Una mitra per Kleis di Franco Ferrari (2007)

Una mitra per Kleis. Saffo e il suo pubblico, di Franco Ferrari (2007)

Dopo la traduzione del primo carme di Saffo (in corso di pubblicazione da parte di D. Obbink), l’amico Franco Ferrari mette a disposizione dei lettori di grecoantico.it questo corposo articolo sul secondo carme, di cui si è recentemente scoperta la coincidenza con il fr. 26 Voigt. 

Di questa importante ricostruzione lo ringrazio sentitamente, anche a nome dei lettori del blog. [r.r.]

Nel secondo carme di Saffo appena ritrovato, i cui resti parzialmente si sovrappongono con quelli del fr. 26, non incontriamo, come nel primo, una vicenda familiare ma un cri du coeur, una di quelle accensioni emotive per le quali la poetessa di Mitilene è specialmente famosa.

Non essere riamati da chi si ama suscita un’ansia simile a un conato di vomito (le ‘nausee’ di 1.3 ἄσαισι μηδ᾽ὀνίαισι, e cf. anche fr. 3.7 ἄσαιο) tanto più se Kypris, ‘padrona’ dei destini amorosi, non fa che incitare colei che rifiuta a tormentare chi la vorrebbe richiamare indietro inoculandole una passione che, come l’Eros che scioglie le membra (λυσιμέλης) di fr. 130.1, “piega le ginocchia”.

E tuttavia alla persistente razionalità della persona lirica sembra restare la convinzione che quella stessa Afrodite che ora la tormenta con il fantasma tenace della fuggiasca non violerà realmente le consuetudini o regole della realtà.

Come sappiamo dall’Ode 1, chi ora fugge, un domani potrà inseguire, chi ora insegue potrà essere inseguito, secondo la regola per cui, nella sintesi di Teocrito 6.17 (Dafni si rivolge a Polifemo a proposito di Galatea), καὶ φεύγει φιλέοντα καὶ οὐ φιλέοντα διώκει “fugge chi l’ama e insegue chi non l’ama”.

«Come non angosciarsi, Cipride padrona...»?

«Come non angosciarsi molte volte, Cipride padrona…»?

Solidale a questo incastro fra passionalità e riflessione (troviamo a v. 11 s. la più antica formulazione della nozione di conscientia) appare, nel decorso dell’ode, il passaggio dal τις “uno/una” del v. 1 al puntuale μ(ε) “me” del v. 5: l’esperienza del vivere trova la sua concretizzazione nel soggetto sofferente e quest’ultimo scopre nel codice tradizionale delle relazioni amorose la cornice in cui inserire (e spiegare) il caso particolare.

Di questo secondo carme, che in parte si sovrappone col fr. 26 (sezioni sottolineate) proveniente da P.Oxy. 12131 fr. 16, presento, in attesa dell’edizione di D. Obbink, che apparirà su “ZPE” 189 (2014), una ricostruzione provvisoria (e largamente congetturale) per la quale molto mi sono giovato degli scambi di mail con Lucia Prauscello e Martin West.

πώϲ κε δή τιϲ οὐ θαμέωϲ ἄϲαιτ̣ο,
Κύπρι δέϲ̣π̣ο̣ι̣ν̣’̣, ὄττινα [δ]ὴ̣ φίλ[είη
αἰ] θέλοι μάλιϲτα πάλ̣ι̣ν̣ κάλ̣[εϲϲαι;
τὰν] ὀνέχηϲθα                                                    4

παρ]κ̣άλε{ο}ιϲά μ’ ἀλεμάτω̣ϲ̣ δ̣αΐ̣ϲ̣δ̣[ην
ἰμέ]ρω‹ι› λύ{ι̣}ϲαντι γόν᾽, ὤ‹ι›μ᾽, ε . .[
[τᾶϲ] ἀ̣λ̣α̣θε[ίαϲ] ν̣όμ̣ιμ᾽ οὐ περήϲ[ειν
φαί]νε᾽ ἐ[ραίϲ]αι                                              8

                   ] ϲέ, θέλω[
                   ]το παθη[
                   ].αν, ἔγω δ᾽ ἔμ᾽ [αὔται
  τοῦτο ϲύ]νοιδα                                                12

                   ] β[ρ]ότοιϲ [. . .] . [
                   ]εναμ[
                   ].[.].[

2 suppl. Obbink 3 αἰ] supplevi: καὶ] Obbink κάλ̣[εϲσαι Obbink 4 τὰν] ὀνέχηϲθα scripsi (τὰν iam West in initio v. 3): θῦμ]ον ἔχηϲθα Obbink 5 παρ] suppl. Obbink κ̣άλε{ο}ιϲα scripsi δ̣αΐ̣ϲ̣δ̣[ην Obbink 6 ἰμέ]ρω<ι> post Obbink (ἰμέρω) scripsi γόν᾽ ω distinxi ὤ<ι>μ᾽ West fin. fort.  ἔμοι [δὲ (ἔγω [δὲ West) 7 [τᾶϲ] ἀ̣λ̣α̣θε[ίαϲ scripsi, cetera West 11-12 suppl. Hunt ex Ap.Dysc. π. ἀντ. 324 b et 363 a 13 suppl. Lobel

Come fare a non angosciarsi molte volte,
Cipride padrona, se in sommo grado
si vuol richiamare indietro chi si ama?
Tu perseveri                                                              4

a incitare costei a straziarmi senza ragione
con il desiderio che, ohimé, mi ha piegato le ginocchia,
ma a me innamorata tu non appari sul punto di oltrepassare
le norme della realtà                                               8

…………………………… te, voglio ……………………..
…………………………… soffrire questo ……………….
……………………………. ma io sono
consapevole di questo                                            12

…………………………i mortali ……………………..

L'edizione di Saffo curatada Franco Ferrari

L’edizione di Saffo curata
da Franco Ferrari

2. Per Κύπρι δέϲ̣π̣ο̣ι̣ν̣’ cf. Pind. fr. 122*.17 M. ὦ Κύπρου δέσποιν᾽, Eur. Hipp. 117 δέσποινα Κύπρι e 415 = 522 ὦ δέσποινα ποντία Κύπρι, per ὄττ̣ι̣ν̣[α μ]ὴ̣ φιλ[είη 1.23 αἰ δὲ μὴ φίλει.

ὄττινα non esclude un referente femminile perché in eolico era di genere ‘comune’, cf. Suda Ο 970 παρ᾽ Αἰολεῦσι τὸ ὄτ<τ>ινα κοινόν ἐστι κατὰ γένος. D’altra parte l’identificazione del genere richiedeva qualche elemento supplementare, e anche per questo integro τάν (dimostrativo o pseudo-relativo, come τᾶς in fr. 94.6) a principio di v. 4.

4. Per ὀνέχησθα “continui (insisti) a” cf. Soph. Ai. 212 σε … στέρξας ἀνέχει (“is constant in his love to thee” [Jebb]), Thuc. 7.48.3 διασκοπῶν ἀνεῖχε e vedi LSJ s.v. B 3 (“hold on, keep doing, c. part.”).

5. Per παρ]κ̣άλε{ο}ιϲα cf. fr. 9.1 ]αρκαλειοιταϲε.[ (π]αρκάλει ϝοι Gallavotti),“for δαΐζω of mental suffering cf. Hom. Od. 13.320 φρεσὶν ἧισιν ἔχων δεδαϊγμένον ἦτορ” (M. West).

5. Cf. Od. 18.212 τῶν δ᾽ αὐτοῦ λύτο γούνατ᾽, ἔρωι δ᾽ ἄρα θυμὸν ἔθελχθεν (M. West), per γόνα fr. 56.15 γόνα δ᾽ οὐ φέροισι (ma in relazione alla vecchiaia).

7. νόμιμ(α): per il nesso con τᾶϲ] ἀλ̣αθε[ίαϲ cf. Septuag. (Esdra) 2.19.13 νόμους ἀληθείας, per la dipendenza da προήσην Soph. Ant. 455 νόμιμα … ὑπερδραμεῖν. Qui ἀλάθεια, se l’integrazione coglie nel segno, significa ‘realtà’ (l’esperienza dei dati di fatto) piuttosto che ‘verità’, come in Pind. Ol. 7.68 s. τελεύταθεν δὲ λόγων κορυφαί | ἐν ἀλαθείαι πετοῖσαι e in Thuc. 2.41.2 ἔργων … ἀλήθεια. Forse a Saffo va ricondotta la presenza del termine in P.Oxy. 4411, fr. 84.5 ἀ]λάθειαν π[ (per l’appartenenza di fr. 84 ai brani saffici, alcuni dei quali identificati da M. Steinrück in “ZPE” 131 (2000), pp, 10-2, vedi G. Ucciardello in “ZPE” 136 (2001), p. 167 s.).

Franco Ferrari parla all'Università di Bologna

Franco Ferrari all’Università di Bologna (2010)

περήϲ[ην (inf. fut. di περίημι) = ὑπερήσειν (M. West), cf. Hom. Od. 8.198 οὔτις Φαιήκων τόν γ᾽ ἵξεται οὐδ᾽ ὑπερήσει “nessuno dei Feaci raggiungerà il tuo disco né lo supererà”. πέρηϲ[θα di Obbink (da πέραμι “attraversare”) è contro il dialetto: πέραμι (= att. περάω) richiederebbe πέραις o πέραισθα. Il superstite πρ[ di P.Oxy. 1231, fr. 16 suggerisce l’esistenza di una variante antica (M. West), cioè προήσην, senza una sostanziale differenza di senso.

8. ἐρ[αίϲ]αι: “(a me) innamorata”. Il verbo è forse usato ‘assolutamente’, come in Pind. fr. 127.1 s. M. εἴη καὶ ἐρᾶν καὶ ἔρωτι | χαρίζεσθαι κατὰ καιρόν.

Un Commento a Saffo: un ‘cri du coeur’ (ovvero: l’alba della ‘conscientia’)

  1. M. Antonella ha detto:

    Molto interessante la “ricostruzione” del prof. Ferrari!
    Ho condiviso l’articolo con i miei studenti di greco, inserendolo nel wikispace che ho creato per loro.

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