La nuova elegia di Archiloco

Data: 17 gennaio 2011. Categorie: filologia classica, lirica arcaica, papirologia. Autore: Roberto Rossi

Il seguente frammento di origine papiracea, pubblicato per la prima volta nel 2005, costituisce il più recente (e straordinario) ritrovamento di testi del poeta Archiloco di Paro (VII secolo a.C.). Il recupero di questo testo – purtroppo non ben leggibile in molti punti – è stato possibile grazie a nuove indagini condotte con la tecnica del Multispectral Imaging, che ha consentito di decifrare le tracce anche minime, ormai quasi svanite, di un papiro che giaceva da decenni negli archivi dei papiri di Ossirinco (la pubblicazione, con la prima ricostruzione testuale, è opera del papirologo oxoniense Dirk Obbink).

Il P. Oxy. 4701 fr. 1 con il testo elegiaco di Archiloco

Questo testo, tuttora oggetto di grande attenzione da parte degli studiosi, costituisce il più lungo frammento elegiaco di Archiloco a noi pervenuto e si presenta molto problematico, perché privo dell’inizio e molto malconcio anche nel finale. Come se non bastasse, anche la parte che si riesce a leggere (per un totale di 24 versi) presenta lacune, più o meno ampie, in entrambi i margini.

Si tratta di un’ampia elegia di argomento mitologico, nella quale viene narrato un mito piuttosto raro, collocato al tempo della spedizione contro Troia. Perduta la rotta, gli Achei sbarcano per errore in Misia, credendo di essere nella Troade e si scontrano con il re del luogo, l’eroe Telefo figlio di Eracle e di Auge. Lo scontro è in un primo tempo favorevole ai Misî e Telefo riesce a ricacciare indietro gli Achei e a farne strage, arrossando del loro sangue il fiume Caico: ed è questo momento della vicenda che troviamo rappresentato nel frammento di Archiloco recuperato.

Ma in un secondo tempo, trovandosi faccia a faccia con Achille, Telefo è costretto a ripiegare. Sappiamo poi dagli antichi mitografi che nel corso della fuga l’eroe inciampa in un tralcio di vite, fatto germogliare all’improvviso da Dioniso e, raggiunto dal piè veloce Achille, viene colpito con la lancia e subisce una ferita destinata a non rimarginarsi. Per ottenere la guarigione, Telefo consulta allora un oracolo, da cui apprende che solo l’arma che ha causato la ferita avrà il potere di sanarla. Raggiunto il campo degli Achei (che nel frattempo avevano fatto marcia indietro tornando in Aulide), il re dei Misî viene guarito con la ruggine (molto singolare, vero?) della lancia di Achille e, in contraccambio, accetterà di guidare gli Achei nella rotta che li porterà a Troia.

La parte dell’elegia di Archiloco a noi pervenuta sembra esordire con una riflessione sapienziale: «la fuga (nella fattispecie, la fuga degli Achei di fronte a Telefo) non costituisce necessariamente manifestazione di viltà, soprattutto quando deriva da una costrizione divina» (il papiro si legge però con molta incertezza).

Ecco il testo nella traduzione di Anika Nicolosi:

[…] per dura [necessità] imposta dalla divinità
[…] dire codardia
[…] sfuggire fuggendo […]
[…] (pur essendo solo) Telefo, discendente di Arcade, 5
mise in fuga il numeroso esercito degli Argivi. [Quelli fuggivano spaventati]
ancorché valorosi – tanto invero il destino voluto dagli dèi li volgeva in fuga –
pur essendo bellicosi guerrieri. E il Caico dalla bella corrente
s’ingombrava dei cadaveri dei caduti e [la pianura]
Misia, e quelli verso la riva del mare rumoreggiante, 10
poiché [dalla mano] di un uomo spietato venivano trucidati,
precipitosamente ripiegavano, [gli Achei] dai begli schinieri.
Lieti sulle navi veloci [salirono],
figli d’immortali e fratelli, [che Agamennone]
verso la sacra Ilio conduceva a combattere. 15
Essi allora, fuorviati nella rotta, presso il litorale [giunsero]
e poi contro l’amabile città di Teutrante […,]
qui, pur spirando vigore [loro stessi e i cavalli,]
[per insipienza] grandemente nel cuore [restavano afflitti.]

Eracle e Telefo, Museo del Louvre (fonte: Wikipedia)

Giacché [pensavano di salire] alla città dalle alte porte dei Troiani 20
[…] e invece calpestavano la terra Misia produttrice di grano.
[Ed Eracle] (…) chiamando a gran voce il [figlio] dal cuore coraggioso
[…] in rovinosa guerra,
Telefo, che fra i Danai allora mala [fuga suscitando]
[…] al padre facendo cosa gradita 25
[…]
[…]
[…][im]mort[al- (?)

Non è da escludere che l’exemplum mitico di Telefo in fuga sia stato usato dal poeta di Paro per adombrare un episodio militare inglorioso autobiografico: si può pensare a uno smacco militare, che il poeta cerca in qualche modo di nobilitare, proiettandolo in una dimensione mitica, in cui la fuga costituisce solo un esito iniziale momentaneo, che prelude ad una rivincita, secondo quel ῥυσμός, ben noto ad Archiloco, che regola le vicende umane, nell’alternanza fra gioia e dolore (fr. 13, 7-9 West), fra vittoria e sconfitta (fr. 128, 4-7 West).

E forse la nuova elegia archilochea va letta proprio in prospettiva consolatoria e di esortazione, nell’invito a superare il momento di sconforto attuale e dimostrare il proprio valore, riscattando la sconfitta.

4 Commenti a La nuova elegia di Archiloco

  1. […] Ancora testi di Archiloco… un papiro scoperto nel 2005 […]

  2. marco-leopoldo ha detto:

    Grazie. Sono un prof. del liceo classico di Tarquinia. Ho inserito questa pag. nella nostra piattaforma moodle per la classe 4 come approfondimento.

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