Le ragioni del “Ginnasio”

Data: 11 aprile 2011. Categorie: educazione. Autore: septimius

Con quanta rapidità ci stiamo – sembra – rassegnando alla silenziosa eutanasia del nobile e antico termine “ginnasio”! Eppure molti di noi in gioventù sono stati “ginnasiali” e per lunghi anni di carriera, fino all’anno scorso, hanno insegnato “al ginnasio”.

Dovremmo avere tutti maturato un forte e profondo legame affettivo, prima ancora che culturale, con questa parola che, a partire dalla Legge Casati (1859), ha sempre designato in Italia il biennio della scuola superiore a indirizzo classico (come noto, nel 1940 la legge Bottai istituì poi la scuola media unica, rinominando le prime tre classi ginnasiali: ma sono sopravvissute fino al 2010 le “anacronistiche” definizioni di IV e V ginnasio).

Alle soglie dell’unità d’Italia, Casati aveva voluto infatti dotare il Paese di un sistema scolastico che potesse aspirare alla grandezza di quello tedesco, che da secoli vantava un Gymnasium in cui si studiava il greco e che aveva forgiato generazioni di uomini colti e preparati. Tuttora in Austria e in Germania il Gymnasium è una realtà vivissima che offre ai ragazzi dagli 11 ai 18 anni la miglior preparazione possibile, orientata al proseguimento degli studi a livello accademico.

Lasciare per strada il termine “ginnasio”, come se fosse un’appendice vecchia e inutile, è un errore. Non si tratta certo di una questione puramente nominalistica, quasi si trattasse di un pennacchio superfluo. La potenza evocativa che emana è antichissima e intensa. Il gymnasion era uno dei grandi simboli della civiltà greca: un crocevia di esperienze in cui l’attività fisica dei giovani s’intrecciava al dialogo con gli adulti su tutte le discipline più formative, in preparazione alla vita da cittadini.

Cirene, il Ginnasio (fonte: Wikimedia)

Similmente, il “ginnasio” modernamente inteso è una palestra educativa e conoscitiva in cui con fatica di esercizio, impegno mnemonico, attenzione e costanza, il “ginnasiale” si prepara a spiccare il volo  intellettuale, nel Liceo che lo attende, a diretto contatto con gli autori e con il pensiero umanistico e scientifico. E “classico” è il Liceo in quanto sa trasmettere valori esemplari, paradigmatici, perennemente validi, “classici” appunto.

Si dirà: ma i tempi cambiano, è giunta l’ora di mettere in soffitta certe anticaglie… di guardare oltre!

Proprio l’attuale Governo, con la riforma Gelmini, ha rivisto e aggiornato i vecchi licei, istituendone sei – diversi ovviamente nel nome e nei contenuti – ma tutti uguali quanto alla durata: quinquennali, dal primo al quinto liceo.  Ne consegue che, anche nel Classico, si entra in prima e si esce in quinta.

Invece no: il D.P.R. n. 89 del 15 marzo 2010, a firma Napolitano, decreta che il primo biennio “mantiene la denominazione di ginnasio”. Per fortuna, la legge difende il liceo classico, almeno formalmente, dall’omologazione agli altri licei, sottolineandone l’innegabile peculiarità di carattere storico, culturale, formativo.

Alcuni Licei classici italiani hanno frettolosamente già liquidato la denominazione di “Ginnasio”, altri – per buona sorte la maggioranza – continuano invece a fregiarsene.

Credo che dobbiamo a tutti i nostri studenti che hanno scelto la difficile strada degli studi umanistici l’onore di poter continuare a dirsi “ginnasiali” (di prima e seconda) e “liceali” (di prima, seconda e terza).

Tu cosa ne pensi?

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L’autore di questo articolo:

Mi chiamo Andrea Del Ponte (di secondo nome Settimio, onde il mio nickname “septimius”, a cui tengo moltissimo!) e sono solito dichiararmi “umanista”, proprio nel senso rinascimentale di cultore delle humanae litterae, ma anche nel segno di Panezio e di Cicerone: humanitas come etica ed estetica del vivere. Sono professore di Liceo classico.

Non dirò né statale né privato, né intitolato a chicchessia: liceo e basta, nel nome della cultura e della trasmissione dei valori perenni della classicità come chiave universale per leggere la storia, comprendere la realtà presente, aiutare i giovani a conoscersi nel profondo e a migliorare se stessi.

Non sono mentalmente chiuso in un recinto dorato e anacronistico: ho realizzato spettacoli teatrali ed eventi pubblici incentrati su una rielaborazione attuale del patrimonio antico; studio e insegno anche il greco moderno; sono tra i responsabili del Centrum latinitatis Europae, associazione internazionale di studi classici che si propone di diffondere nella società i semi di civiltà e di ethos di Atene e Roma.

Per contattarmi: septimius@alice.it

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