών

Il vincitore, Carlo Delle Donne (foto: atella.tv)

Veramente impegnativo il passo della Repubblica di Platone proposto nella V edizione dell’Ἀγὼν πολιτικός, svoltosi a Frattamaggiore (NA) lo scorso 18 aprile: un testo che – a parte le difficoltà intrinseche – presuppone una solida conoscenza del contesto e, in generale, degli snodi cruciali della riflessione platonica sulla costruzione dello stato ideale.

Motivo di merito quindi ancora maggiore per i partecipanti alla gara (più di un centinaio, provenienti dai licei di tutta Italia) e in particolare per Carlo Delle Donne (Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli), che ha vinto con pieno merito.

Questo il testo proposto dalla commissione (Platone, Repubblica VII 520b-c):

Οἱ μὲν ἐν ταῖς ἄλλαις πόλεσι τοιοῦτοι γιγνόμενοι εἰκότως οὐ μετέχουσι τῶν ἐν αὐταῖς πόνων· αὐτόματοι γὰρ ἐμφύονται ἀκούσης τῆς ἐν ἑκάστῃ πολιτείας, δίκην δ᾽ ἔχει τό γε αὐτοφυὲς μηδενὶ τροφὴν ὀφεῖλον μηδ᾽ ἐκτίνειν τῳ προθυμεῖσθαι τὰ τροφεῖα· ὑμᾶς δ᾽ ἡμεῖς ὑμῖν τε αὐτοῖς τῇ τε ἄλλῃ πόλει ὥσπερ ἐν σμήνεσιν ἡγεμόνας τε καὶ βασιλέας ἐγεννήσαμεν, ἄμεινόν τε καὶ τελεώτερον ἐκείνων πεπαιδευμένους καὶ μᾶλλον δυνατοὺς ἀμφοτέρων μετέχειν.

Καταβατέον οὖν ἐν μέρει ἑκάστῳ εἰς τὴν τῶν ἄλλων συνοίκησιν καὶ συνεθιστέον τὰ σκοτεινὰ θεάσασθαι· συνεθιζόμενοι γὰρ μυρίῳ βέλτιον ὄψεσθε τῶν ἐκεῖ καὶ γνώσεσθε ἕκαστα τὰ εἴδωλα ἅττα ἐστὶ καὶ ὧν, διὰ τὸ τἀληθῆ ἑωρακέναι καλῶν τε καὶ δικαίων καὶ ἀγαθῶν πέρι. Καὶ οὕτω ὕπαρ ἡμῖν καὶ ὑμῖν ἡ πόλις οἰκήσεται ἀλλ᾽ οὐκ ὄναρ, ὡς νῦν αἱ πολλαὶ ὑπὸ σκιαμαχούντων τε πρὸς ἀλλήλους καὶ στασιαζόντων περὶ τοῦ ἄρχειν οἰκοῦνται, ὡς μεγάλου τινὸς ἀγαθοῦ ὄντος.

Questa la graduatoria finale del V Ἀγὼν πολιτικός:

  1. Carlo Delle Donne (Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli)
  2. Gabriele Uboldi (Liceo Classico “Volta” di Como)
  3. Matteo Facchina (Liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone)
  4. Vincenzo Maria Vigliotti (Liceo “Durante” di Frattamaggiore)

Ma ecco la traduzione elaborata dal vincitore della manifestazione:

Citato nel commento

L’importante saggio di Vegetti,
citato dal vincitore dell’Ἀγών

È comprensibile che nelle altre città i vostri simili (cioè: i filosofi) non vengano coinvolti nelle emergenze politiche locali: in esse, infatti, costoro vengono alla luce in modo del tutto accidentale, contro le disposizioni dell’ordinamento vigente in ognuna; è, perciò, giusto e santo che chi sia self-made per sue doti innate, senza essere in debito con nessuno per il proprio sostentamento, non abbia poi nessun interesse a saldare questo debito nutrizionale con chicchessia. Al contrario, noi vi abbiamo generato, sia a vantaggio vostro sia delle altre fasce sociali, perché foste re e guide nell’«alveare», per così dire, dello stato; per questo siete stati educati in modo migliore e più completo rispetto a quegli altri vostri colleghi, diventando, così, più capaci di essere parte attiva tanto della dimensione teoretica quanto di quella pratica.

Dunque, ognuno di voi deve discendere a turno nella comunità degli altri uomini – la caverna –, e si deve lì abituare a scrutare le ombre; sarà grazie all’abitudine, infatti, che acquisirete una “vista” infinitamente migliore di quella degli altri uomini e una “conoscenza” sia della natura delle immagini ingannevoli sia degli enti reali cui esse corrispondono. Perché ci riuscirete? Perché avete visto la verità riguardo al bello e al giusto, insomma al Bene. E, in questo modo, la città sarà governata, per noi e per voi, come uno “stato divino” e non “onirico”, come accade, invece, nella maggior parte delle città attuali, che amministrano uomini impegnati in una reciproca lotta con le ombre; uomini che si scontrano per il potere nella convinzione che esso sia la cosa più bella al mondo.

Ed ecco il suo commento, dal quale ho espunto alcune note e riferimenti bibliografici:

Gabriele Uboldi, Liceo Classico “Volta” di Como

Gabriele Uboldi, Liceo Classico “Volta”
di Como

Nel corso del ‘900, parte della critica filologica ha interpretato il corpus platonicum come un tassello singolo all’interno del pensiero di Platone, che era, secondo questi studiosi, prevalentemente orale. L’Accademia diventava, così, un “circolo iniziatico” che prevedeva un graduale percorso di approfondimento escatologico; ecco perché l’assieparsi di riferimenti alla dottrina delle idee nel capolavoro della Πολιτεία si riscontra solo a partire dai libri VI e VII, densissimi di richiami talvolta non immediatamente comprensibili. Proprio in questa sezione si inserisce il brano proposto, divenuto nel corso dei secoli, “programmatico” della necessità, per l’intellettuale, di farsi “organico” rispetto alla sua società contemporanea. Nei libri immediatamente precedenti, Socrate e Glaucone hanno individuato il modello ideale di governo, quello in cui si realizzi, appunto, la perfetta armonizzazione tra teoresi e prassi. Con la potenza eidetica di un mito come quello “della caverna”, poi, si è definita come necessaria la contemplazione del Bene-Sole per poter ad esso conformare l’agire politico. Adesso – ed è questo il brano in questione – si tratta di capire se solo nella “città ideale” sia fondamentale che governino i filosofi. La spiegazione viene fornita attraverso il metodo comparativo, non estraneo alla scrittura platonica: nelle altre città, chi nasce con un’anima razionale più sviluppata non riceve dalla società nessun contributo acché questa dote s’accresca e migliori; ecco perché non esiste un debito morale del singolo filosofo verso lo stato tale da costringerlo a πράττειν τὰ πολιτικά.

Matteo Facchina, Liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone

Matteo Facchina, Liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone

Nella città di Socrate e Glaucone, invece, come ha messo in luce M. Vegetti, è il concorso di tutta la società civile a garantire la παιδεία differenziata per guardie e governanti. È un investimento collettivo per il collettivo ‹bene›. Per tale ragione, dalla sublimità assoluta della visione laica delle Idee, i filosofi sono poi chiamati a una “catabasi” (καταβατέον) nella caverna delle ombre e del sensibile. Riabituandosi agli idoli della verità, saranno poi in grado di guidare i prigionieri verso l’altezza del Vero. Non riceveranno danno, i filosofi, da questa immersione nell’illusorio, perché nella loro anima è incancellabile la vista delle Idee. Allora lo stato che si costituirà sotto la guida dei “sovrani illuminati” non si fonderà più sul «sogno di verità» (οὐκ ὄναρ), ma sarà costantemente orientato al Bene, in una tensione illuminata dagli archetipi – comunque irrealizzabili – dell’iperuranio. Il rischio di una στάσις – forza disgregante dell’irrinunciabile unità della πόλις – è scongiurato, perché chi ha annegato il λόγος nella contemplazione totalizzante ed infinitizzante delle Idee, non vedrà come un vantaggio sprofondare nella oscurità nullificante della δόξα.

Il motore di tale idealizzazione della città è, ancora una volta, la παιδεία; è questa a permettere all’uomo di partecipare al dualismo ontologico-gnoseologico, a mostrargli il Vero per riconoscere la “realtà-non-reale” della dimensione doxastica (ἀμφοτέρων).

Vincenzo Maria Vigliotti, Liceo “Durante”di Frattamaggiore

Vincenzo Maria Vigliotti, Liceo “Durante”
di Frattamaggiore

A livello linguistico, il brano si caratterizza per una commistione di livelli diafasici, che va sotto il nome di “realismo platonico”: alla complessità della dialettica luce-ombra si contrappone, così, l’immediatezza del linguaggio metaforico. Insistito è il riuso, in tal senso, dell’ambito semantico della botanica che si evidenzia per la prima volta con αὐτόματοι ἐμφύονται e raggiunge il suo momento apicale nell’ ὥσπερ ἐν σμήνεσιν, un tropos,quello della città come un alveare, che trascorre la letteratura classica fino al potente quadro del libro IV delle Georgiche virgiliane. La cesura tra la comparazione iniziale e il prosieguo è individuabile nell’ ἀμφοτέρων, neutro che sussume la sindrome di elementi caratterizzanti il dualismo platonico: qualcuno traduce «di entrambi gli stili di vita», in riferimento a quello filosofico e a quello politico. Credo, tuttavia, che l’ambiguità rimandi al complesso della realtà e delle ombre di contro a quello della conoscenza epistemica: da tradursi, pertanto, con «della teoria e della prassi». L’ultima sezione del brano è ricca di riferimenti al contesto della “caverna” dell’umanità, le cui ombre sono costantemente scambiate per enti reali. Addirittura, al principio del libro VII, gli uomini giocavano ad indovinare le ombre, quale sarebbe seguita la prima e quale avrebbe preceduto quest’ultima, in un gioco che adombra, secondo Canfora, il metodo d’indagine Tucidide. Il quadro dell’umanità che «contende con le ombre» (σχιαμαχούντων) rimane tra i meglio riusciti della “letteratura eidetica” platonica, tanto che, a distanza di quasi duemila anni, uno tra i più grandi poeti della letteratura occidentale, T.S. Eliot, riprese l’immagine di pindarica memoria dell’uomo-ombra, che non conosce ma s’inganna, in una poesia quale “Noi siamo gli uomini-ombre”. L’imperfetto della finitudine che ci è propria ha bisogno di una guida che abbia a mente la perfezione infinita: è il Misto, la trama che fa di Limitato e Illimitato un polo dialettico, a costituire l’esistente, in una mediazione che diventerà tanto cara a Kierkegaard.

Non rimane che condividere il giudizio della commissione, che ha ritenuto il lavoro «eccellente: la traduzione-interpretazione del brano è estremamente originale, sia per il contenuto presentato con sempre adeguate sottolineature ai punti-chiave del testo, sia per una resa sostenuta da un lessico specialistico e, nel contempo, agile in un’esposizione chiara e intrigante. L’ampio commento presenta continui, opportuni riferimenti a recenti fondamentali studi sul pensiero platonico».

 ——

Nota personale: la tre giorni di Frattamaggiore è stata, come anche gli anni scorsi, una grande esperienza umana, oltre che culturale, sia per gli studenti partecipanti, sia per noi accompagnatori, con momenti di grande interesse (e divertimento): la visita al Museo Archeologico dell’Agro Atellano a Succivo, la rappresentazione dei Menecmi di Atella, presso il castello di Casapozzano, la visita alla Reggia di Caserta, alla seteria di San Leucio, la passeggiata nel centro di Napoli, per non parlare del karaoke del sabato sera… Rimando alla pagina facebook e al gruppo facebook dell’Associazione Ex Alunni del Liceo Durante (anima della manifestazione, insieme con l’inossidabile e vulcanica Teresa Maiello).

Sarebbe necessario un altro, lunghissimo post, per poter ringraziare adeguatamente tutti… Riassumo qui il mio grazie, sicuro di esprimere i sentimenti di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di essere presenti a Frattamaggiore. Ad maiora!

Un Commento a I filosofi a guida dell’«alveare» dello stato

  1. teresa maiello ha detto:

    Semplicemente grazie Roberto per il tuo splendido commento alla quinta edizione dell’Agòn politikòs a nome del Dirigente del Liceo Durante, di tutta l’Associazione ex alunni del Durante e della Delegazione di Frattamaggiore dell’AICC ! ci spingi a continuare il nostro lavoro che è sempre più faticoso e difficile in una realtà che non ama la cultura classica, ma ostinatamente resistiamo e combattiamo per essa! finchè ci sono docenti come te e gli altri accompagnatori e ragazzi come Carlo, Gabriele, Matteo, Vincenzo Maria e tutti i partecipanti alla V edizione dell’Agòn politikòs, andremo avanti! Arrivederci alla sesta edizione!

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