Colin Austin (1941-2010)

Data: 30 settembre 2010. Categorie: filologia classica, necrologio, papirologia. Autore: Roberto Rossi

Una delle ultime grandi imprese del prof. Austin: il "nuovo" Posidippo

La scorsa estate, il 13 agosto, è venuto meno Colin Austin, uno dei più brillanti specialisti mondiali di testi greci. Ho avuto modo di conoscerlo a Parma, nel maggio del 2006, quando tenne una suggestiva lezione sull’Antigone di Sofocle, dal titolo: The girl who said no.

Fra la sua sterminata produzione, mi piace ricordare la collaborazione all’editio maior di Posidippo di Pella (2001), ma soprattutto alla (cosiddetta) editio minor (2002), di cui ha curato il commento e nella quale ha esercitato le sue straordinarie capacità di ricostruzione di un testo frammentario: una edizione di riferimento, con cui ho avuto modo di confrontarmi al tempo del dottorato di ricerca, quando ho studiato la sezione degli ἀνδριαντοποιϊκά del papiro posidippeo.

Proprio nell’ambito della ricostruzione di testi papiracei Colin Austin ha dimostrato le sue doti innate e l’inesauribile entusiasmo nel congetturare per ricostruire il testo frammentario.
Così inizia il suo intervento Paralipomena Posidippea, nel convegno «Un poeta ritrovato: Posidippo di Pella» (Milano 2001):

La papyrologie, mes ami(e)s, est un élixir, un élixir de vie, qui contrecarre à merveille les ravages du temps. Comme dans un rêve, sa magie nous transporte, à travers les siècles, dans un monde disparu, d’où sourgit une réalité nouvelle.

Ecco come lo ricorda il prof. Renzo Tosi (Università di Bologna):

È scomparso Colin Austin, uno dei più insigni classicisti, studioso del
teatro greco, dei papiri, di Posidippo, autore di opere che sono e saranno un punto fermo della filologia classica, come l’edizione  dei Comici Greci (compiuta in collaborazione con R. Kassel): fino all’ultimo ha lavorato con passione e solo qualche giorno prima di morire era particolarmente felice per avere completato l’edizione del Phasma menandreo. Per gran parte di noi, classicisti italiani, era non solo un prestigioso collega, ma un vero amico: aspettavamo sempre con affetto le visite di questo uomo mite, gentile, affabile, dotato di una grande naturale ironia. Egli non si era mai adattato ad asservirsi alla schiavitù elettronica, ma continuava a lavorare con gomma e matita; amava molto parlare francese (la sua lingua materna) e per le feste inviava spesso gli auguri in versi greci di ottima fattura. Il suo volto sorridente, i suoi occhi arguti mancheranno molto a tutti noi.

Da: “Notiziario di antichistica”, 18 settembre 2010

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