Incontro con Stefanie e Martin West

Data: 3 ottobre 2011. Categorie: antropologia, convegno, epica, filologia classica, folklore, storiografia. Autore: Roberto Rossi

Con qualche mese di ritardo mi piace render conto di un interessantissimo “pomeriggio di studi” tenutosi a Parma il 16 maggio scorso, presso il Dipartimento di Filologia Classica, organizzato dall’infaticabile Gabriele Burzacchini, docente di Letteratura Greca.

Stephanie Roberta West, relazione "Herodotus on Libya"

Sono stati ospiti nientemeno che i coniugi Stephanie e Martin West. Più noto è lui, Martin Litchfield West, uno dei massimi studiosi del dopoguerra, autore di una imponente mole di lavori fondamentali (basti pensare – tanto per citarne uno a caso – ai suoi Iambi et elegi ante Alexandrum cantati, del 1971, su cui ancora si fonda la numerazione dei frammenti dei poeti giambici ed elegiaci). Una sua rapida bibliografia si può consultare su questo link: bibliografia di Martin West.

Ma anche la moglie, Stephanie Roberta West è nota agli studenti italiani, soprattutto per aver curato, insieme con A. Heubeck, il primo volume dell’Odissea della “Fondazione Lorenzo Valla” Mondadori (1981)

La si può contattare all’indirizzo dell’Università di Oxford.

Stephanie West ha tenuto una lezione in inglese sul tema: Herodotus on Libya.

Facendo riferimento al IV libro delle Storie, nel quale Erodoto si interessa dei diversi popoli dell’Africa del Nord (la designazione “Libia” indica un’area ben più estesa di quella indichiamo noi con tale nome), la studiosa ha passato in rassegna i vari elementi che caratterizzano l’indagine geo-antropologica di Erodoto: dall’aspetto fisico della regione, alla popolazione (agricoltori, pastori e nomadi), con indicazioni le coltivazioni, la fauna, la vegetazione.

Emerge l’interesse per le singole popolazioni indigene distribuite in tribù, le popolazioni delle oasi che vivono in tende (gente e animali del “popolo delle carovane”), di cui lo storico ha cercato di offrire un catalogo sistematico.

Non sono mancate indicazioni su particolarità etnografiche quali i costumi sessuali improntati alla massima libertà, usi alimentari (la dieta a base di locuste…), matrimoniali e religiosi (con particolare attenzione a divinazioni e usanze funerarie).

Insomma una disamina della parte finale del IV libro di Erodoto interessante sotto il profilo storico, etnografico e letterario.
Erodoto parlava per notizia diretta, o avrà attinto da fonti orali? La West propende per la diretta esperienza.

È stato poi il turno del marito Martin West, che ha tenuto una lezione (in italiano!) dal titolo: Odisseo deviato. Fin dalla premessa egli ha motivato la scelta del tema con il fascino e l’interesse sempre crescente che esercitano su di lui i poemi omerici, soprattutto per quanto riguarda l’«anatomia» di queste opere.

Martin Lietchfield West sta per iniziare la sua lezione

Martin Lietchfield West sta per iniziare la sua lezione

Nel suo volume recente The Making of the Iliad, West ha cercato di dimostrare come il poema non fu composto in modo lineare, come noi lo leggiamo, ma venne rimodellato a più riprese, partendo da un testo ben più compatto rispetto a quello che abbiamo noi, con inserzione di episodi secondari, alcuni dei quali ricavati da altre fonti presenti al suo patrimonio orale.

In Odissea, invece – secondo West – il poeta, più che aggiungere nuovi particolari, avrebbe mutato il proprio orizzonte, e questo spiegherebbe alcune delle incongruenze che si incontrano nel poema.

Omero attinge al patrimonio folklorico, utilizzando il motivo noto come il “Ritorno del Marito“, che presenta alcuni tratti caratteristici:

1. un eroe si trova lontano da casa per un lungo periodo di tempo;
2. la moglie è in procinto di sposare qualcun altro;
3. l’eroe lo viene a sapere e decide il ritorno;
4. l’eroe sconfigge i rivali con una prova di valore e ottiene in premio il recupero della sua posizione.

Questo schema si sarebbe poi arricchito, intrecciandosi con saghe e racconti via via più articolati, sull’asse dell’avventura.

West ha cercato di ricostruire la stratificazione compositiva, partendo dall’osservazione di alcune “stranezze” narrative: ad esempio il non necessario indugio di sette anni presso Calipso (come mai gli dei impiegano così tanto tempo prima di decidere di liberarlo?); oppure la geografia del viaggio, che risulta a dir poco incongrua.

Alla fine lo studioso ipotizza una strutturazione del poema in 4 fasi:

1. Proto-Odissea: racconti popolari incentrati sul “Ritorno del Marito” e sull’inganno del “Gigante Monocolo” (Polifemo) da inserire nel contesto di vicende epiche: viene scelto Odisseo in quanto considerato l’eroe più adatto a tale operazione. D’altra parte la vicenda con Polifemo necessitava di essere ampliata e arricchita con altre avventure. Questo costituirebbe comunque il nucleo primario.

2. Inserimento di avventure e contrattempi che fanno ritardare l’eroe per tanti anni: Ciclope, Egitto, Mediterraneo orientale, poi a ovest, fino alla figlia di Atlante (Circe), presso l’ombelico del mare (a cui l’eroe arriva da solo), poi ritorno a Itaca passando da Scheria e dalla Tesprozia, per consultare l’oracolo (questa fase prevederebbe tre anni di peregrinazioni).

Clitennestra accoglie Agamennone (bozzetto per la rappresentazione di Oresteya di S. I. Taneyev, Mosca 1917-18)

3. Le vicende del ritorno di Odisseo vengono poi collegate a quelle di altri eroi e in particolare al ritorno di Agamennone, con cui ha elementi di confronto (Penelope moglie fedele contro Clitennestra moglie fedifraga; i figli di entrambi gli eroi – Telemaco e Oreste – come esempi di lealtà nei confronti del padre). In questo caso però c’è il problema di Menelao, il fratello, nel momento dell’uccisione di Agamennone: perché non interviene? Questo induce il poeta ad ampliare le peregrinazioni di Menelao (sette anni), per farlo tornare dopo l’assassinio di Agamennone. Menelao vagherebbe nel Mediterraneo orientale, facendo “deviare” Odisseo verso occidente e aumentando da tre a dieci anni l’estensione delle sue peregrinazioni (Odisseo deve tornare dopo Menelao, da qui la sosta di sette anni presso Calipso)

4. Nella redazione definitiva si sarebbero inseriti episodi della saga argonautica (i Lestrigoni, Circe, Ade, le Sirene, le Simplegadi e la Mandria del Sole), con il risultato di mandare a monte la congruenza del quadro geografico, ma arricchendo la narrazione di avventure piene di fascino.

L’evoluzione di Odissea avviene in un fermento di idee che la mutarono e alla fine si ha la sensazione che non tutto sia stato ben rimodulato, con un’impressione finale di imperfezione, che ha comunque una grande forza di rappresentazione. La sensazione è di dare una sbirciata nel “laboratorio” del poeta.

L’intervento completo sarà pubblicato in un articolo del prossimo numero (2011) di “Eikasmós”, la rivista bolognese di filologia classica fondata da Enzo Degani.

2 Commenti a Incontro con Stefanie e Martin West

  1. […] Di questo secondo carme, che in parte si sovrappone col fr. 26 (sezioni sottolineate) proveniente da P.Oxy. 12131 fr. 16, presento, in attesa dell’edizione di D. Obbink, che apparirà su “ZPE” 189 (2014), una ricostruzione provvisoria (e largamente congetturale) per la quale molto mi sono giovato degli scambi di mail con Lucia Prauscello e Martin West. […]

  2. […] dall’Università di Parma nel 2011, di cui ho già avuto modo di parlare (vedi l’articolo Incontro con Stephanie e Martin West: è singolare osservare che quella da me scattata è una delle poche fotografie di West […]

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