Φιλία: omaggio a G. Burzacchini

Data: 23 ottobre 2011. Categorie: convegno, filologia classica. Autore: Roberto Rossi

Ho partecipato con grande piacere alla giornata di studi che si è tenuta a Parma mercoledì scorso 19 ottobre per festeggiare G. Burzacchini, organizzata dagli amici del Dipartimento di Filologia Classica e Medievale dell’Università di Parma, con il patrocinio di alcune delegazioni dell’AICC e dell’Accademia Fiorentina di Papirologia e di Studi sul Mondo Antico.

Il prof. Burzacchini, in occasione della visita a Parma dei coniugi West, il 16 maggio scorso

L’incontro ha avuto come titolo: ΦΙΛΙΑ. Dieci contributi per Gabriele Burzacchini. Un omaggio che lo studioso merita veramente, per le sue qualità umane e le capacità professionali e organizzative (faccio fatica a immaginare quali saranno le condizioni del greco a Parma, senza di lui).

Il volantino con il programma della manifestazione, che si è tenuta nell’auditorium della Casa della Musicasi può consultare qui.

Nella prima sessione, presieduta da G. G. Biondi (Università di Parma) erano previste cinque relazioni, intercalate da una pausa dopo il secondo intervento. Ma andiamo per ordine:

Giuseppe Mastromarco (Università di Bari) ha parlato sul tema: Fallo teatrale e paratragodia in Aristofane.

Una carrellata di situazioni aristofanesche in cui il “fallo teatrale” (una “suppellettile” scenica che rimanda alle origini cultuali apotropaiche della commedia) interviene – con effetto dirompente – in scene di parodia tragica (paratragodia), nelle quali il poeta comico si fa beffe in particolare del teatro di Euripide (nelle Tesmoforiazuse sono ben quattro le tragedie euripidee prese di mira).

La prima sessione dei lavori:
da sinistra R. Nicolai, G. Mastromarco e G. G. Biondi

All’inizio della Pace Aristofane mette in scena la parodia del Bellerofonte  euripideo (perduto, a parte una trentina di frammenti), quando Trigeo – novello Bellerofonte – cavalca lo scarabeo stercoraro/Pegaso per raggiungere le sedi degli dei. E proprio del fallo si serve il protagonista, a mo’ di timone, per indicare al destriero la rotta da seguire: nel verso 161 ὀρθὸς χώρει Διὸς εἰς αὐλάς «procedi diritto alla reggia di Zeus» si deve vedere, secondo Mastromarco, un doppio senso osceno, nell’invito a procedere nella direzione indicata dal fallo «ὀρθός».

Il contributo successivo, di Roberto Nicolai (‘Sapienza’ Università di Roma) ha trattato il tema: Gorgia, Isocrate e la scoperta della letteratura. Non esiste prima della metà del V secolo, il concetto di “letteratura” (e neanche la parola che deve esprimerlo). La consapevolezza della peculiarità della “letteratura” e la riflessione sul fenomeno si fa strada a partire da Gorgia e Isocrate (fra V e IV secolo), nel momento in cui si afferma il primato della parola e si impone la γραφικὴ λέξις, ovvero un modo di esprimersi legato alla comunicazione scritta, peculiare della trattatistica e dell’oratoria. Isocrate in particolare affronta la riflessione sul discorso, insistendo sull’eccellenza formale quale elemento specifico della letteratura.

Seconda parte: da sinistra V. Tammaro, G. Cerri, G.G. Biondi e P. Mureddu

Dopo la pausa caffè  si è avuta la seconda parte della sessione mattutina, iniziata con l’intervento di Giovanni Cerri (Università di Roma Tre), che ha proposto un’interessante soluzione a un problema esegetico che tormenta il finale del Simposio platonico, quando Aristodemo si sveglia dopo la baldoria notturna e – nei fumi del risveglio – vede Socrate ancora in piedi discutere con Agatone e Aristofane, costringendoli «ad ammettere che è proprio dello stesso individuo saper comporre sia una commedia sia una tragedia, e che chi, grazie al possesso dell’arte, è poeta tragico, è anche poeta comico» (ὁμολογεῖν αὐτοὺς τοῦ αὐτοῦ ἀνδρὸς εἶναι κωμῳδίαν καὶ τραγῳδίαν ἐπίστασθαι ποιεῖν, καὶ τὸν τέχνῃ τραγῳδοποιὸν ὄντα καὶ κωμῳδοποιὸν εἶναι). Si tratta di un’affermazione incompatibile con quanto altrove afferma Socrate (Ione) e in generale con la concezione platonica della poesia quale frutto di ἐνθουσιασμός, che non è riconducibile alla τέχνη, ma deriva da ispirazione divina.

La difficoltà viene risolta da Cerri presupponendo un discorso per assurdo, nel quale il participio ὄντα avrebbe valore suppositivo irreale: «nel caso in cui – ma è un caso impossibile – uno sia poeta tragico per τέχνη, sarebbe anche poeta comico». Non capisco però (e non ricordo) come Cerri intenda la prima parte della frase: «li costringeva ad ammettere che è proprio dello stesso individuo saper comporre sia una commedia, sia una tragedia».

È stata poi la volta di Patrizia Mureddu (Università di Cagliari), che nel suo intervento Lisia e Fedro: una costruzione platonica?, ha cercato di tratteggiare la figura di Fedro, indagando se nei due discorsi che egli propone sull’amore – in Simposio 178a-180c e Fedro 230d-234c – non si debba individuare da parte di Platone una parodia dello stile di Lisia, tanto ammirato da Fedro stesso. Ci sono spie linguistiche piuttosto significative (uso smodato di οὐ … ἀλλά, «non … ma», «non solo … ma anche»; raddoppiamenti sinonimici; abuso della litote), anche se forse non sufficienti a individuare la parodia, ma che rivelano perlomeno una certa ironia e inducono a pensare che – facendo parlare Fedro – Platone abbia alluso a dei tic caratteristici di Lisia.

Vinicio Tammaro (Università di Bologna) ha proposto un contributo puntuale su un frammento di discussa paternità: Alessi, fr. 25 K.-A.: dubbi e riflessioni. L’attribuzione del testo ad Alessi sembra smentita dal riferimento all’Odeion (v. 2), che sembra incompatibile con la cronologia di Alessi (i cui dati però sono piuttosto incerti). Molti elementi testuali anche risultano problematici, ma alla fine i dubbi sull’attribuzione del frammento rimangono, senza che vi siano ragioni veramente cogenti per confermarne (ma nemmeno per escluderne) la paternità ad Alessi.

Sessione seconda: da sinistra F. Montanari, M. Tulli, G. Mazzoli

Al pomeriggio si è tenuta la seconda sessione, presieduta da Giancarlo Mazzoli (Università di Pavia), che prima di introdurre i relatori ha offerto un ritratto del festeggiato, Gabriele Burzacchini, mettendone il luce le qualità umane e proponendo una carrellata della sua attività di studioso.

Mauro Tulli (Università di Pisa) ha parlato di Epicuro a Pitocle: la forma didattica del testo. La Lettera a Pitocle è stata proposta come esempio della prosa didattica di Epicuro, destinata ad un uso divulgativo, rispetto al grande trattato, più impegnativo e destinato agli iniziati.

La lettera è strutturata in modo da essere facilmente assimilata: parole severe, proposte in ordine in modo da colpire l’anima, in un τύπος che rimane impresso nella memoria. È costruita come un’epitome di facile consultazione, che deve garantire un sapere comprensibile, in cui i principi fondamentali sono condensati nel loro complesso. Un sapere fruibile subito, anche per i neofiti, applicato ai casi della vita quotidiana e strutturato come un grande repertorio, attraverso la capitulatio, in grado di imprimersi come τύπος che rimane esemplare.

Infine l’intervento di Franco Montanari (Università di Genova) sul tema Fra Peripato e Alessandria: le strade della filologia, nel quale lo studioso ha voluto ridimensionare la posizione “umanistica” di chi – a partire da R. Pfeiffer – ha cercato di negare, o quanto meno di minimizzare, l’influenza del Peripato nei confronti della filologia alessandrina. Non dai Peripatetici e da Demetrio Falereo, ma dai poeti avrebbe tratto impulso la filologia, nella linea che va da Filita a Callimaco a Zenodoto (ma Montanari obietta subito che si tratta di una linea monca, visto che Zenodoto non è poeta).

Parma. Interno di Palazzo Cusani, sede della Casa della Musica

Corposa è stata poi la serie di passi proposti come esempio del modo con cui gli antichi facevano filologia, in particolare per spiegare o emendare Omero (fra gli altri: Iliade II 409, che Demetrio Falereo proponeva di espungere; Iliade II 318, con la variante ἀρίζηλον/ἀίζηλον e la registrazione di opinioni dei filologi alessandrini, a noi pervenute attraverso la attestazioni scolastiche). Un discorso che, come ammette Montanari stesso, è ancora in fieri e che merita ulteriori approfondimenti.

Conclusa la prima parte della sessione, dopo la pausa caffè, si è tenuta la seconda parte, cui non ho potuto assistere, per problemi di orario: hanno parlato Antonietta Porro (Università Cattolica di Milano) su Il silenzio come strategia comunicativa negli Idilli teocritei; poi è stata la volta di Angelo Casanova (Università di Firenze) che ha offerto una Interpretazione del nuovo papiro di Lolliano (P. Oxy. 4945) e infine Fabrizio Conca (Università Statale di Milano) con la relazione Epigrammi dedicati agli aurighi di Bisanzio nell’Antologia Planudea.

Non sono in grado di dire nulla su questi ultimi interventi, e – purtroppo – non sembra sia prevista la pubblicazione degli Atti di questa giornata.

Un sentito grazie agli organizzatori per questa giornata interessante e piacevolissima, in particolare agli amici Massimo Magnani e Anika Nicolosi, del Dipartimento di Filologia Classica e Medievale dell’Università di Parma.

2 Commenti a Φιλία: omaggio a G. Burzacchini

  1. Emanuela Brezza scrive:

    Buona sera Proff sono Emanuela Brezza, spero si rcordi ancora di me =) Spero che stia bene ! .Ci tenevo a farle sapere che mi sto trovando davvero bene all’università. L’anno scorso ho dato tutti gli esami con degli ottimi voti, e grandi soddisfazioni nelle materie classiche. Ultimo e non per ultimo l’altro ieri ho dato l’esame di cultura greca con la proff Nicolosi e Burzacchini superato con un trenta e lode , affiancato al trenta di letteratura greca. La ringrazio perchè è stato lei a farmi appassionare alla materia ! la saluto cordialmente !

    • Roberto Rossi scrive:

      Cara Emanuela, certo che mi ricordo di te! Ti ringrazio per queste belle notizie sulla tua carriera universitaria: complimenti!!! (D’altra parte non avevo nessun dubbio che avresti saputo farti valere). Buon proseguimento e a risentirci!
      :)

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