Essere giovani in Grecia

Data: 14 luglio 2010. Categorie: antropologia, educazione, folklore. Autore: Roberto Rossi

Breve excursus sulla παιδεία fra Atene e Sparta


Nelle diverse poleis le leggi ed i costumi erano differenti e differente era anche il modo in cui si diventava cittadini, cioè il percorso di formazione che i giovani dovevano compiere per giungere a ricoprire quel privilegiato ruolo sociale cui la loro nascita li aveva destinati.

Se scendiamo nel particolare e osserviamo i due modelli “di riferimento”, vedremo che i processi educativi si distinguevano già nel nome perché, se il programma ateniese era universalmente conosciuto come παιδεία, a Sparta si parlava piuttosto di ἀγωγή, e la diversa terminologia può suggerire la differenza di tenore.

La παιδεία era un progetto di educazione/istruzione fisica, culturale e psicologica, che doveva garantire l’armonica partecipazione dell’individuo al consorzio sociale, previa la consapevole interiorizzazione dei valori universali dell’ethos ateniese.

Al centro è il παῖς, che concluderà la sua formazione con un biennio di efebia, preparandosi ai compiti militari dell’oplita: il futuro cittadino insomma doveva dimostrare di condividere l’ideologia della polis e di potersi assumere doveri e responsabilità nei confronti della collettività, come contropartita di quei diritti di cui avrebbe goduto.

Ma fino all’efebia, per diciotto anni dunque, ogni famiglia aveva assoluta libertà di scegliere maestri e percorsi, naturalmente anche in base alla propria disponibilità economica.

Degas, Giovani spartane

L’ άγωγή spartana era intesa piuttosto come una “marcia militare” forzata che i bambini e i giovani dovevano compiere per abituarsi a serrare i ranghi da coraggiosi e obbedienti soldati; significativamente il termine ha anche questa accezione.

Al centro c’è Sparta, la guida cui conformarsi per essere davvero uguali: i piccoli spartiati dovevano sicuramente trovare una grande forza fisica e morale per resistere alle prove, imitando l’esempio dei migliori e dei più grandi, fino all’iniziazione vera e propria che era costituita da prove di coraggio e di resistenza. L’ἀγωγή spartana probabilmente rispecchiava la formula più antica di formazione greca, irrigidita tuttavia dal conservatorismo tipico della città: lo stato, infatti, letteralmente controllava e assumeva la “proprietà” del bambino dai sette anni fino alla sua morte.

Comunque si articolasse il processo, in entrambi i casi l’educazione era una questione di Stato: infatti lo spirito di appartenenza era un pilastro fondamentale dell’ordinamento delle poleis e l’individuo era inglobato in un insieme di norme che ne costituivano la vera identità. Il πολίτης, cioè il soggetto di diritto, derivava la sua stessa esistenza dalla πόλις, al di fuori della quale era solo un mondo di sudditi e oggetti di potere altrui.

Per approfondire l’argomento, un interessante articolo sull’educazione nel mondo greco antico è disponibile nel blog di Raffaele Langone.

Tags:
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: