Sulla scrivania

Data: 30 novembre 2013. Categorie: antropologia, mito, recensioni, storiografia, vita della scuola. Autore: Roberto Rossi

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Acquistato l’estate scorsa, ma preso in mano solo ora, il libro di Canfora sulla guerra civile ateniese propone un affresco stupefacente e straordinariamente documentato di quello che per gli Ateniesi è stato un «anno inesistente», ovvero il 404/403, funestato dalla guerra civile fra oligarchici e democratici (il racconto parte un po’ prima, dal momento in cui la nave Paralos porta la notizia della disfatta di Egospotami: è il momento cruciale, nel quale Atene corre il rischio di essere «estirpata»).

Riconoscere che un conflitto è stato una guerra civile , cioè una guerra “tra cittadini” (cives), dipende dal vincitore. È il vincitore che concede, o non concede, al vinto tale riconoscimento. Che non significa annullare la distinzione tra torti e ragioni.

Gli Ateniesi non compirono mai questo sforzo. Nel loro calendario ufficiale l’anno della guerra civile (404/3) era indicato con una formula quasi surreale: «non governo» (ἀναρχία). Come se quell’anno non fosse mai esistito.

Non manca (in nota) un’allusione alla situazione italiana: da noi il termine “guerra civile” è stato sdoganato solo quarant’anni dopo la fine di un conflitto, che altrimenti (e più “pudicamente”) era definito “guerra di liberazione”. Lettura sempre interessante e coinvolgente, per la lucidità con cui Canfora fa parlare i documenti nel ricostruire un quadro epocale.

Luciano Canfora, La guerra civile ateniese, Rizzoli 2013 (Collana Saggi Italiani), 395 pagine.


Ancora più recente il volume su Enea, ultima fatica di M. Bettini e M. Lentano: una rivisitazione che non si limita a quella che è la versione più nota e divenuta per così dire “canonica” del mito, ovvero quella di Virgilio nel poema che prende il nome dall’eroe.
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Quella di Virgilio, in realtà, è una versione relativamente “tardiva” di un mito che affonda le sue radici in Omero e nel cosiddetto “ciclo epico”.

Accanto all’eroe a noi noto dall’Eneide, viene qui presentato Enea

capostipite di una dinastia di sovrani destinata a governare sulla Troade per molte generazioni. Fu solo con estrema gradualità, e attraverso una serie di sviluppi inizialmente imprevedibili, che l’eroe vide la sua saga espandersi, arricchirsi di nuovi episodi e avventure infine saldarsi al mito relativo alle origini di Roma.

Lo sguardo non si limita al mondo antico, ma propone la metamorfosi continua di un mito che parla all’immaginario medievale e prosegue ancora in età moderna, quando saranno addirittura delle case regnanti a rivendicare la propria ascendenza troiana…

Singolare vicenda, per un eroe che rimane legato, nell’immaginario collettivo, al modello «dello sconfitto, dell’esule, del senza patria, controfigura dei vinti e degli sradicati del nostro tempo».

Maurizio Bettini e Mario Lentano, Il mito di Enea. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Einaudi 2013 (collana Saggi), VIII-347 pagine.


Immagine-182-244x360In formato e-book ho acquistato il recente saggio dell’amico C. Franzoni, che passa in rassegna tutto ciò che il corpo «racconta» attraverso i gesti: «non un trattato sulla gestualità», come segnalato nell’introduzione «e neppure un manuale di consigli, ma una ricognizione sull’uso odierno del corpo».

Nel primo capitolo, sul quale mi sto soffermando nella lettura, l’attenzione è focalizzata sui “gesti del potere”: in questo ambito talvolta il «racconto» del corpo va letto in chiave antifrastica.

E allora la retorica gestuale richiede una lettura smaliziata, perché in quel «teatrino» (per usare un’espressione un po’ banale) che è il dibattito politico,  la «rappresentazione» di sé può essere “deviante”.

È portato ad esempio un episodio ben noto della nostra politica recente, ovvero il battibecco fra Fini e Berlusconi nella direzione nazionale PDL 2010. Da una parte l’indice puntato di Fini (gesto che tipicamente caratterizza la «reazione aggressiva») nel momento in cui pronuncia le fatidiche parole «Che fai, mi cacci?»; dall’altro (Berlusconi) il congiungere pollice e indice, in un «ponte tra le dita» che rappresenta un «gesto dell’argomentazione e del dialogo».

Lo sviluppo successivo di quella vicenda politica (espulsione dell’«aggressore») mostrerà uno scenario a parti inverse.

L’osservazione della gestualità e delle sue implicazioni profonde parte da molto lontano, chiamando in causa anche il mondo antico, come nel capitolo intitolato: «Strascicare i nemici. Rileggendo Fortini». A metà degli anni ’60 Franco Fortini commenta una foto della guerra del Vietnam:

rappresentava un carro armato americano nel Vietnam; con la sua mole esso occupava quasi per intero il rettangolo dell’immagine. Dal carro armato una fune tesa verso lo spettatore strascicava per i piedi il corpo seminudo di un vietnamita. Lessi la pagina dell’Iliade (ovviamente il racconto del trascinamento del corpo di Ettore da parte di Achille – ndr).

Il capitolo è una rielaborazione di un articolo che Franzoni aveva già pubblicato su griseldaonline.

Forte! Merita di essere letto per intero (e non solo quel capitolo, vale la pena prendersi l’intero volume).

Claudio Franzoni, Da capo a piedi. Racconti del corpo moderno, Guanda 2013 (collana Biblioteca della Fenice), 240 pagine.


E infine una lettura più leggera, consolatoria e quasi “taumaturgica” nei momenti di sconforto di correzione dei compiti in classe di greco.

0408d519054cbf2438a1ceb071ca6495.image.127x180Esiste sia in cartaceo, sia in ebook (a meno di metà prezzo). Preferisco la versione più economica, visto che si tratta di uno “scacciapensieri” e niente di più…

“Pericle nell’era dello spread” è una divertente rassegna degli errori più spettacolari e fantasiosi commessi dagli studenti del liceo classico nella traduzione dal greco. Attraverso il racconto di episodi curiosi ci si propone di fornire ai più giovani utili indicazioni per la corretta e piena comprensione di un testo in greco e ai meno giovani l’opportunità di una piacevole immersione nel mondo degli ipertecnologici adolescenti del terzo millennio.

Segnalo che, nella pagina Facebook del Vocabolario di greco “Rocci” il volume viene promesso in regalo a coloro che inviano una propria foto con il Rocci (ricordarsi di indicare l’indirizzo per la spedizione…!).

Eleonora Mazzotti, Pericle nell’età dello spread, Dante Alighieri 2013 (PDF), 765,1 KB


2 Commenti a Sulla scrivania

  1. M. Antonella ha detto:

    Ho apprezzato l’articolo e lo condividerò con i miei alunni.
    A proposito della gestualità del potere …

    “…dall’altro (Berlusconi) il congiungere pollice e indice, in un «ponte tra le dita» che rappresenta un «gesto dell’argomentazione e del dialogo».”

    se non sbaglio Robert Harris in “IMPERIUM”, la biografia romanzata di Cicerone,
    racconta che questa, le braccia sollevate ed entrambe le mani con il pollice e l’indice congiunti, era la postura che assumeva l’oratore per attirare l’attenzione del pubblico, quando si accingeva a pronunciare un discorso.

    Strana coincidenza…
    Oppure scopriremo che è proprio Cicerone ad ispirare la facondia logorroica e demagogica di Berlusconi??? 😉

    • Roberto Rossi ha detto:

      Lascio a Claudio Franzoni la risposta:

      «si tratta di un gesto antichissimo e dalla valenza comunque positiva: congiungere il pollice all’indice, aprendo nel frattempo le dita restanti. Nella Roma di età imperiale Quintiliano lo considerava un atteggiamento tipico degli oratori; durante il mondo antico, per tutto il Medioevo e ben oltre, è stato il gesto del dibattito e della discussione».

      C’è qualcosa di animalesco e innato, nella capacità che hanno alcuni di adattare la gestualità alle esigenze comunicative. Di più non mi sentirei di dire…

      (P.S. ho tolto il filmato Youtube, che non mi sembrava del tutto pertinente)

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