Ce ne corre tra il bicchiere e la punta del labbro

Data: 8 luglio 2010. Categorie: antropologia, folklore, testo d'autore, versioni. Autore: Roberto Rossi
Giocatore di cottabo (Louvre)

Giocatore di cottabo (Louvre)

Suona forse un po’ più raffinato, ma in sostanza è un proverbio molto simile al «non dire gatto se non ce l’hai nel sacco», di trapattoniana memoria…

Protagonista è un certo Anceo, figlio di Posidone e di Astifalea, fondatore della città di Samo, nell’isola omonima e sovrano dei Lelegi (fra le altre sue referenze, partecipò alla spedizione degli Argonauti e dopo la morte di Tifi, venne eletto timoniere al suo posto).

La sua morte è collegata con il proverbio che recita: πολλὰ μεταξὺ πέλει κύλικος καὶ χείλεος ἄκρου «ce ne corre tra la coppa e l’estremità del labbro», a noi pervenuto grazie al grammatico Zenobio (età adrianea), autore della più importante raccolta di proverbi che ci sia giunta dall’antichità greca.

Dunque Anceo, mentre stava piantando una vite nel suo vigneto, venne colpito dalla profezia di un indovino: «Tu non berrai mai il vino di questa vite!».

Trascorso del tempo, la vigna produsse uva abbondante, ci fu la vendemmia e dopo la pigiatura dei grappoli maturi, il vino era pronto nel «ribollir de’ tini» (come direbbe Carducci). I servi accorrono per informare il loro signore che il vino era pronto. Anceo allora si riempie una coppa di quel vino e – mandato a chiamare l’indovino – comincia a farsi beffe di lui e della sua profezia di malaugurio.

Ma quello, impassibile: «Ce ne corre, tra la coppa e la punta del labbro!».

E infatti, a questo punto entrano affannati i servi e annunciano: «Padrone, un cinghiale selvatico si è scatenato nella nostra vigna!». Deposta la coppa senza nemmeno aver assaggiato il vino, Anceo afferra un giavellotto e si precipita fuori; ma il cinghiale, balzato all’improvviso fuori da una radura dov’era nascosto, assale Anceo uccidendolo.

Il nostro proverbio  risale probabilmente ad Aristotele, ma sembra avere origine popolare e folklorica, attestato anche nel mondo latino (Catone il Censore, presso Gellio XIII 18, 1: inter os atque offam multa intervenire possunt: «fra bocca e focaccia molte cose possono accadere») e il nostro «dalla mano alla bocca spesso si perde la zuppa».

Questo è il testo tramandato da Zenobio, in una forma leggermente diversa da come l’abbiamo raccontato (la traduzione è di F. P. Bianchi, in I proverbi greci, a cura di E. Lelli, Rubbettino Editore 2006, p. 215):

‹Πολλὰ μεταξὺ πέλει κύλικος καὶ χείλεος ἄκρου:› παροιμία λεχθεῖσα ἐξ αἰτίας τοιαύτης·  Ἀγκαῖος παῖς Ποσειδῶνος φυτεύων ἀμπελῶνα βαρέως ἐπέκειτο τοῖς οἰκέταις. Εἷς δὲ τῶν οἰκετῶν ἔφη, μὴ μεταλήψεσθαι τὸν δεσπότην τοῦ καρποῦ. Ὁ δὲ Ἀγκαῖος ἐπειδὴ ὁ καρπὸς ἐφθάκει, χαίρων ἐτρύφα, καὶ τὸν οἰκέτην ἐκέλευσε κεράσαι αὐτῷ. Μέλλων δὲ τὴν κύλικα προσφέρειν τῷ στόματι, ὑπεμίμνησκεν αὐτὸν τοῦ λόγου· ὁ δὲ ἔφη τὸν εἰρημένον στίχον. Τούτων ἔτι λεγομένων οἰκέτης ἦλθεν ἀπαγγέλλων, ὡς ὑπερμεγέθης σῦς τὸν ὄρχατον λυμαίνεται. Ὁ δὲ Ἀγκαῖος ἀποβαλὼν τὴν πόσιν ἐπὶ τὸν σῦν ὥρμησε καὶ πληγεὶς ὑπ’ αὐτοῦ ἐτελεύτησεν. Ὅθεν ἡ παροιμία.

«Ce ne corre tra la coppa e la punta del labbro: proverbio nato per questo motivo: Anceo, figlio di Poseidone, coltivando un vigneto incalzava pesantemente i servi. Uno di essi disse: “spero che il padrone non si goda il frutto”. Anceo, dopo che l’uva maturò, festeggiò contento ed ordinò al servo di mescergli il vino. Quando stava per avvicinare la coppa alla bocca, gli ricordò del detto e il servo lo ripeté; improvvisamente giunse un altro servo annunciando che un cinghiale grandissimo distruggeva i filari. Anceo, posata la coppa, si slanciò contro il cinghiale e fu ferito mortalmente. Di qui il proverbio».

Dopo aver proposto questa versione della vicenda, Zenobio cita l’interpretazione di Dionisio il Trace, grammatico del II secolo d.C., secondo cui il detto farebbe riferimento a un momento dell’Odissea, quando Antinoo, uno dei pretendenti di Penelope, viene trafitto dalle frecce di Odisseo proprio mentre stava accostando la coppa alle labbra:

Διονύσιος δέ φησιν εἰρῆσθαι αὐτὴν ἀπὸ τῆς Ἀντινόου μνηστευσαμένου τὴν Πηνελόπην συμφορᾶς. Προσαγόμενος γὰρ τὸ ἔκπωμα ἐτελεύτησε τοξευθεὶς παρὰ τοῦ Ὀδυσσέως.

«Dionisio dice che è stato detto dalla sciagura di Antinoo che corteggiava Penelope. Infatti, avvicinata la tazza, morì colpito da una freccia scagliata da Odisseo».

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